Ottobre 2016

Oggetto: Risposta a quesito in materia di limiti agli investimenti in organismi di investimento collettivo del risparmio alternativi (FIA)

(lettera inviata a una associazione)

Si fa riferimento alla nota del …, con cui codesta Associazione ha chiesto, nello specifico, chiarimenti in ordine all’applicazione dei limiti di cui all’art. 5, comma 1, secondo periodo, del DM 166/2014 agli organismi di investimento collettivo del risparmio alternativi (c.d. FIA) che siano negoziati in un mercato regolamentato.

Detto art. 5, al comma 1, secondo periodo prevede che: “L’investimento in strumenti finanziari non negoziati nei mercati regolamentati e in OICR alternativi (FIA) è mantenuto a livelli prudenziali, è complessivamente contenuto entro il limite del 30 per cento delle disponibilità complessive del fondo pensione ed è adeguatamente motivato dal fondo pensione in relazione alle proprie caratteristiche e a quelle della politica di investimento che intende adottare”.

Si ricorda inoltre che, ai sensi dell’art. 5, comma 4, lett. f) del medesimo Decreto, “l’investimento in FIA è contenuto entro il limite del 20 per cento delle disponibilità complessive del fondo pensione e del 25 per cento del valore del FIA”.

Ad avviso di codesta Associazione il limite quantitativo del 30 per cento, previsto dall’art. 5, comma 1, del DM 166/2014, non dovrebbe applicarsi ai FIA negoziati nei mercati regolamentati, mentre non è messa in dubbio l’applicazione del limite del 20 per cento delle disponibilità complessive del fondo pensione, previsto dal successivo art. 5, comma 4, lett. f).

Il quesito fa genericamente riferimento alle “quote di un FIA riservato negoziate su un mercato regolamentato” mentre le argomentazioni portare a sostegno di detta tesi riguardano il caso specifico di FIA italiani negoziati in un mercato gestito dalla Borsa Italiana S.p.A.

Nell’interpretare la disposizione in oggetto non si può, tuttavia, omettere di considerare che la stessa riguarda tutti i FIA (in base alla definizione contenuta nell’art. 1, comma 1, lett. t) del DM 166/2014 sono infatti da considerarsi tali sia i FIA italiani, sia i FIA UE, sia i FIA non UE). Le considerazioni che seguono sono, quindi, svolte prescindendosi dal caso di specie rappresentato da codesta Associazione e dal mercato nel quale gli stessi sarebbero regolamentati, perché ritenuto non dirimente ai fini della soluzione del quesito.

Con riferimento a detti organismi di investimento collettivo del risparmio alternativi (FIA), si evidenzia che la Direttiva 2011/61/UE (Alternative Investment Fund Managers Directive), citata nella nota di codesta Associazione, ha fissato regole armonizzate in materia di autorizzazione, funzionamento e trasparenza dei gestori (GEFIA) che gestiscono e/o commercializzano FIA nell’ambito dell’Unione Europea.

L’armonizzazione prefigurata dal Legislatore comunitario, investe, peraltro, esclusivamente i gestori dei fondi alternativi e non si spinge a livello dei prodotti gestiti, in relazione ai quali permane la piena competenza normativa di ciascuno Stato Membro. Ciò risulta ribadito anche nel decimo considerando della Direttiva AIFMD, secondo cui sarebbe eccessivo disciplinare la struttura o la composizione dei portafogli dei FIA gestiti da GEFIA a livello di Unione e sarebbe difficile conseguire un’armonizzazione così vasta a causa della grande varietà di tipi di FIA gestiti dai GEFIA.

In tale contesto, caratterizzato dalla varietà dei tipi di FIA e dai molteplici e variegati profili di rischio che ad essi possono essere connessi, si inseriscono dunque le previsioni del DM 166/2014 sui limiti quantitativi e qualitativi agli investimenti dei fondi pensione.

In particolare, in base ai limiti quantitativi previsti dal citato art. 5, comma 1, del DM 166/2014, le risorse dei fondi pensione devono essere prevalentemente indirizzate verso l’investimento in strumenti negoziati nei mercati regolamentati. Tale principio risulta poi ulteriormente definito nel periodo successivo laddove viene introdotto un limite percentuale agli investimenti in strumenti non negoziati nei mercati regolamentati.

Il DM non si è, tuttavia, limitato a fare tale distinzione (negoziati nei mercati regolamentati e non) ma ha ulteriormente specificato che in detto limite (del 30 per cento) devono essere compresi anche i FIA, senza qui distinguere i FIA negoziati nei mercati regolamentati dai FIA non negoziati in tali mercati. Risulta pertanto evidente, sulla base di un’interpretazione letterale della norma, che il Legislatore non ha inteso limitare ai soli FIA non negoziati nei mercati regolamentati l’inclusione nel limite del 30 per cento.

Giova inoltre rilevare che, in assenza di ulteriori specificazioni nel testo dell’articolato, il termine “FIA” va letto nei termini di cui alla definizione contenuta nell’art. 1, comma 1, lett. t) del DM 166/2014, che non distingue in alcun modo tra FIA negoziati nei mercati regolamentati e FIA non negoziati in tali mercati.

E’ inoltre da considerare che laddove si intendessero ricompresi nel dettato dell’art. 5, comma 1, secondo periodo del DM 166/2014 solo i FIA non negoziati nei mercati regolamentati, la specifica menzione in detta norma dei FIA risulterebbe ultronea e ridondante, dal momento che sarebbe stato sufficiente il solo richiamo agli strumenti non negoziati nei mercati regolamentati, nell’ambito dei quali ricadono senz’altro anche i FIA non negoziati nei mercati regolamentati. Dovendosi attribuire alle norme un senso, non si può che propendere per la tesi secondo la quale tutti i FIA, sia negoziati che non negoziati nei mercati regolamentati, rientrano nel limite in parola, al pari degli strumenti non negoziati in detti mercati.

La previsione di cui al secondo periodo dell’art. 5, comma 1, va quindi letta non solo come integrazione e specificazione di quella di cui al primo periodo, ma va intesa anche, con riferimento a tutti i FIA, come derogatoria alla regola di carattere generale di cui al primo periodo, giacché i FIA vengono complessivamente in essa attratti, a prescindere dalla loro negoziazione o meno in un mercato regolamentato, in un’ottica di complessiva limitazione dell’esposizione complessiva del fondo al rischio.

