Ottobre 2019

Oggetto: Quesito in materia di prestazione per premorienza dell’aderente.

(lettera inviata a un fondo pensione preesistente)

Si fa riferimento alla richiesta di parere in oggetto, con la quale codesto Fondo ha rappresentato le peculiarità del modello gestionale utilizzato, precisando di aver adottato una gestione di carattere assicurativo che si avvale, per la gestione degli attivi, di una convenzione di Ramo I; è inoltre riferito che, al fine di assicurare l’erogazione del riscatto per premorienza dell’aderente, l’impresa di assicurazioni convenzionata adotta, per la gestione delle masse contributive, una tariffa di “Assicurazione di capitale differito con controassicurazione a premio unico con rivalutazione annuale del capitale” abbinata a una gestione separata.

Codesto Fondo precisa inoltre che, in conseguenza dell’adozione di tale tariffa e per effetto delle variabili tecniche ivi previste, si determina, di solito, una differenza in peius, anche sostanziale, tra la prestazione che percepirebbero gli aventi diritto (soggetti designati dall’iscritto o eredi) in caso di premorienza dell’assicurato (c.d. prestazione morte) e la prestazione a cui avrebbe diritto l’assicurato in caso di cessazione del rapporto contrattuale in vita (c.d. prestazione vita).

Il quesito riguarda, pertanto, la legittimità delle diverse regole di determinazione, da parte dell’impresa di assicurazione, da un lato, della prestazione in caso di vita dell’assicurato alla scadenza del contratto e dall’altro, della prestazione in caso di decesso dell’assicurato nel corso della durata contrattuale della convenzione.

Circa tale situazione viene chiesto se la contemporanea sussistenza di due diverse modalità di calcolo delle prestazioni, a seconda dello stato in vita o della morte dell’aderente, sia conforme al Decreto lgs. 252/2005.

Sotto il profilo normativo, si evidenzia che nell’ambito del Decreto lgs. 252/2005 l’espressione “posizione individuale maturata” è presente in molte previsioni. Ai fini che qui rilevano si ricordano l’art. 11, comma 7, che regola le anticipazioni, l’art. 14, comma 2, che disciplina le opzioni esercitabili ove vengano meno i requisiti di partecipazione alla forma pensionistica, l’art. 14, comma 3, che disciplina il riscatto per premorienza e l’art. 14, comma 6, che contiene norme in tema di trasferimenti.

L’orientamento seguito per i fondi pensione a contribuzione definita di nuova costituzione è quello di ritenere che il concetto di “posizione individuale maturata” sia da intendersi in modo omogeneo, senza distinzioni in base al tipo di prestazione erogabile o di categoria di soggetto istante (iscritto o soggetti terzi). Ciò porta a considerare che la posizione oggetto di prestazione, sia in caso di vita che in caso di decesso dell’aderente, debba essere unitaria. E questo ancorché non vi sia nel Decreto lgs. 252/2005 un espresso chiarimento sul punto.

Tale principio è stato esplicitato dalla COVIP nello Schema di Statuto dei fondi pensione negoziali (cfr. Deliberazione COVIP del 31 ottobre 2006 relativa agli schemi di statuto, di regolamento e di nota informativa). Il concetto di posizione individuale è stato, infatti, definito univocamente dalla COVIP nell’art. 9 dello Schema di Statuto, che costituisce un punto di riferimento anche per i fondi pensione preesistenti. Il concetto di posizione individuale viene poi richiamato dai successivi articoli relativi alla disciplina delle prestazioni (artt. 10, 12 e 13 dello stesso Schema).

Nel citato art. 9 si chiarisce che “la posizione individuale consiste nel capitale accumulato di pertinenza di ciascun aderente, è alimentata dai contributi netti versati, dagli importi derivanti da trasferimenti da altre forme e dai versamenti effettuati per il reintegro delle anticipazioni percepite, è ridotta da eventuali riscatti parziali e anticipazioni e che viene rivalutata in base al rendimento dei comparti”.

Va poi considerato che, in tale ambito, si possono anche verificare situazioni nelle quali l’importo erogato sia differente a seconda delle prestazioni. La posizione individuale può essere infatti integrata da garanzie di risultato (capitale o capitale e rendimento minimo), le quali, qualora previste, devono riguardare quantomeno i seguenti eventi: a) prestazione pensionistica; b) decesso; c) invalidità permanente che comporti la riduzione della capacità lavorativa a meno di un terzo.

