Luglio 2013

Oggetto: Quesito sulle modalità di computo del numero massimo di mandati dei componenti l’organo di amministrazione del Fondo

(lettera inviata ad un fondo pensione negoziale)

Con nota del …, qui pervenuta il …, codesto Fondo ha sottoposto all’attenzione della Commissione un quesito interpretativo riguardante le modalità di computo del numero massimo di mandati svolti dai componenti gli organi di amministrazione e di controllo delle forme pensionistiche complementari.

In particolare, si chiede di conoscere l’orientamento di questa Commissione in merito al computo del primo mandato svolto dal consiglio di amministrazione nominato in sede di atto costitutivo nel numero complessivo di tre mandati fissato dall’art …., comma …, dello statuto del Fondo, coerentemente con lo Schema di statuto adottato da questa Commissione il 31 ottobre 2006.

Sul tema, la Commissione ha avuto modo di pronunciarsi in due occasioni; la prima, nella risposta a quesiti interpretativi circa la nuova disciplina recata dal decreto legislativo n.252/2005, che la Covip ha fornito nel gennaio 2007 e, successivamente, negli Orientamenti adottati il 18 ottobre 2012, riguardanti le modalità di computo del numero massimo di mandati svolti dai componenti degli organi di amministrazione e di controllo delle forme pensionistiche complementari.

In particolare, con la risposta a quesito del 2007, la Commissione, nell’affermare che ai fini del computo del numero complessivo di tre mandati, previsto dall’art.18, comma 8, dello Schema di statuto, non va conteggiato il primo incarico svolto come componente dell’organo di amministrazione non eletto, ha dato tra l’altro rilievo alla circostanza che, generalmente, si tratta di un mandato di durata ridotta, di norma inferiore all’anno.

Successivamente, con gli Orientamenti del 18 ottobre 2012, la Commissione è tornata sul computo dei mandati per chiarire, in termini più generali, che in caso di mandati svolti solo parzialmente, e salvo diversa scelta delle forme pensionistiche che risulti assunta a livello statutario, vanno computati nel numero massimo di mandati quelli che hanno una durata almeno pari a 12 mesi.

Entrambi i pronunciamenti seguono pertanto una stessa linea interpretativa che porta ad escludere dal computo del numero massimo di mandati consecutivamente esercitabili dai componenti degli organi di amministrazione quelli che hanno avuto una durata limitata nel tempo, comunque inferiore a 12 mesi.

Si ritiene dunque che il mandato conferito ai componenti dell’organo di amministrazione in sede di atto costitutivo possa non rientrare nel computo dei tre mandati di cui sopra solo nell’ipotesi in cui lo stesso risulti di durata limitata e comunque non superiore ai 12 mesi.

Nel caso di specie l’organo di amministrazione del Fondo nominato in sede di atto costitutivo ha svolto il proprio mandato, secondo quanto emerge dalla citata comunicazione, per un periodo rilevante, superiore anche al triennio (dal … al …). Pertanto, coerentemente con le indicazioni fornite dalla Commissione nei citati pareri si ritiene che il suddetto mandato vada incluso fra quelli utili ai fini del computo del numero massimo dei mandati, ex art …., comma …, dello statuto del Fondo.

Il Presidente f.f.

Maggio 2013

Oggetto: Quesito in materia di rinnovo dell’incarico della società di revisione legale dei conti

(lettera inviata a un fondo pensione negoziale)

Con nota del …, codesto Fondo ha posto un quesito in merito alla possibilità di rinnovare l’incarico, successivamente alla scadenza del terzo mandato triennale, alla società che effettua l’attività di revisione legale dei conti.

Nella richiesta di parere vengono poste a confronto le norme in tema di durata dell’incarico di revisione legale dei conti attribuito all’esterno (revisore esterno o società di revisione) con quelle relative al rinnovo dell’incarico al collegio sindacale.

In caso di affidamento della funzione di revisione legale dei conti a un soggetto esterno, viene, infatti, in rilievo il decreto legislativo 27 gennaio 2010 n. 39 in ordine al quale la COVIP ha fornito alcuni chiarimenti negli “Orientamenti in materia di revisione legale dei conti dei fondi pensione negoziali e preesistenti”, adottati il 31 marzo 2011.

In detto documento la Commissione ha preliminarmente precisato che i fondi pensione possono continuare ad affidare l’incarico di revisione legale al collegio sindacale, non essendo obbligati a ricorrere a un soggetto esterno. L’obbligo di esternalizzare la funzione sussiste, in base al citato d.lgs. n. 39 del 2010, solo per gli “enti di interesse pubblico”, categoria nella quale, come precisato, non rientrano i fondi pensione.