L’interpretazione sopra prospettata trova altresì rispondenza nelle considerazioni espresse dal Consiglio di Stato nel suo parere n. 422/2014 reso sullo schema di Decreto nel quale viene specificato che: “In aggiunta al limite complessivo sopra menzionato del 30%, applicabile a tutti gli strumenti negoziati in mercati non regolamentati e fondi alternativi, per questa ultima specifica categoria è previsto un ulteriore limite del 20 % delle disponibilità del fondo pensione e del 25% del valore del fondo alternativo.”

Il Presidente

Gennaio 2015

Oggetto: Quesito sulla possibilità di attivare il prestito titoli

(lettera inviata a un fondo pensione negoziale)

Con nota del …, qui pervenuta il …, codesto Fondo ha chiesto di conoscere il parere di questa Commissione in merito alla possibilità di effettuare direttamente operazioni di prestito titoli.

Il quesito è stato successivamente integrato con comunicazione del …, con la quale si chiede di chiarire se detta attività di prestito titoli possa esporre codesto Fondo alla violazione dell’art. 3 del D.M. 703/96, ovvero del divieto di effettuare vendite allo scoperto. Da ultimo sono pervenute due comunicazioni, la prima delle quali, del …, ha precisato alcuni profili relativi all’operazione e la seconda, del …, con la quale il Fondo ha comunicato l’intenzione di sottoporre all’approvazione del consiglio di amministrazione, nel corso della prossima riunione prevista per la fine del corrente mese, la decisione di attivare detta tipologia di operazione.

Con riferimento al quesito principale, il Fondo, oltre ad aver trasmesso una nota tecnica di approfondimento, ha fatto presente per le vie brevi che la possibilità di effettuare il prestito titoli è stata vagliata dalla Commissione Finanziaria e che i principali benefici economici deriverebbero dall’attività svolta nella prima parte dell’anno, in cui il prestito titoli viene richiesto da soggetti interessati all’esercizio del diritto di voto nelle assemblee societarie.

I proventi derivanti da tali operazioni verrebbero primariamente destinati da codesto Fondo alla copertura delle spese di controllo e consulenza sulla gestione finanziaria e allo sviluppo delle attività della Funzione Finanza.

Com’è noto, il contratto di prestito titoli comporta che un soggetto (prestatore) trasferisca la proprietà di un certo quantitativo di titoli di una data specie ad un altro soggetto (prestatario), il quale, ad una data stabilita, è tenuto a restituire strumenti del medesimo genere e specie dei titoli prestati. Al fine di garantire la restituzione delle attività date in prestito, il trasferimento della proprietà dei titoli è attuato dietro contestuale costituzione di una garanzia (collaterale), in denaro o titoli, di valore almeno pari al valore di mercato dei titoli consegnati. Una volta versata, la garanzia di regola resta su di un conto corrente vincolato, cosicché il prestatario non potrà ritirarlo prima di aver adempiuto a tutti i suoi obblighi contrattuali.

L’attività di prestito titoli sopra descritta può essere intermediata, come nel caso proposto da codesto Fondo, da un “agente” che opera sulla base di un duplice mandato a contrarre in nome e per conto delle controparti. Nella specie è stato chiarito, nella citata comunicazione del …, che l’incarico di agente verrà attribuito a …. Si ha presente che … è la banca depositaria di codesto Fondo.

Si ha altresì presente che le operazioni di prestito sarebbero assistite da una duplice garanzia. Una prima, in titoli e liquidità, rilasciata dal prestatario, per un importo almeno pari al valore dei titoli oggetto del prestito, monitorato quotidianamente dall’agente e, all’occorrenza, integrato dal prestatario medesimo; una seconda, rilasciata da una terza società (nella specie, da …), volta a proteggere il Fondo dal rischio di inadempimento della controparte.

Dal punto di vista delle vigenti disposizioni normative si ricorda che già l’art. 3, comma 2, lett.a) del DM Tesoro 703/1996 consentiva ai fondi pensione di “effettuare operazioni di pronti contro termine che prevedano l’acquisto a pronti e la rivendita a termine ovvero la vendita a pronti ed il riacquisto a termine di strumenti finanziari ed il prestito titoli”. Tale possibilità è ora confermata dall’art. 4, comma 2, lett. a) del DM Economia 166/2014, ai sensi del quale i fondi possono “effettuare operazioni di pronti contro termine ed il prestito titoli, ai fini di una gestione efficiente del portafoglio.

Il DM Economia 166/2014 ha inoltre stabilito che le suddette operazioni possono essere realizzate all’interno di un sistema standardizzato, organizzato da un organismo riconosciuto di compensazione e garanzia ovvero concluse con controparti di primaria affidabilità, solidità e reputazione e sottoposte alla vigilanza di un’autorità pubblica.

In termini generali, con riferimento alle caratteristiche proprie dell’operazione sopra rappresentata e dei soggetti ivi richiamati, si ritiene che le disposizioni normative introdotte dal recente DM Economia 166/2014 vadano intese come riferite, con riguardo ai requisiti di affidabilità, solidità e reputazione, all’agente incaricato, nel caso di specie … Si richiama l’attenzione del Fondo sulla esigenza che detti requisiti siano soddisfatti anche da soggetti terzi eventualmente coinvolti dall’Agente nella gestione del collaterale; ciò anche qualora la responsabilità nei confronti del Fondo per la gestione della garanzia detenuta permanga in capo all’Agente medesimo.

Le disposizioni di contabilità, adottate dalla Commissione con delibera del 17 giugno 1998, assimilano le suddette operazioni, qualora associate a garanzie rilasciate in denaro, ai pronti contro termine.

La richiamata normativa fa, tuttavia, riferimento ai casi in cui l’attivazione del prestito titoli avvenga nell’ambito della gestione finanziaria delle risorse, consentendo al soggetto che provvede alla gestione di effettuare dette operazioni (in caso di gestione in convenzione, nei limiti e secondo i criteri previsti nel contratto), ovviamente in coerenza con il profilo rischio-rendimento che caratterizza la gestione medesima.

Codesto Fondo prospetta invece il ricorso al prestito titoli non come un’operazione di gestione finanziaria ma piuttosto come una più generale modalità di incremento delle risorse, anche al fine della copertura dei costi amministrativi, tanto da chiarire che i proventi che ne verranno potranno essere impiegati in tale ambito e che le modalità di attuazione sono state valutate in modo da non interferire con l’attività di gestione finanziaria, affidata al gestore.