L’impostazione adottata per i fondi di nuova istituzione prevede quindi che l’ammontare liquidato sia almeno pari alla posizione individuale maturata, che considera i versamenti effettuati e i rendimenti realizzati, a prescindere dall’evento che origina la prestazione. Alla posizione individuale possono poi aggiungersi, laddove previste, delle garanzie, di tipo assicurativo o finanziario, che possono incrementarne il valore.

A seguito dell’equiparazione di tutte le forme di previdenza complementare di nuova istituzione, effettuata dal Decreto lgs. 252/2005, anche al fine di agevolare una effettiva confrontabilità delle stesse, tale impostazione, già adottata per i fondi pensione negoziali e per i fondi pensione aperti, è stata sostanzialmente replicata anche nei PIP che in precedenza presentavano, in un numero significativo di casi, una diversa modalità di determinazione delle prestazioni da liquidare, in analogia alle modalità adottate nelle polizze assicurative collettive stipulate dai fondi pensione preesistenti.

L’art. 9 dello Schema di Regolamento dei PIP chiarisce infatti cosa debba intendersi per posizione individuale; ciò, avuto riguardo sia ai PIP attuati mediante contratti di Ramo I che a quelli attuati mediante contratti di Ramo III.

Premesso tutto quanto sopra, si hanno presenti le peculiarità dei modelli gestionali adottabili dai fondi pensione preesistenti i quali, per espressa previsione del DM 10 maggio 2007, n. 62, possono continuare a gestire le risorse mediante convenzioni assicurative di Ramo I, III e V, non consentite ai fondi pensione negoziali di nuova istituzione. Tale possibilità rende ovviamente necessario adattare i principi generali più sopra richiamati alle tecnicalità che accompagnano detti modelli. Si ha altresì presente che i parametri economico-finanziari che caratterizzano i contratti assicurativi tradizionali, e primariamente i tassi tecnici utilizzati nella determinazione delle prestazioni, hanno avuto negli anni un andamento notevolmente decrescente, rendendo oggi più agevolmente percorribile la strada dell’avvicinamento delle forme pensionistiche preesistenti con gestione assicurativa ai principi vigenti per i fondi di più recente istituzione, nella materia che qui occupa, della quantificazione della posizione individuale.

Alla luce delle considerazioni effettuate, si ritiene che eventuali differenziazioni delle modalità di calcolo della posizione individuale maturata, in ragione delle diverse prestazioni erogate, ancora presenti in alcuni fondi pensione preesistenti, vadano oramai superate in un’ottica di maggiore uniformità ai principi della più recente normativa di settore (oggi contenuta nel Decreto lgs. 252/2005), allineando quindi il valore di riscatto in caso di premorienza e il valore della posizione maturata esigibile dall’aderente, salvo il caso in cui siano previste garanzie che incrementino la consistenza delle posizioni.

Ciò premesso, si ritiene che non sia più possibile stipulare convenzioni assicurative che prevedono la differenziazione della posizione individuale relativamente alle varie prestazioni erogate.

Si invita, quindi, codesto Fondo a conformarsi a quanto sopra rappresentato relativamente ai nuovi versamenti contributivi ovvero, al più tardi, in sede di rinnovo della convenzione assicurativa in essere. Nelle more di tale adeguamento, si rappresenta l’esigenza che sia data evidenza nelle comunicazioni periodiche delle differenze tra gli importi delle prestazioni, specificandone anche le ragioni.

Il Presidente

Aprile 2016

Oggetto: Quesito in materia di riscatto della posizione individuale in caso di morte dell’aderente

(lettera inviata a un fondo pensione preesistente)

Si fa riferimento alla richiesta di parere del …… con la quale codesto Fondo, avente natura di forma pensionistica collettiva a contribuzione definita, ha chiesto chiarimenti in materia di esercizio della facoltà di riscatto della posizione individuale in caso di decesso dell’aderente, prevista dall’art. 14, comma 3, del d.lgs. n. 252 del 2005.

Com’è noto il citato art. 14, comma 3, prevede che in caso di morte dell’aderente prima della maturazione del diritto alla prestazione pensionistica l’intera posizione individuale maturata è riscattata dagli eredi ovvero dai diversi beneficiari dallo stesso designati. In mancanza di tali soggetti, la posizione, limitatamente alle forme pensionistiche complementari individuali, viene devoluta a finalità sociali secondo le modalità stabilite con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, mentre per le forme pensionistiche collettive resta acquisita al fondo pensione.

