Tabelle
| FPN | Ordinamento per numero Albo | xlsx | |
| Ordinamento per quota azioni | xlsx | ||
| FPA | Ordinamento per denominazione società | xlsx | |
| Ordinamento per quota azioni | xslx | ||
| PIP | Ordinamento per denominazione società | xlsx | |
| Ordinamento per quota azioni | xlsx |
Al fine di contribuire all’accrescimento dell’informazione e della trasparenza del sistema della previdenza complementare, vengono di seguito pubblicati i rendimenti dei fondi pensione negoziali, dei fondi pensione aperti e dei piani
individuali pensionistici attuati mediante contratti di assicurazione sulla vita (PIP).
I fondi pensione negoziali sono forme pensionistiche complementari costituite in base all’iniziativa delle parti sociali, regolamenti aziendali, accordi fra lavoratori autonomi o liberi professionisti promossi dai sindacati o dalle associazioni di categoria. Nel settore del lavoro dipendente, i fondi pensione negoziali sono rivolti ai lavoratori appartenenti ad aziende, gruppi di aziende o enti, settori o categorie o comparti per i quali trova applicazione il contratto collettivo o l’accordo stipulato. A questa tipologia appartengono anche i fondi pensione cosiddetti territoriali, istituiti cioè in base ad accordi tra datori di lavoro e lavoratori appartenenti a una determinata zona o area geografica.
I fondi pensione aperti sono forme pensionistiche complementari istituite da banche, SGR, SIM e imprese di assicurazione. Sono rivolti, in linea di principio, a tutti i lavoratori; l’adesione è consentita sia su base collettiva sia su base individuale, anche a soggetti che non svolgono attività di lavoro.
I PIP sono forme pensionistiche complementari realizzate attraverso contratti di assicurazione sulla vita. L’adesione è consentita solo su base individuale, anche soggetti che non svolgono attività di lavoro. L’impresa di assicurazione può prevedere che la posizione individuale dell’aderente sia collegata a gestioni separate di ramo I e/o a fondi interni assicurativi oppure a OICR (unit linked rientranti nel ramo III). Non è invece possibile istituire PIP mediante prodotti index linked, pure rientranti nel ramo III.”
Il benchmark è il portafoglio di titoli virtuale obiettivo della politica di investimento della forma di previdenza complementare(o, in presenza di una pluralità di comparti, di ciascun comparto). La percentuale di azioni (e, per differenza, di obbligazioni) presente nel benchmark è un indicatore sintetico della composizione del portafoglio della forma.
Per facilitare il confronto dei risultati conseguiti, i dati sono ordinati secondo la percentuale di azioni presente nel benchmark (o, nel caso di mancanza del benchmark, secondo l’esposizione in azioni alla fine dell’ultimo anno solare). Tale percentuale è un indicatore della rischiosità della linea di investimento: più la percentuale di azioni è elevata, più il rendimento che ci si può aspettare di ricevere è alto, ma anche soggetto a oscillazioni assai ampie (il che vuol dire che può assumere valori molto alti, ma anche molto bassi o negativi).
I dati sono ordinati anche secondo il numero di iscrizione all’albo della COVIP, per quanto riguarda i fondi pensione negoziali, e alfabeticamente, secondo la denominazione della società che li gestisce, per quanto riguarda i fondi pensione aperti e i PIP.
Il rendimento viene indicato per ciascuna linea di investimento, prendendo a riferimento differenti periodi temporali (1, 2, 3, 5 e 10 anni).
Nel regime di capitalizzazione il capitale iniziale aumenta per il maturare, nell’intervallo temporale definito, degli interessi.
Nel regime finanziario dell’interesse semplice l’interesse prodotto nel periodo di riferimento non produce interessi nei periodi successivi.