Nel ritenere ammissibile, in termini generali, che codesto Fondo ponga in essere l’operatività prospettata, si reputa che nell’espletamento della stessa debbano considerarsi essenziali, oltre a quanto sopra richiamato, i seguenti elementi:

  • la presenza di un “collaterale”, cioè di una garanzia costituita da titoli facilmente liquidabili o contante, in misura adeguata rispetto ai rischi dell’operazione e comunque non inferiore al valore di mercato dei titoli oggetto del prestito;
  • il deposito di detto collaterale presso l’agente, con vincolo di segregazione o almeno di indisponibilità, il cui valore venga continuativamente monitorato al fine di verificarne tempo per tempo la congruità rispetto alle consistenze pattuite;
  • la possibilità di richiamare in ogni momento i titoli oggetto di prestito o di risolvere il contratto, elemento necessario per escludere interferenze con l’attività del soggetto incaricato della gestione delle risorse del fondo;
  • nel caso (o per la parte) in cui la garanzia sia costituita in contanti, particolare attenzione a che le scelte relative alle modalità di reinvestimento di detta liquidità presentino carattere prudenziale, al fine di contenere i relativi rischi, dovendosi escludere per tale strada la ricerca di extra rendimenti.

Si chiede pertanto di conformare in ogni momento l’attività a quanto complessivamente sopra indicato.

In relazione alla seconda questione rappresentata, riguardante la possibile violazione del divieto di vendita allo scoperto in caso di operazioni effettuate su titoli oggetto del prestito, si precisa che detto divieto è confermato nell’art. 4, comma 6, del citato DM 166/2014, ai sensi del quale “Non sono ammesse vendite allo scoperto né operazioni in derivati equivalenti a vendite allo scoperto”.

Si fa comunque presente che il tema è stato già affrontato da altre Autorità; in linea con detti pronunciamenti, si ritiene che non si possa qualificare come vendita allo scoperto quella relativa a titoli sui quali l’investitore ha la facoltà, sulla base di apposite disposizioni contrattuali, di richiamare gli strumenti finanziari precedentemente dati a prestito entro la data di regolamento della vendita medesima.

Alla luce di tutto quanto sopra detto, in linea generale si ritiene che codesto Fondo possa effettuare direttamente operazioni di prestito titoli con le finalità sopra richiamate e nei termini e con le modalità rappresentate nelle comunicazioni citate in apertura e nel rispetto delle indicazioni fornite.

Si richiede di trasmettere, successivamente alla stipula, copia del contratto sottoscritto.

Il Presidente f.f.

Giugno 2014

Oggetto: Quesito in materia di mandati di gestione
(lettera inviata a un’associazione di categoria)

Si fa riferimento alla lettera del ……. u.s. con la quale codesta Associazione ha chiesto un parere in merito alla possibilità che le forme pensionistiche complementari forniscano al gestore finanziario eventuali indicazioni circa gli strumenti finanziari in cui investire.

Nel richiamare la normativa di riferimento e le disposizioni emanate dalla COVIP in materia di politica di investimento, codesta Associazione precisa che la richiesta di parere verte, in particolare, sull’eventualità che la forma di previdenza complementare ritenga opportuno procedere, in ragione delle contingenti prospettive di mercato, alla sottoscrizione, per il tramite del gestore, di quote di OICR alternativi che investano in asset class con caratteristiche tecniche sostanzialmente vicine a quelle del mercato di riferimento del mandato di gestione.

Come prospettato nella richiesta di parere, la forma pensionistica chiederebbe poi al soggetto gestore di compiere una valutazione professionale sugli strumenti finanziari individuati, al fine di procedere all’investimento successivamente all’apprezzamento della congruità e della potenziale profittabilità dell’operazione.

Ciò risulta in linea con il sistema delineato dal d.lgs. n. 252 del 2005, che detta un “regime speciale” in cui il cliente, cioè il fondo, ove intenda dare specifiche indicazioni al gestore, deve essere coadiuvato dal gestore stesso nelle valutazioni di opportunità dell’investimento e nella realizzazione dell’operazione. Nel caso particolare degli OICR, e ancor più di quelli alternativi, le indicazioni sono ammissibili purché coerenti con i principi che regolano i rapporti contrattuali.

Si ritiene pertanto che i fondi pensione possano impartire indicazioni al gestore in ordine agli investimenti da effettuare a condizione che le stesse siano coerenti con le linee di indirizzo della gestione e con il mandato già conferito.

Infatti, laddove gli OICR alternativi già fossero compresi nel mandato di gestione, rientra tra le facoltà del fondo pensione anche quella di chiedere al gestore di compiere una valutazione professionale in merito a uno o più OICR alternativi, specificamente indicati dal fondo stesso, e di effettuare l’investimento una volta espresso un positivo apprezzamento circa l’operazione.

Altra situazione è quella in cui l’investimento in OICR alternativi non sia attualmente prevista nelle linee di indirizzo della gestione e nelle convenzioni con i gestori.

In questo caso si ritiene che il fondo, una volta riviste le proprie linee di indirizzo della gestione, e quindi aggiornato il proprio documento sulla politica di investimento, possa operare la revisione anche del mandato di gestione affidato al medesimo gestore. Ciò a condizione che il sottostante investibile da parte degli OICR alternativi individuati sia sostanzialmente compatibile con gli asset class indicati nel mandato di gestione.

Qualora tale compatibilità non sia presente, il fondo dovrà procedere alla selezione ex novo di un gestore per detti strumenti.

Resta poi da valutare se, nelle more della modifica del documento sulla politica di investimento e dei mandati di gestione o comunque in presenza di ragioni contingenti e transitorie, il fondo possa fornire, in presenza sempre di una sostanziale compatibilità tra il sottostante dell’OICR individuato e gli asset class del mandato, le predette indicazioni al gestore. Tale ipotesi può essere ritenuta ammissibile, con il consenso del gestore con il quale saranno concordati anche i relativi obiettivi, unicamente per periodi limitati e in presenza di momentanee e particolari situazioni di mercato.

Di quest’ultime operazioni dovrà essere data successiva informativa alla COVIP, precisando l’oggetto dell’investimento e i relativi obiettivi.