Con riferimento a detta previsione, codesto Fondo si interroga sulla prassi da porre in essere a fronte del mancato esercizio del diritto di riscatto in parola da parte degli eredi o dei diversi beneficiari designati dall’iscritto e sui termini e sulle modalità di acquisizione, da parte delle forme pensionistiche collettive, delle posizioni degli aderenti.

Preliminarmente si rileva che il diritto di riscatto della posizione individuale da parte degli eredi o dei diversi beneficiari designati, di cui all’art. 14, comma 3, del d.lgs. n. 252 del 2005, è da intendersi soggetto, trattandosi di prestazione da erogarsi in unica soluzione, alla prescrizione ordinaria decennale di cui all’art.2946 c.c. La predetta prescrizione decorre, ai sensi dell’art. 2935 del c.c., dal giorno in cui il diritto può essere fatto valere, ossia dalla data di decesso dell’iscritto.

Secondo il consolidato orientamento della Corte di Cassazione, l’impossibilità di far valere il diritto, che il citato art. 2935 c.c. considera come fatto impeditivo della decorrenza della prescrizione, è solo quella derivante da cause giuridiche che ostacolino l’esercizio del diritto, come l’apposizione di termini o condizioni.

Viceversa, in base a tale orientamento, l’impossibilità di far valere il diritto non comprende anche gli impedimenti soggettivi o gli ostacoli di mero fatto, per i quali il successivo art. 2941 c.c. prevede solo specifiche e tassative ipotesi di sospensione. Tra le cause di sospensione della prescrizione ivi previste non rientra, infatti, l’ignoranza da parte del titolare del fatto generatore del suo diritto, né il dubbio soggettivo sulla esistenza di tale diritto, salvo l’ipotesi di dolo del debitore.

A rigore, dunque, gli eredi o beneficiari designati dagli iscritti, ignari dell’esistenza del loro diritto di credito verso le forme pensionistiche, non potrebbero invocare tale circostanza a giustificazione del mancato esercizio del diritto nei termini, salva l’ipotesi di dolo da parte dei fondi stessi.

Ciò premesso, si richiama l’attenzione di codesto Fondo sull’opportunità che in caso di acquisizione della notizia del decesso dell’iscritto, siano adottati, ove possibile, comportamenti tendenzialmente volti alla salvaguardia dell’utilità altrui, consistenti nell’informare per tempo gli eredi e i beneficiari designati dell’esistenza del credito, avvisandoli del termine di prescrizione del loro diritto.

Più in generale, è buona prassi dotarsi di procedure idonee ad accertare l’esistenza in vita degli iscritti in ordine ai quali non affluiscano versamenti da tempo prolungato, prima della scadenza dei dieci anni dall’ultimo versamento ricevuto. L’iscritto infatti potrebbe aver semplicemente sospeso i versamenti o perso i requisiti di partecipazione, con ciò mantenendo intatte tutte le prerogative nascenti dall’iscrizione.

Da ultimo, si fa presente che l’eventuale acquisizione delle posizioni individuali degli aderenti da parte di codesto Fondo, ai sensi dell’art. 14, comma 3, del d.lgs. n. 252 del 2005, darà luogo ad un accrescimento delle posizioni degli altri iscritti.

Il Presidente f.f.

Ottobre  2009

Oggetto: Premorienza e rinuncia all’eredità.

(lettera inviata ad una società istitutrice di un fondo pensione aperto)

Si fa riferimento alla nota del… con la quale è stato posto un quesito in materia di riscatto per premorienza. Il quesito attiene all’individuazione del soggetto legittimato ad esercitare il diritto di riscatto per premorienza nel caso in cui non sia stato designato un beneficiario e gli eredi abbiano rinunciato all’eredità.

Al riguardo, si rileva che negli Orientamenti COVIP del 14 luglio 2008 è stato, tra l’altro, chiarito che il diritto alla posizione individuale da riscattare, in caso di premorienza, è da intendersi acquisito a titolo proprio (c.d. “iure proprio”) e non già a titolo di successione (c.d. “iure hereditatis”) e che tale qualificazione riguarda tutti coloro che sono legittimati ad esercitare tale diritto, siano essi i soggetti designati che gli eredi dell’iscritto.