Nel regime finanziario dell’interesse composto l’interesse maturato alla fine del periodo considerato si aggiunge al capitale iniziale e produce anch’esso interessi nei periodi successivi. La formula per calcolare il capitale finale (montante) è:
MT = C(1 + i1) (1 + i2) … (1 + iT)
dove
MT è il montante dopo T periodi (in genere, anni)
C è il capitale iniziale
it è il tasso di interesse del t-esimo periodo
Il rendimento medio annuo composto è pari a:
“i = ” √(”T” &□(”M” _”T” /”C” ) )-”1=” √(”T” &(”1+” “i” _”1″ )(”1+” “i” _”2″ )… (”1+” “i” _”T” ) )-”1 “
Il rendimento indicato è quello medio annuo composto. Il rendimento medio calcolato nel regime di capitalizzazione dell’interesse composto ( vedi glossario ) è leggermente più basso di quello che si otterrebbe calcolando la media aritmetica dei rendimenti di ciascun anno del periodo di riferimento. Ad esempio, se il rendimento di un anno è lo 0 per cento e il rendimento dell’anno successivo è il 20 per cento, il rendimento medio annuo del biennio calcolato con la media aritmetica è pari al 10 per cento; il rendimento medio annuo composto è invece pari al 9,5 per cento.
I rendimenti riportati sono al netto degli oneri che gravano sul patrimonio della linea di investimento: si tratta, in particolare, della commissione di gestione finanziaria e di altri costi, compresi – per i fondi pensione negoziali e i fondi pensione aperti – gli oneri fiscali sui rendimenti. Le imprese di assicurazione, per le gestioni separate dei PIP, invece di applicare una commissione di gestione finanziaria, generalmente trattengono una parte del rendimento realizzato: in questo caso i rendimenti riportati sono al netto della quota trattenuta dall’impresa.
Per i fondi pensione aperti e i PIP viene pubblicato il rendimento al netto della commissione finanziaria applicata ordinariamente e non di quella, più bassa, che alcune forme prevedono per le adesioni di lavoratori dipendenti su base collettiva o in caso di convenzioni con associazioni di lavoratori autonomi o liberi professionisti. Per le collettività interessate da dette agevolazioni i rendimenti sono pertanto più alti di quelli ordinari e sono resi noti in apposite “Schede collettività”, consegnate al momento dell’adesione insieme alle Note informative.
I rendimenti pubblicati nell’elenco non considerano gli oneri che gravano direttamente sull’aderente (ad esempio, se previste, le commissioni di iscrizione, le commissioni in cifra fissa o in percentuale sui versamenti applicate ogni anno, ecc.). Essi non coincidono quindi con il rendimento effettivamente conseguito dal singolo aderente, che è al netto anche di questi ultimi costi.
I costi complessivi, compresi quelli che gravano direttamente sull’aderente, sono considerati – secondo ipotesi standard – nell’“indicatore sintetico dei costi (ISC)”. La COVIP ha chiesto a tutte le forme di riportare tale indicatore nella Nota informativa e pubblica sul proprio sito i dati per ciascun comparto.
L’incidenza sulla posizione individuale dei costi che gravano direttamente sull’aderente diminuisce con l’aumentare dell’ammontare della posizione stessa, e quindi del periodo di partecipazione. L’indicatore sintetico dei costi, per periodi di partecipazione lunghi, tende ad avvicinarsi ai costi considerati nei rendimenti pubblicati nei presenti elenchi.
I rendimenti sono soggetti ad ampie oscillazioni; per questo è necessario valutarli in un’ottica di lungo periodo. I rendimenti realizzati nel passato NON sono indicativi dei rendimenti futuri: se una linea di investimento ha conseguito risultati molto positivi in un determinato arco temporale, non vi è la certezza che negli anni a venire essa continuerà a risultare ugualmente profittevole (e viceversa).
Particolare attenzione va inoltre dedicata ai costi, tendenzialmente stabili nel tempo, in quanto essi hanno un’incidenza rilevante sull’ammontare della prestazione finale: su un periodo di partecipazione di 35 anni, un minor costo annuo dell’1 per cento si traduce in una prestazione finale più alta del 18-20 per cento.