Quanto infine alla scelta degli strumenti finanziari, dovrà in ogni caso essere tenuta in considerazione la normativa tempo per tempo vigente in materia di limiti agli investimenti delle forme pensionistiche complementari.

Il Presidente

Giugno 2012

Oggetto: Orientamenti COVIP del 26 aprile 2012 – Chiarimenti relativi ai fondi preesistenti operanti per i dipendenti di imprese di assicurazione
(lettera inviata a un’associazione di categoria)

Si fa seguito alla Vs. nota del ………. con la quale avete espresso alcune considerazioni in merito agli Orientamenti in oggetto con specifico riferimento ai fondi preesistenti operanti per i dipendenti di imprese di assicurazione.
Con detta nota sono state, tra l’altro, rappresentate le peculiarità della contrattazione collettiva del settore assicurativo, che prevede che i fondi stipulino i contratti di assicurazione con l’impresa dalla quale dipendono i lavoratori iscritti o con imprese del gruppo, ovvero con altra impresa, a condizioni di particolare favore.
Al riguardo, si evidenzia che con i citati Orientamenti la COVIP, alla luce della previsione contenuta nell’art. 5, comma 6, del DM Economia n. 62 del 2007, ha inteso chiarire che, in linea generale, le procedure di selezione dei gestori delle risorse previste dal d.lgs. n. 252 del 2005 trovano applicazione anche nei casi in cui si intenda affidare un nuovo incarico a un’impresa di assicurazione per una gestione riconducibile ai rami I, III e V di cui al d.lgs. n. 209 del 2005.
Con riferimento, invece, ai rinnovi degli incarichi in essere, si ritiene opportuno richiamare la risposta a quesito del marzo 2006, in copia allegata, le cui considerazioni possono essere replicate anche per i rinnovi delle convenzioni assicurative. In particolare, in detta risposta a quesito si è ritenuto che per le “convenzioni finanziarie” sussista la possibilità di rinnovare la convenzione con il medesimo gestore senza porre in essere una procedura selettiva, a condizione che la relativa decisione venga assunta sulla base di un’adeguata motivazione e di un’approfondita valutazione di tutti quegli elementi che rilevano ai fini della decisione stessa.
La permanenza di dette condizioni dovrà essere, quindi, valutata anche in caso di rinnovo delle convenzioni assicurative da parte dei fondi preesistenti operanti per i dipendenti di imprese di assicurazione. Ai fini di detta valutazione risulteranno ovviamente significative le particolari condizioni di favore praticate nel concreto, nel rispetto del CCNL di settore.
Tenendo conto di quanto sopra e considerata l’attuale configurazione del settore dei fondi preesistenti destinati a lavoratori di imprese di assicurazione, che di norma hanno già in essere convenzioni assicurative sottoscritte con le imprese da cui dipendono i lavoratori iscritti o con altre imprese del medesimo gruppo, non si ravvisa la necessità di adeguare gli statuti di detti fondi rispetto alla previsione di cui all’art. 27, comma 4 dello Schema di Statuto, atteso che l’ipotesi per loro maggiormente ricorrente sarà quella del rinnovo delle convenzioni assicurative oggi in vigore.

Il Presidente

Marzo 2012

Oggetto: Modalità gestionali dei fondi preesistenti

(lettera inviata ad un fondo pensione preesistente)

Si fa riferimento alla nota del …, con la quale codesta Cassa, istitutrice del Fondo interno indicato in oggetto, ha chiesto un parere in merito alla possibilità di: i) continuare a effettuare la gestione diretta delle risorse ii) continuare a depositare le risorse del fondo presso la Cassa stessa; iii) stipulare, per la gestione delle attività, contratti assicurativi di ramo I, III, e V aventi come contraente la Cassa stessa.

In ordine alle domande formulate vengono in rilievo le disposizioni del DM n. 62 del 2007, in materia di adeguamento delle forme pensionistiche preesistenti ai modelli gestionali e ai limiti agli investimenti previsti dal decreto legislativo n. 252 del 2005 e al DM n. 703 del 1996.

Le questioni sollevate riguardano il profilo delle modalità gestionali. In particolare circa il primo quesito, relativo alla possibilità di continuare a effettuare la gestione diretta, si rileva che la stessa è espressamente prevista dall’art. 5, comma 1, del DM n. 62 del 2007.

Coerentemente con tale disposizione, la Commissione ha precisato, nelle proprie Direttive del 23 maggio 2007 aventi ad oggetto l’attuazione da parte dei fondi preesistenti delle previsioni del DM n. 62 del 2007, che “è ammessa la gestione delle attività in forma diretta, oltre che tramite convenzioni con i soggetti di cui all’art. 6, comma 1, del decreto legislativo n. 252 del 2005”.

Al riguardo viene anche in rilievo l’art. 5, comma 6, dello stesso DM n. 62 del 2007, in base al quale i fondi pensione preesistenti sono tenuti ad adeguare i propri statuti alle altre disposizioni dell’art. 6 (regime delle prestazioni e modelli gestionali) e dell’art. 7 (banca depositaria) del d. lgs. n. 252 del 2005, “ove compatibili con il modello gestionale adottato, entro 5 anni dalla data di entrata in vigore dello stesso DM n. 62 del 2007 (e cioè entro il 31 maggio 2012).

L’inciso “ove compatibili con il modello gestionale adottato”, alla luce anche della previsione del comma 1 del medesimo articolo che, come visto, ammette la gestione diretta delle risorse, induce a ritenere che l’adeguamento alle altre disposizioni dell’art. 6, comprese quelle del comma 1, che prevedono il modello gestionale in convenzione con i soggetti abilitati, sia, in determinate circostanze, non obbligatorio.

In merito al secondo quesito, relativo alla possibilità per codesta Cassa di continuare a detenere le attività del medesimo Fondo, considerata la rilevanza della questione, la Commissione ha predisposto apposita Circolare, indirizzata ai fondi pensione preesistenti, compresi quelli istituiti all’interno del patrimonio di società e enti, che si trasmette in copia.

Riguardo alla terza e ultima questione, e cioè se sia possibile stipulare contratti assicurativi per la gestione delle risorse e se detti contratti possano avere come contraente la Banca istitutrice del fondo interno, si rileva che l’art. 5, comma 1 del DM n. 62 del 2007 prevede espressamente che i fondi preesistenti possano continuare a gestire le attività mediante contratti di assicurazione di ramo I, III e V. La possibilità è da ritenersi riconosciuta anche ai fondi preesistenti che non abbiano già attivato in precedenza tali tipologie contrattuali.