Alla luce delle predette considerazioni, si ha che la rinuncia all’eredità non comporta automaticamente la rinuncia all’esercizio della facoltà di riscattare la posizione di previdenza complementare dell’aderente, in quanto la rinuncia attiene unicamente al rapporto di natura successoria determinato dalla morte del de cuius, mentre il diritto al riscatto per premorienza è autonomo e non derivato da quello dell’iscritto.

L’indicazione, contenuta nell’art.14, comma 3 del d.lgs.252/2005, degli eredi quali soggetti legittimati a riscattare la posizione dell’iscritto, in mancanza di designati, non vale, dunque, ad assoggettare il rapporto alle regole della successione ereditaria, atteso che tale norma concreta una mera indicazione del criterio per la individuazione dei beneficiari, i quali sono coloro che rivestono, al momento della morte dell’iscritto, la qualità di chiamati all’eredità, senza che rilevi la (successiva) rinunzia o accettazione dell’eredità da parte degli stessi.

Una conferma indiretta di tale ricostruzione deriva dalla giurisprudenza prevalente in tema di contratto di assicurazione sulla vita con designazione di un terzo beneficiario. In questo caso, al pari del riscatto per premorienza, il beneficiario designato acquista un diritto proprio derivante dal contratto assicurativo. Al riguardo, la giurisprudenza ha chiarito che l’eventuale designazione dei terzi beneficiari con la categoria degli eredi non comporta l’assoggettamento del relativo rapporto giuridico alla disciplina della successione ereditaria, non assumendo così rilievo un’eventuale rinunzia all’eredità.

Stante quanto sopra, si ritiene che il dubbio sollevato…, se cioè l’accettazione dell’eredità sia condizione imprescindibile per l’esercizio del diritto di riscatto da parte dell’avente titolo che non sia il soggetto designato, vada sciolto in senso negativo. La rinuncia all’eredità non preclude l’esercizio del diritto di riscatto per premorienza e, a maggior ragione, tale preclusione non sussiste nel caso di mancata accettazione di eredità, sempre possibile nel termine di prescrizione decennale.

Il Presidente

Giugno 2003

Oggetto: Quesiti relativi alla disciplina applicabile in caso di morte dell’iscritto verificatasi dopo la richiesta della prestazione pensionistica di vecchiaia ed in tema di anticipazione per l’acquisto della prima casa di abitazione.

(lettera inviata ad un fondo pensione preesistente)

Si fa riferimento alle note del …., con le quali si richiedevano dei pareri in merito alle due questioni di cui all’oggetto.

La prima richiesta di parere si riferisce all’individuazione della disciplina da applicare nell’eventualità che un iscritto, avendo maturato i requisiti per il pensionamento di vecchiaia ed avendo, altresì, presentato la relativa domanda di erogazione della prestazione pensionistica, deceda prima che il Fondo termini la relativa attività liquidativa.

Nel caso di specie, prima del decesso, l’iscritto aveva provveduto – cessato il rapporto di lavoro – a sottoscrivere l’opzione per la liquidazione della prestazione in capitale.

Dunque non solo erano maturate le condizioni di accesso alla prestazione pensionistica, ma erano state compiute già tutte le scelte atte a rendere concreto ed attuale il diritto alla prestazione, con individuazione anche delle modalità di erogazione della stessa.

Ciò posto, si ritiene che, nella specifica ipotesi prospettata, la morte sia intervenuta in un momento successivo al perfezionamento della fattispecie previdenziale; di conseguenza, si reputa possa trovare applicazione la normativa civilistica in tema di successione.

La seconda richiesta di parere verte in materia di anticipazione sulla posizione maturata, giustificata dall’esigenza dell’iscritto di acquistare, per sé o per i figli, la prima casa di abitazione.

Nel merito, si richiede se sia legittima la pretesa di codesto Fondo di chiedere all’iscritto il certificato di residenza anagrafica, che attesti che l’avente diritto all’anticipazione – o il figlio dello stesso – risieda effettivamente nella casa acquistata.

La scrivente Commissione, nell’orientamento in materia di anticipazioni agli iscritti, del 16 ottobre 2002, ha già provveduto a fornire – per quanto di propria competenza – indicazioni di ordine generale sul tema, specificando altresì che, nel rispetto del dettato normativo, è rimessa ai fondi pensione la valutazione delle modalità concrete attraverso le quali pervenire alla concessione dell’anticipazione, purché le stesse non rendano, di fatto, difficilmente fruibile il relativo beneficio.