E’ stato inoltre rilevato che i fondi pensione, laddove decidano di conferire la funzione di revisore legale dei conti a un soggetto esterno, devono applicare le previsioni del succitato d.lgs. n. 39 del 2010.

Quanto alla durata dell’incarico, si fa presente che per gli enti diversi da quelli di interesse pubblico, tra cui i fondi pensione, l’art. 13 del d.lgs. n. 39 del 2010 fissa in tre esercizi, con scadenza alla data della assemblea convocata per l’approvazione del bilancio relativo al terzo esercizio della carica, la durata dell’incarico di revisione legale e non prevede limitazioni in ordine a eventuali rinnovi.

Limitazioni sono invece previste dal successivo art. 17, primo comma, secondo cui l’incarico di revisione legale dei conti non può essere rinnovato o nuovamente conferito se non siano decorsi almeno tre esercizi dalla data di cessazione del precedente incarico. Il predetto art. 17 si applica, tuttavia, solamente agli enti di interesse pubblico, definiti nel precedente art. 16 del medesimo decreto n. 39/2010, tra i quali, come osservato nei suddetti Orientamenti COVIP del 31 marzo 2011, non rientrano i fondi pensione.

Nel caso in cui la funzione di revisione legale dei conti sia invece svolta all’interno del Fondo, da parte del collegio sindacale, viene in rilievo l’art. 24, comma 5, dello Schema di statuto, adottato con deliberazione COVIP del 31 ottobre 2006, che rimette alla scelta discrezionale dei fondi l’individuazione del numero massimo di mandati consecutivi che l’organo di controllo può esercitare.

Nello Statuto di codesto Fondo tale limite è stato individuato in tre mandati consecutivi. In proposito, nella nota sopracitata è osservato che se il Fondo avesse affidato l’incarico di revisione legale al collegio sindacale non avrebbe potuto rinnovarlo oltre il terzo mandato consecutivo. Viceversa, avendo affidato l’incarico a un revisore esterno, non vi è alcun vincolo temporale.

In mancanza di disposizioni normative per il rinnovo del mandato alla società di revisione o al revisore, codesto Fondo si interroga sull’opportunità, per ragioni di coerenza, di prevedere limiti analoghi a quelli previsti nello Statuto per il rinnovo dei componenti il collegio sindacale anche per l’ipotesi di conferimento dell’incarico di revisione legale dei conti a un soggetto esterno. Secondo quanto prospettato, tale scelta sarebbe funzionale ad evitare garanzie di alternanza diverse a seconda che la revisione legale dei conti sia affidata a un soggetto esterno oppure al collegio sindacale.

Al riguardo, si ritiene che sia rimessa all’autonomia dei fondi pensione la definizione di eventuali limiti al rinnovo dell’incarico del revisore esterno, potendo anche non uniformarsi alle regole statutariamente previste per il collegio sindacale, considerata la non completa assimilazione delle funzioni esercitate dai predetti soggetti. Il controllo contabile è infatti soltanto una delle funzioni esercitabili dal collegio sindacale, restando principalmente in capo a quest’ultimo il dovere di vigilare sull’osservanza della legge e dello statuto, sul rispetto dei principi di corretta amministrazione e sull’adeguatezza dell’assetto organizzativo, amministrativo e contabile adottato dal fondo e sul suo concreto funzionamento.

Si ritiene inoltre che non vi sia l’obbligo di introdurre specifiche previsioni statutarie in materia. Anche in assenza di un’espressa previsione statutaria, l’organo di amministrazione potrà comunque decidere, dopo aver svolto le necessarie valutazioni di opportunità, di non rinnovare alla scadenza l’incarico affidato al soggetto esterno.

Il Presidente f.f.

Settembre 2005

Oggetto: Insediamento di un nuovo consiglio di amministrazione

(lettera inviata ad un fondo pensione preesistente )

Si fa riferimento alla nota del … con la quale è stato sottoposto all’attenzione della Commissione un quesito in merito alla possibilità di insediare un nuovo consiglio di amministrazione che sia composto da un numero di membri inferiore a quanto previsto al riguardo nello statuto del fondo pensione.

In particolare, nella nota in parola si invita la Commissione a voler esprimere un parere in merito alla possibilità di effettuare l’insediamento del nuovo organo di amministrazione in una composizione limitata a soli cinque membri su sei, in quanto uno dei rappresentanti designati dal datore di lavoro nel 2003, in occasione dell’ultimo rinnovo delle cariche societarie, non ha tuttora fornito la documentazione richiesta per perfezionare il riscontro del possesso dei requisiti necessari per l’assunzione della carica sociale.