Quanto al soggetto deputato alla sottoscrizione dei contratti assicurativi per la gestione delle risorse di un fondo pensione privo di soggettività giuridica, si ritiene che lo stesso debba necessariamente individuarsi nella società istitutrice del fondo interno.

Il DM n. 62 del 2007 (art. 3, comma 3), se da un lato ha imposto ai fondi interni diversi da quelli bancari e assicurativi di acquisire autonoma soggettività giuridica, dall’altro ha previsto che i fondi interni bancari e assicurativi si limitino a istituire la figura del responsabile del fondo e ad adottare un’organizzazione adeguata alle proprie caratteristiche e atta a garantire la partecipazione degli iscritti.

Le formule organizzative imposte dal DM n. 62 del 2007 non incidono quindi sulla natura interna di tali fondi che, pur se ora maggiormente strutturati, rimangono comunque privi di soggettività giuridica e di propri organi di gestione e di rappresentanza.

Ciò premesso, ove effettivamente si intendano stipulare contratti assicurativi di ramo I, III e V per la gestione delle risorse, si richiama l’attenzione di codesta Cassa sull’esigenza di integrare il regolamento del fondo, il quale attualmente non contempla detta possibilità.

Si ritiene inoltre che l’individuazione delle realtà societarie a cui affidare la gestione delle risorse debba seguire procedure in grado di garantire in ogni momento (sia in sede di prima sottoscrizione delle polizze sia in sede di rinnovo delle stesse) la tutela degli interessi degli aderenti.

Il Presidente

Aprile 2011

Oggetto: Chiarimenti in merito ai limiti agli investimenti dei fondi pensione in fondi comuni di investimento chiusi

(lettera inviata ad un’associazione di categoria)

Si fa riferimento alla nota del …… , con la quale codesta Associazione ha chiesto chiarimenti circa i limiti da applicare agli investimenti dei fondi pensione in fondi comuni di investimento chiusi.

Per tali strumenti finanziari, come ricordato dall’Associazione, la normativa prevede esplicitamente i limiti quantitativi del 20 per cento del patrimonio del fondo pensione e del 25 per cento del valore del fondo chiuso oggetto di investimento (art. 6, comma 1, lett.

In particolare, l’Associazione vuole sapere se la Commissione ritiene che gli altri limiti e divieti previsti dal DM Tesoro 703/1996 (di seguito, Decreto) per gli investimenti effettuati dai fondi pensione in titoli di debito e capitale si applichino anche con riferimento agli investimenti effettuati dai fondi chiusi detenuti dai fondi pensione.

Al riguardo l’Associazione, nel rappresentare una serie di ragioni – formali e sostanziali – per le quali riterrebbe che i suddetti limiti e divieti non dovrebbero trovare applicazione nei confronti dei fondi chiusi, richiama in particolare gli svantaggi che possono derivarne sotto il profilo della diversificazione del portafoglio, soprattutto con riferimento ai vincoli agli investimenti nei Paesi non appartenenti all’area OCSE, reputando i fondi chiusi.

Preliminarmente appare opportuno evidenziare che la questione sollevata rientra nella più ampia tematica inerente la disciplina degli investimenti dei fondi pensione che è, allo stato attuale, in fase di rivisitazione.

Ciò premesso si precisa che, in base alla normativa vigente, per fondi comuni di investimento chiusi si devono intendere solo quelli di diritto italiano disciplinati dal D.M. 24 maggio 1999, n. 228, nonché quelli autorizzati all’offerta in Italia secondo le disposizioni del Decreto lgs. n. 58/1998 (TUF).

Sul tema dei limiti la Commissione ha avuto occasione di esprimersi, sia pure con limitato riferimento agli OICVM armonizzati, ritenendo che dei limiti quantitativi sopra citati, seppur previsti espressamente per gli investimenti in titoli di debito e di capitale, vada tenuto conto anche considerando gli investimenti effettuati per il tramite di detti organismi di investimento collettivo (si tratta di una risposta data nel novembre 2009 a un apposito quesito presentato da una società istitutrice di fondi pensione aperti, pubblicata sul sito www.covip.it). Tale impostazione trova fondamento nella circostanza che per gli OICVM armonizzati (a differenza dei fondi chiusi) il Decreto non prevede alcun limite all’investimento.

Se da un lato l’estensione ai fondi chiusi dell’obbligo di verificare il rispetto dei limiti del Decreto anche con riferimento agli investimenti da essi effettuati appare problematica (sia per la natura dei fondi chiusi che per la presenza in capo ad essi di un seppur ampio limite quantitativo), dall’altro sono pienamente applicabili ai fondi chiusi le altre prescrizioni contenute nella citata risposta COVIP al quesito.

La Commissione infatti, ha, segnalato come la questione posta all’attenzione vada affrontata sulla base del più ampio criterio di sana e prudente gestione che il Decreto medesimo impone ai fondi pensione. A tal fine diviene indispensabile per il fondo pensione avere la conoscenza delle caratteristiche di tutti gli investimenti effettuati sia direttamente che indirettamente (e quindi l’acquisizione di tutti gli elementi informativi per valutare in modo adeguato, tempo per tempo, gli investimenti complessivamente in essere). La sussistenza di questa capacità di monitoraggio appare fondamentale nel caso di investimento in fondi chiusi. In tale contesto, rientra nelle responsabilità del fondo pensione valutare che l’investimento in fondi chiusi e, conseguentemente, le caratteristiche dei fondi nei quali si intende investire siano compatibili con la strategia e la politica di investimento che si vuole perseguire e, più in generale, con la finalità previdenziale. Al riguardo, si ritiene altresì importante che si tenga conto del fatto che i limiti e i divieti quantitativi considerati nel Decreto per specifiche categorie di assets – quali i titoli non negoziati in mercati regolamentati dell’UE, degli Stati Uniti, Canada e Giappone e i titoli emessi da soggetti non OCSE – pur non applicabili agli investimenti effettuati tramite fondi chiusi, svolgono, nella normativa attuale, un ruolo di controllo del rischio assumibile dal fondo pensione.