In linea di principio, si ravvisa comunque l’esigenza di sottolineare che può essere considerata favorevolmente l’adozione di criteri atti a consentire una rigorosa valutazione circa l’effettiva destinazione all’acquisto di “prima casa di abitazione” di somme che, in linea generale, sono state accantonate per finalità previdenziali.

Con tale precisazione, la scrivente Commissione ritiene che nel caso prospettato sia possibile rimettere al prudente e rigoroso apprezzamento dei responsabili di codesto Fondo la scelta in merito alla documentazione da produrre a sostegno ed integrazione della richiesta di anticipazione.

Il Presidente

Settembre 2002

Oggetto: Riscatto della posizione individuale in caso di decesso prima del raggiungimento dell’età pensionabile – titolarietà.

(lettera inviata ad un fondo pensione preesistente)

Si fa riferimento alla nota del …, con la quale codesto Fondo ha chiesto un parere in ordine alla legittimità del rinvio, contenuto nell’art. … dello statuto, alla disciplina recata dall’art. 2122 c.c. , ai fini dell’individuazione dei soggetti aventi titolo al riscatto della posizione individuale dell’iscritto, in caso di premorienza dello stesso.

Come noto, l’art. 10, comma 3-ter del decreto lgs. 124/1993, così come modificato dalla l. 335/1995 e dalla l. 144/1999, indica nel coniuge, ovvero nei figli, ovvero nei genitori se viventi e a carico, i soggetti legittimati a riscattare dal fondo pensione la posizione individuale del lavoratore (comprensiva dei contributi del datore e de lavoratore, nonché delle quote di TFR) in caso di decesso prima del raggiungimento dell’età pensionabile. In mancanza di tali soggetti o di diverse disposizioni del lavoratore, la posizione rimane acquisita al fondo pensione.

L’art. 2122 c.c. , avuto sempre riguardo all’ipotesi del decesso del lavoratore in costanza del rapporto di lavoro subordinato, individua invece nel coniuge, nei figli e, se viventi e a carico, nei parenti entro il terzo grado e negli affini entro il secondo grado i soggetti a cui spettano talune attribuzioni patrimoniali connesse al rapporto di lavoro stesso, quali il TFR e l’indennità di mancato preavviso. In mancanza dei soggetti di cui sopra, le indennità spettano agli eventuali eredi testamentari (Corte cost. n. 8/1972) o agli eredi legittimi.

La disciplina di settore della previdenza complementare si differenzia, pertanto, dalla normativa codicistica dettata in materia di TFR (e di indennità di mancato preavviso).

Quanto sopra rilevato, in ordine alla categoria dei soggetti beneficiari, vale, inoltre, anche per il criterio di riparto degli importi tra gli aventi diritto; sotto quest’ultimo profilo, infatti, l’art. 10, comma 3-ter del decreto lgs. 124/1993 predetermina il criterio di ripartizione secondo una rigida graduazione dei beneficiari (l’utilizzo della congiunzione, con valore disgiuntivo, “ovvero” fa sì che la presenza del primo dei soggetti aventi titolo escluda gli altri, e così via), mentre l’art. 2122 c.c. , per converso, pone in astratto tutti i beneficiari sullo stesso piano, prescrivendo, poi, nel concreto, che la ripartizione delle indennità debba essere effettuata, salvo diverso accordo, secondo il bisogno di ciascuno.

Relativamente all’applicazione dell’art. 10, comma 3-ter del decreto lgs. 124/1993 ai fondi pensione preesistenti, è opportuno richiamare le considerazioni già espresse dalla Commissione nel documento approvato il 15 febbraio 2001 e recante “Orientamenti sulla disciplina dei trasferimenti, dei riscatti e delle anticipazioni con riferimento ai fondi pensione preesistenti”.

In tale contesto, la Commissione ha ritenuto, in generale, che le norme contenute nell’art. 10 siano state “dettate espressamente per i nuovi fondi pensione necessariamente caratterizzati dal rispetto dei criteri di corrispettività e informati al principio della capitalizzazione individuale”, fermo restando che le stesse esprimono comunque “dei principi fondamentali dell’ordinamento di settore”.