In linea con l’intento di superare questa fase di transito e di consentire una piena riacquisizione dell’operatività, si ritiene di poter convenire, in linea generale, con la proposta di insediare, seppure in formazione incompleta, il nuovo consiglio di amministrazione, purché al contempo venga comunicato al soggetto designato un congruo termine perentorio entro il quale adempiere alla richiesta di documentazione, scaduto il quale spetterà all’azienda di indicare un diverso designato in vece del soggetto inadempiente.

Il Presidente

Marzo 2003

Oggetto: Determinazione della misura del compenso spettante ai membri del collegio sindacale

(lettera inviata ad un fondo pensione negoziale )

Si fa riferimento alla richiesta di un parere in ordine ai criteri di determinazione degli onorari spettanti ai dottori commercialisti membri di collegi sindacali, di cui alle note del …..

In particolare nelle note suddette è sottolineata la necessità che l’assemblea del fondo deliberi un compenso la cui entità sia conforme ai livelli minimi retributivi previsti dalla Tariffa professionale dei dottori commercialisti.

Sotto il profilo civilistico è altresì evidenziato che l’art. 2402 c.c. dispone che il compenso annuale dei membri dell’organo di controllo, ove non venga stabilito dall’atto costitutivo, deve essere determinato dall’assemblea all’atto della nomina.

Si rileva, preliminarmente, che la previsione dell’art. 2402 c.c è formulata con specifico riferimento alle società per azioni e non trova automatica applicazione per il caso di un fondo pensione che, come nella specie, si configura come entità di carattere associativo priva di scopo di lucro.

Ciò posto, si rileva, quanto ai criteri in base ai quali determinare la misura del compenso delle prestazioni professionali che, in linea generale, la misura della retribuzione non è vincolata ma rimessa alla libera pattuizione delle parti (la stessa Corte di Cassazione ha avuto modo di escludere l’inderogabilità dei compensi minimi indicati nelle tabelle delle tariffe dei compensi dei professionisti).

Si reputa, quindi, che l’argomento relativo alle determinazioni della misura del compenso dei componenti gli organi del fondo possa essere ricondotto all’alveo dell’autonomia negoziale e delle libere determinazioni degli organi competenti, tenute presenti le esigenze connesse alla serietà dell’impegno professionale richiesto unitamente alla peculiare caratterizzazione dei fondi pensione, anche sotto il profilo dello scopo e della natura giuridica.

Il Presidente

Febbraio 1998

Oggetto: Componenti dell’organo di controllo di un fondo preesistente

(lettera inviata ad una banca )

Con riferimento alla nota del … di codesta Cassa di Risparmio, pervenuta alla scrivente in data …, con la quale si chiede di sapere se, attesa la “esternalizzazione” della forma pensionistica interna e la conseguente necessità di procedere alla nomina dell’organo di controllo del fondo pensione, sia compatibile, con quanto previsto dall’art.8, comma 8, secondo periodo, del D.M. tesoro n. 703/96, la nomina, da parte della Cassa di Risparmio (soggetto sottoscrittore del Fondo pensione), di persone fisiche che ricoprono, allo stesso tempo, la carica di componente del collegio sindacale della Cassa stessa.

Al riguardo si fa presente la norma dell’art.18, comma 2, del D.Lgs.124/93; detta disposizione stabilisce, a carico delle forme pensionistiche preesistenti, l’obbligo di adeguamento, “entro dieci anni dall’entrata in vigore del medesimo Decreto legislativo, alle disposizioni dell’art.6, commi 4 e 5, secondo le norme per loro specificatamente emanate dal Ministro del Tesoro, d’intesa con la Commissione di cui all’art.16”; tali ultime norme non sono state ancora emanate, essendo tuttora in corso di esecuzione l’iter procedurale fissato per la comunicazione di cui all’art.18, comma 6 del Decreto Legislativo in parola.

Sul punto in ogni modo, il documento della Commissione di Vigilanza concernente gli orientamenti interpretativi in materia di fondi preesistenti, già trasmesso a codesta Cassa con nota del …, afferma (si veda pag. 4, primo periodo) l’auspicabilità, e non la doverosità di ogni volontà di adeguamento dei fondi preesistenti, prima del termine decennale previsto dal citato art. 18, comma 2, alle disposizioni vigenti (ivi comprese quelle previste nel DM. Tesoro n.703/96) per i fondi di nuova istituzione.

Il Direttore Generale