Nella scelta andranno quindi tenuti in considerazione diversi profili: gli obiettivi di diversificazione degli investimenti; la possibilità di monitorare in maniera efficace la gestione; la rischiosità degli strumenti finanziari nei quali il fondo chiuso intende investire; il contenimento dei costi.

Sotto il profilo dei costi, si ricorda infine che nei regolamenti dei fondi pensione aperti è previsto che non vengano fatti gravare sul fondo spese e diritti di qualsiasi natura relativi alla sottoscrizione e al rimborso delle parti di OICR acquistati (tra i quali rientrano anche i fondi chiusi), né le commissioni di gestione applicate dall’OICR stesso. Analoghe previsioni sono generalmente contenute nelle convenzioni di gestione dei fondi pensione negoziali.

Giova sottolineare che con tali previsioni non si intende ostacolare l’operatività in OICR ma soltanto, in ossequio ad un generale principio di trasparenza, far emergere in capo al fondo pensione, pro quota, tutti gli oneri implicitamente previsti dagli OICR oggetto di investimento; ciò al fine di consentire agli aderenti, attuali e potenziali, di conoscere, sia in fase pre-contrattuale (tramite l’ISC, indicatore sintetico dei costi) che durante il rapporto associativo (tramite il TER, total expenses ratio) l’onerosità dei fondi pensione.

Il Presidente

 

Novembre 2009

Oggetto: Modalità di controllo dei limiti di investimento in caso di investimento in parti di OICR

(lettera inviata ad una società istitutrice di fondi aperti)

Si fa riferimento alla nota del………, con la quale codesta Società ha chiesto di conoscere il parere della Commissione circa le modalità con le quali effettuare il controllo dei limiti di investimento dei fondi pensione in caso di investimento in parti di OICR.

In particolare, la Società fa presente di aver adottato una apposita procedura informatica al fine di verificare mensilmente, in caso di detenzione di parti di OICR, le attività presenti nel portafoglio degli OICR detenuti (c.d. look through) e di aver avviato un gruppo di lavoro con la Banca depositaria, finalizzato alla definizione di una procedura condivisa per il controllo dei suddetti limiti.

Ciò nondimeno, rileva come si tratterebbe di una modalità particolarmente complessa e onerosa, in particolare perché:

- richiederebbe procedure informatiche appositamente definite;

- presupporrebbe uno sforzo interpretativo nell’applicazione al portafoglio dell’OICR dei limiti di investimento dei fondi pensione aperti, comportando anche il rischio che errori di valutazione inducano il gestore a ritenere non investibili determinati strumenti, riducendo così la possibilità di diversificazione degli investimenti dei fondi pensione;

- presupporrebbe che si possa controllare quotidianamente il portafoglio dell’OICR; fatto che di norma è invece possibile soltanto per OICR gestiti dalla medesima società che gestisce il fondo pensione aperto.

Alla luce delle suddette difficoltà e adducendo che la vigente normativa non fornirebbe, sul punto, sufficienti indicazioni, la Società chiede se sia possibile limitare la verifica alla compatibilità tra le politiche di investimento riportate nei regolamenti degli OICR e quelle previste nel regolamento della forma pensionistica gestita; verifica che – osserva – sarebbe richiamata nello schema di regolamento dei fondi pensione aperti, adottato dalla Commissione il 31 ottobre 2006, nella parte in cui stabilisce appunto che il fondo possa investire in OICR purché i programmi e i limiti di investimento di questi ultimi siano compatibili con quelli del comparto del fondo pensione aperto che ne prevede l’acquisizione (art. 7, comma 2).

In via preliminare, si fa presente che si reputa qui utile concentrare l’attenzione sull’investimento, da parte dei fondi pensione, in parti di OICVM, reputandosi che sia in primo luogo questo l’ambito nel quale codesta Società rappresenta l’esigenza di chiarimenti (ciò, anche in considerazione del pressoché inesistente ricorso, da parte dei fondi pensione aperti, alla acquisizione di quote di OICR diversi da quelli ora richiamati).

Sul punto, è poi opportuno ricordare che il citato DM Tesoro consente esclusivamente l’acquisizione di OICVM rientranti nell’ambito di applicazione della direttiva 85/611/CEE (cc.dd. OICVM armonizzati) e non fissa, per questi, alcun limite quantitativo.

Nel merito, si ritiene che la questione vada ricondotta nell’ambito dei criteri generali cui deve essere improntata la gestione del risparmio previdenziale e, in particolare, muovendo dal criterio di sana e prudente gestione, che il DM Tesoro 703/1996 impone ai fondi pensione al fine di perseguire gli obiettivi di diversificazione degli investimenti, efficiente gestione del portafoglio, diversificazione dei rischi, contenimento dei costi (art. 1, comma 1).

Si reputa infatti che presupposto naturale per una gestione sana e prudente sia in primo luogo la conoscenza delle caratteristiche degli investimenti che la società effettua, sia direttamente sia indirettamente. Ciò implica l’acquisizione di tutti quegli elementi informativi che la società ritenga necessari per valutare in modo adeguato, tempo per tempo, gli investimenti complessivamente in essere.

Premesso quanto sopra, si ritiene in primo luogo utile richiamare l’attenzione sulla circostanza che la previsione contenuta nello schema di regolamento dei fondi pensione aperti, nel disporre che le politiche di investimento degli OICR siano compatibili con quelle del fondo pensione, non chiede che si assumano a riferimento le sole indicazioni regolamentari (ancorché sia ragionevole che sia questa la fonte delle informazioni sulle quali operare una prima valutazione).

La scelta è finalizzata a non restringere oltre il necessario l’universo investibile dei fondi pensione, favorendo così quanto più possibile le opportunità di diversificazione degli investimenti. Laddove infatti il regolamento dell’OICVM non contenga informazioni sufficienti per la valutazione di compatibilità, a rigore l’OICVM stesso non potrebbe essere acquistato; l’investimento potrebbe tuttavia essere effettuato qualora la società sia in grado di monitorare il rispetto dei limiti basandosi sull’ammontare effettivamente investito dall’OICVM.

Va inoltre tenuto presente che per specifiche categorie di assets, quali i titoli non negoziati in mercati regolamentati dell’UE, degli Stati Uniti, Canada e Giappone e i titoli emessi da soggetti non OCSE, il citato Decreto ministeriale prevede limiti quantitativi e divieti, i quali rappresentano di fatto uno strumento di controllo del rischio assunto. Il monitoraggio degli stessi anche ove l’investimento sia attuato attraverso OICVM costituisce pertanto opportuno presidio prudenziale, a fronte di investimenti ritenuti particolarmente rischiosi e che si è quindi ritenuto di vietare o, almeno, di contenere entro percentuali limitate.