In particolare, sotto quest’ultimo profilo, è stato rilevato che “le previsioni del comma 3-ter dell’articolo 10 del decreto lgs. 124/1993 esprimano un principio generale volto a prefigurare la necessaria regolamentazione dell’ipotesi in esame” e che pertanto “i fondi preesistenti devono consentire per tali ipotesi, l’esercizio del diritto di riscatto nei termini indicati, prevedendo anche la facoltà del lavoratore di designare, per il caso di mancanza dei soggetti nominati (coniuge, figli, genitori a cario), un diverso beneficiario. In assenza di detti soggetti, la posizione rimarrà acquisita al fondo”.

Con riferimento, poi, alla “possibile peculiarità delle forme preesistenti, rispetto alle ordinarie regole di funzionamento dei fondi di nuova istituzione” ed, in special modo ai “regimi che presentino caratteri solidaristici” è stato ammesso il mantenimento, ove già presenti negli statuti in vigore, di regole statutarie che siano ispirate a criteri di natura tipicamente previdenziale (ad esempio facendo riferimento a pensioni indirette regolate secondo i criteri previsti per il caso di premorienza nel regime AGO). Anche in tali casi sarà tuttavia opportuno avere presenti le categorie di beneficiari indicati nel citato art. 10, comma 3-ter, come possibili destinatari delle facoltà di riscatto in assenza di altri superstiti individuati in base alle previgenti norme statutarie.

Tenuto conto delle considerazioni complessivamente rappresentate nell’orientamento succitato e non ravvisandosi, nel caso di specie, peculiarità tali da giustificare una deroga ai principi dell’ordinamento di settore, si ritiene, pertanto, che debba provvedersi ad adeguare la disciplina statutaria di codesto Fondo alle disposizioni previste dall’art. 10 comma 3-ter.

Il Presidente

Febbraio 2001

Oggetto: Chiarimenti in merito alla disciplina prevista dall’art. 10, comma 3-ter, del d.lgs. n. 124/93) .

(lettera inviata ad un fondo pensione preesistente)

Con nota del … codesto Fondo ha posto all’attenzione della Commissione alcuni quesiti in merito alla disciplina contenuta nell’art. 10, comma 3-ter, del d.lgs. n. 124/93.

In particolare si è chiesto di conoscere se le norme sulla premorienza siano applicabili anche agli iscritti in data anteriore al 28 aprile 1993 (“vecchi iscritti”); inoltre, con riferimento all’interpretazione dell’articolo in oggetto, si è chiesto se gli aventi diritto alla prestazione in esso individuati siano ordinati secondo un criterio preferenziale e se le disposizioni testamentarie dell’iscritto possano essere considerate quali “diverse disposizioni del lavoratore”, in modo da ripartire la posizione tra tutti gli eredi testamentari, anche in presenza dei soggetti indicati nel citato comma 3-ter dell’art. 10.

Riguardo al primo quesito, relativo all’ambito di applicazione del citato art. 10, si reputa utile trasmettere il documento approvato dalla Commissione il 15 febbraio u.s. , che fornisce orientamenti in materia di disciplina dei trasferimenti, riscatti e anticipazioni con riguardo ai fondi preesistenti.

Il citato documento contiene anche indicazioni circa l’applicazione dell’art. 10, comma 3-ter, alle forme pensionistiche preesistenti, che si ritiene possano costituire utile guida nelle valutazioni da compiersi da parte degli organi di codesto Fondo nel definire le regole da applicarsi per il caso di decesso del lavoratore iscritto al fondo prima del conseguimento della prestazione pensionistica.

Con l’occasione si reputa, inoltre, opportuno precisare, in relazione al significato da attribuire alle disposizioni del citato art. 10, comma 3-ter che, quanto agli aventi diritto, la congiunzione “ovvero” tra i beneficiari individuati nell’articolo porta a ritenere che il comma in parola stabilisca un ordine preferenziale tra i soggetti indicati, cosicché la presenza del coniuge superstite esclude il diritto dei figli, quella dei figli in assenza del coniuge esclude il diritto degli ascendenti e così via.

Ciò vale, in ultimo, anche per le “diverse disposizioni del lavoratore iscritto” che rilevano solo in caso di assenza del coniuge, dei figli e dei genitori a carico dell’iscritto e in mancanza delle quali la posizione resta acquisita al fondo pensione.

Il Presidente