Non può peraltro escludersi che, anche al di là dei casi sopra esplicitamente richiamati, per determinate categorie di strumenti, da ritenersi “rischiosi” alla luce della politica di investimento perseguita dal fondo, il controllo preventivo di compatibilità da effettuare sulla base delle sole disposizioni regolamentari potrebbe non essere sufficiente e sussista pertanto la necessità di verifiche più puntuali.

Proprio in ottemperanza al principio della sana e prudente gestione, si ritiene infine che anche altre informazioni siano necessarie per una corretta e adeguata gestione del rischio; informazioni la cui individuazione e tempistica di acquisizione sono, in generale, rimesse alla responsabilità della società, in relazione alla politica di investimento del fondo, alle caratteristiche dell’OICVM, al peso che questo assume nel portafoglio complessivo del fondo pensione e al modello di valutazione del rischio adottato.

Le segnalazioni statistiche, di cui alla Circolare COVIP dell’11 agosto 1999, prot. 3702, recante tra l’altro le Segnalazioni periodiche dei fondi pensione aperti, riflettono l’approccio sopra descritto.

Queste, infatti, prevedono, alla Tav. VII – Composizione degli investimenti in titoli e durata finanziaria, che, in caso di investimento in parti di OICVM, venga indicato il limite massimo che, sulla base delle disposizioni regolamentari degli OICVM detenuti, può essere investito in titoli emessi da soggetti non OCSE, nonché l’ammontare effettivamente investito, vale a dire l’ammontare degli investimenti nei suddetti titoli effettivamente presenti nel portafoglio degli OICVM detenuti dal fondo pensione, per la quota parte di pertinenza del fondo pensione stesso.

Nella successiva Tav. VIII – Composizione degli investimenti per area geografica e valuta, si chiede inoltre ai fondi di indicare la composizione degli investimenti (appunto) per area geografica e valuta, avendo riguardo – anche in questo caso – sia ai titoli detenuti direttamente sia a quelli detenuti per il tramite degli OICVM acquisiti. Si tratta di elementi informativi di base la cui utilità dovrebbe essere percepita non soltanto in ragione della richiesta della Autorità di vigilanza – per le finalità informative e di controllo che le sono proprie – ma in quanto elementi minimali per il controllo dei rischi assunti tramite OICVM.

In sintesi si ritiene che, in caso di acquisto di parti di OICVM la società, al fine di poter apprezzare e monitorare adeguatamente i rischi assunti, dovrà in primo luogo valutare la compatibilità della politica di investimento dell’OICVM con quella del fondo (o comparto) interessato, sulla base delle rispettive previsioni regolamentari.

Ferma restando l’esigenza di acquisire elementi informativi di base volti a soddisfare presidi minimali di controllo del rischio, alla stessa è inoltre rimessa la responsabilità di valutare se, a seguito del controllo preventivo di cui sopra e tenuto conto dell’entità dell’esposizione in proporzione al patrimonio complessivo del fondo (o comparto), sussista o meno la necessità di assumere informazioni di maggior dettaglio circa il portafoglio dell’OICVM partecipato, avendo riguardo principalmente alle seguenti finalità: valutare utilmente l’investimento, in caso di eventuali rilevanti disallineamenti tra i limiti massimi regolamentari e gli ammontari di determinati assets effettivamente detenuti; verificare adeguatamente il rispetto dei limiti quantitativi applicabili al fondo pensione per disposizioni normative o regolamentari; verificare il grado di diversificazione degli investimenti sotto altri possibili profili di interesse.

Ciò chiarito, si prende atto delle difficoltà segnalate in relazione all’eventuale investimento in parti di OICVM gestiti da soggetti terzi e al rischio che la rinuncia a tali investimenti abbia ricadute sulla possibile diversificazione del portafoglio del fondo pensione. In linea con quanto fin qui rappresentato, si ritiene tuttavia che anche a tali profili debbano estendersi le valutazioni della Società, la quale apprezzerà l’opportunità di procedere o meno all’investimento, tenendo conto, da una parte, della difficoltà di acquisire le suddette informazioni e, dall’altra, dell’effettiva possibilità che la presenza di determinate tipologie di strumenti, anche in ragione del peso che questi possono assumere nel portafoglio dell’OICVM, incida sul profilo di rischio del fondo pensione (o comparto).

Il Presidente

Novembre 2008

Oggetto: Quesito in materia di deleghe di gestione

(lettera inviata ad una Banca che intende avviare l’attività per la gestione delle risorse dei fondi pensione)

Si fa riferimento alla nota del …., con la quale codesta Banca ha posto un quesito in merito alla possibilità per i gestori delle risorse dei fondi pensione italiani di conferire deleghe di gestione ad altre società situate in Paesi extracomunitari, appartenenti al medesimo Gruppo.

In proposito si fa presente che, a livello di normativa primaria, il riferimento da prendere in considerazione è l’art. 6, comma 1, lett. a) del d. lgs. n. 252/2005 che, nel disciplinare i modelli gestionali, prevede che i fondi pensione possano, tra l’altro, gestire le risorse mediante convenzioni con soggetti autorizzati all’esercizio dell’attività di cui all’art. 1, comma 5, lett. d), del d. lgs. n.58/1998, ovvero con soggetti che svolgano la medesima attività, con sede statutaria in uno dei Paesi aderenti all’Unione Europea, che abbiano ottenuto il mutuo riconoscimento.

Inoltre, quanto alle eventuali deleghe di gestione, sono da tenere presenti le disposizioni contenute in alcune deliberazioni di questa Commissione.

In particolare, nello Schema di convenzione per la gestione delle risorse dei fondi pensione in regime di contribuzione definita, approvato dalla COVIP con deliberazione del 7 gennaio 1998, è disposto che il soggetto terzo a cui viene eventualmente affidata la delega gestionale debba essere abilitato ai sensi dell’art. 6, comma 1 del decreto (punto 5-bis delle Premesse).

Norma analoga è contenuta anche nelle Istruzioni per il processo di selezione dei gestori delle risorse dei fondi pensione, approvato con deliberazione COVIP del 9 dicembre 1999. L’art.6, comma 2, di tale provvedimento dispone, infatti, che il Fondo, ove abbia ammesso deleghe gestionali, deve richiedere alle società offerenti di specificare nel questionario, anche, “il possesso da parte dei soggetti delegati dei requisiti previsti dalla normativa vigente”. In questo modo, è quindi ribadito che il soggetto delegato deve possedere i medesimi requisiti previsti dalla normativa primaria per il gestore principale.

Tale principio, relativo alle deleghe di gestione effettuate dal gestore principale di fondi pensione negoziali, è stato inoltre confermato dalla COVIP con riguardo al conferimento, da parte delle società istitutrici di fondi pensione aperti, dell’esecuzione di specifici incarichi di gestione ad altri soggetti. L’art. 7, comma 3, dello Schema di Regolamento dei fondi pensione aperti prevede, infatti, che le società istitutrici di fondi pensione aperti possono affidare l’esecuzione di specifici mandati di gestione a soggetti di cui all’art. 6, comma 1, lett. a), b) e c) del d. lgs. n. 252/2005.

Pertanto, alla luce delle disposizioni di questa Commissione sopra riportate, non risulta, al momento, ammissibile la possibilità prospettata da codesta Banca di affidare deleghe gestionali a soggetti non aventi sede in Paesi aderenti all’Unione Europea, che non siano stati autorizzati ai sensi dell’art. 1, comma 5, lett. d), del d. lgs. n. 58/1998.

Il Presidente f.f.

Marzo 2006
Oggetto: Richiesta di rinnovo dei mandati di gestione finanziaria
(lettera inviata ad un fondo pensione negoziale)

In data …………codesto fondo pensione, in relazione alla scadenza del rapporto
contrattuale in essere con i soggetti ai quali è affidato l’incarico di gestione delle risorse finanziarie, prevista per il ……………, chiede di acquisire il parere della scrivente in merito a talune ipotesi operative volte a garantire la continuità nella gestione finanziaria del fondo pensione medesimo con particolare riguardo all’ammissibilità dell’ipotesi di rinnovo dei mandati senza procedere ad una nuova selezione pubblica.
Al riguardo, come è noto, la gestione delle risorse di un fondo pensione negoziale è disciplinata da un complesso di disposizioni normative che, con riferimento all’attivazione dei mandati di gestione finanziaria, prevede, da un lato, lo svolgimento di un processo di selezione pubblico e, dall’altro, la stipula di convenzioni di gestione sulla base di predefiniti criteri. Ci si riferisce in particolare alle Istruzioni sul processo di selezione dei gestori emanate da questa Commissione in data 9 dicembre 1999 in base alle quali l’organo di amministrazione del fondo, individuati preliminarmente la politica di investimento del fondo e gli obiettivi di gestione dei singoli mandati procede, in coerenza con tali determinazioni e nel rispetto del principio di trasparenza dell’intero procedimento, alla scelta dei soggetti ritenuti maggiormente idonei all’assunzione degli incarichi; si fa altresì riferimento alle recenti disposizioni di cui al d.lgs 252/2005 le quali, oltre a semplificare l’iter per la conclusione del rapporto contrattuale tra fondo e soggetto gestore (eliminando il procedimento di autorizzazione preventiva alla stipula delle convenzioni da parte della Covip), impongono il rispetto, nella stesura del testo contrattuale dei criteri definiti dalla Covip sentite le autorità di vigilanza sui soggetti gestori. Il d.lgs 124/93, invece, prevedeva il rispetto degli schemi tipo di contratti definiti dalla Covip d’intesa con le autorità di vigilanza sui soggetti gestori (cfr. Schema di Convenzione per la gestione delle risorse dei fondi pensione in regime di contribuzione definita approvato dalla Covip il 7 gennaio 1998 d’intesa con Consob, Banca d’Italia e Isvap). Nelle more dell’emanazione da parte della Covip dei citati criteri si ritiene possano ritenersi ancora validi alcuni concetti rinvenibili dalla lettura dei predetti schemi.
In particolare l’art. 10 comma 1 del citato schema, disponendo esplicitamente il divieto di rinnovare tacitamente le convenzioni di gestione, consente, a contraris, il rinnovo esplicito delle stesse senza che sussista necessariamente l’obbligo di espletamento di un nuovo processo di selezione alla scadenza del mandato.
Alla luce di quanto precede è, pertanto, in linea di massima ammissibile procedere a rinnovare i mandati di gestione in scadenza a condizione però che la relativa decisione venga assunta dall’organo di amministrazione sulla base di una adeguata motivazione e di una approfondita valutazione di tutti quegli elementi che rilevano ai fini della decisione stessa, tra cui appare utile richiamare quelli di seguito indicati. Innanzitutto, la soddisfazione del fondo circa la condotta dei gestori nell’espletamento del mandato giunto a scadenza, frutto di una attenta e ponderata valutazione dell’organo di amministrazione, appare elemento imprescindibile per l’assunzione della decisione di rinnovare i mandati.Il permanere, poi, all’atto di detta decisione, dell’orientamento originario del fondo in materia di politica di investimento e di articolazione dei mandati di gestione chiamati ad implementarla, nonché delle condizioni alla base di tali scelte, è un ulteriore elemento che deve essere oggetto di attenta e approfondita valutazione. Al riguardo è opportuno che l’organo di amministrazione proceda ad un riesame di tali aspetti prima di assumere la decisione di rinnovare i mandati in scadenza. Anche il tempo intercorso tra l’ultima gara espletata dal fondo per la ricerca di gestori e la data di assunzione della decisione di rinnovare o meno i mandati può costituire elemento di valutazione circa il sostanziale permanere delle circostanze in base alle quali era stata espletata la gara pubblica (condizioni di mercato, caratteristiche dei gestori, …….). Infine, laddove il fondo decida di rinnovare i mandati in scadenza appare opportuno che il regime commissionale dei mandati oggetto di rinnovo non si discosti sostanzialmente rispetto a quello dei mandati terminati in quanto, diversamente, si ravviserebbe l’esigenza di una nuova verifica di mercato. Si richiama pertanto l’attenzione di codesto fondo pensione sulla necessità di rivedere le valutazioni effettuate anche alla luce delle indicazioni sopra richiamate e si resta in attesa di una dettagliata relazione in merito alle determinazioni assunte.
Il Presidente