Dicembre 2017

Oggetto: Quesito relativo alle modalità di gestione di contribuzioni di pertinenza di una posizione individuale trasferita ad altro fondo pensione

(lettera inviata a un fondo pensione negoziale)

Si fa riferimento alla nota del … con la quale sono stati chiesti chiarimenti in ordine alle modalità di gestione di un contributo di pertinenza di una posizione individuale trasferita ad altro fondo pensione.

Nello specifico codesto FONDO precisa di aver trasferito la posizione di un aderente ad un altro fondo a seguito dell’esercizio della relativa facoltà per perdita dei requisiti di partecipazione e di aver successivamente ricevuto un contributo a favore del lavoratore trasferito che presenta data di competenza e maturazione anteriore alla data di cessazione dei requisiti di partecipazione, risultando, pertanto, di pertinenza della posizione individuale già trasferita.

Viene poi riferito che, a seguito dell’avvenuto trasferimento di detto contributo al Fondo presso il quale l’aderente aveva trasferito la posizione (Fondo cessionario), quest’ultimo ha restituito la somma a codesto FONDO, eccependo il fatto che il lavoratore in questione non è più iscritto, e ha invitato codesto FONDO a restituire il contributo al soggetto che ha effettuato il versamento.

In proposito codesto FONDO rappresenta nella nota sopra indicata di non condividere la linea indicata dal Fondo cessionario, in quanto il trasferimento della posizione ha estinto il rapporto giuridico con l’aderente in favore del Fondo cessionario, il quale è diventato titolare del rapporto di previdenza complementare con l’aderente, inclusivo di tutte le pertinenze contributive, anche tardive, e dei conseguenti obblighi liquidativi. Né, secondo quanto rappresentato, è corretta la restituzione della somma al soggetto che l’ha versata, in quanto priverebbe il lavoratore di una sua legittima spettanza.

Infine, viene sottolineata l’impossibilità di liquidare al beneficiario il contributo tardivamente ricevuto, sia perché codesto FONDO non ha ricevuto dall’aderente alcun mandato in tal senso, sia perché non dispone delle necessarie informazioni per il corretto trattamento fiscale della contribuzione aggiuntiva.

In proposito, si condivide il presupposto di base, riferito nella richiesta di parere, secondo cui il contributo in parola è da imputare alla posizione individuale che a suo tempo è stata trasferita al Fondo cessionario e, in linea generale, si ritiene che spetti ai fondi cessionari la gestione delle ulteriori porzioni di posizione individuale, trattandosi di parte della più ampia posizione a suo tempo trasferita.

Nei casi, come quello in esame, in cui sia venuto meno anche il rapporto di partecipazione con il fondo cessionario, compete a quest’ultimo la liquidazione della contribuzione tardiva al proprio ex aderente, ove lo stesso abbia riscattato la posizione, o il trasferimento della stessa ad altro fondo cessionario, ove l’ex aderente abbia esercitato la facoltà di trasferimento.

Il Presidente

Giugno 2017

Oggetto: Quesiti in tema di risoluzione dei contratti inerenti a posizioni nulle o incapienti.

(lettera inviata a una società istitutrice di un fondo pensione aperto)

Si fa riferimento alla nota del …, con la quale codesta Società ha chiesto alla Commissione di esprimere un parere in merito ad alcune soluzioni operative che intenderebbe introdurre al fine di eliminare o, quantomeno ridurre, il fenomeno delle posizioni nulle o pressoché nulle.

In particolare, nella nota viene rappresentata l’intenzione di inserire nell’ambito del modulo di adesione un’apposita previsione in base alla quale il contratto si intende risolto al verificarsi delle seguenti condizioni:

-               laddove l’iscritto non provveda ad effettuare almeno un versamento entro sei mesi dalla sottoscrizione del modulo di adesione;

-               qualora, successivamente al primo versamento, il valore della posizione individuale finisca con il divenire inferiore all’importo annuale delle spese di gestione a seguito della successiva interruzione dei contributi dovuti (di seguito definita “incapiente”).

Nel primo caso codesta Società ipotizza di non inviare alcuna comunicazione all’iscritto, mentre nel secondo caso sarebbe previsto l’invio di un’apposita informativa.

E’ inoltre rappresentata la volontà di estendere tali soluzioni operative anche alle posizioni nulle o pressoché nulle di coloro che risultano già iscritti alla forma pensionistica in oggetto, prevedendo di inviare agli stessi un’apposita comunicazione nella quale verrebbe esplicitato che, qualora l’aderente non provvederà a effettuare un versamento entro 30 giorni, “il contratto si intenderà risolto di diritto senza alcun obbligo di restituzione”.

*  *  *

Con riferimento ai futuri iscritti, non si ravvisano particolari criticità alla introduzione di una clausola risolutiva espressa all’interno del modulo di adesione, che sia funzionale a chiarire a fronte di quali inadempienze può intervenire la risoluzione del rapporto, ben potendo tali inadempienze consistere nel mancato versamento della prima contribuzione, ovvero nel successivo integrale azzeramento della posizione individuale che sia da ricondurre all’applicazione delle spese annuali di gestione amministrativa e all’interruzione del flusso contributivo.

Quanto alla tempistica prefigurata, si ritiene adeguata la previsione che il contratto si risolva qualora la prima contribuzione non intervenga entro il termine dei sei mesi dalla sottoscrizione. Decorso tale termine, infatti, si può ragionevolmente ritenere che l’iscritto non sia più interessato alla costruzione del proprio piano previdenziale non avendo dato avvio al suo finanziamento.

Considerato che è nella fase di adesione che il potenziale aderente deve acquisire la consapevolezza che la scelta di entrare nella previdenza complementare non deve limitarsi alla sottoscrizione ma deve necessariamente concretizzarsi nel finanziamento della posizione previdenziale, si condivide la scelta di introdurre tale previsione nel modulo di adesione. Si reputa tuttavia opportuno che la stessa venga anche riportata nel Regolamento della forma pensionistica e all’interno della Nota informativa, nella Sezione Informazioni chiave per l’aderente.

Si evidenzia inoltre che, stante la previsione di cui all’art. 1456 c.c., la risoluzione non potrà mai operare in via automatica, diversamente da quanto ipotizzato da codesta Società, essendo sempre necessario che il soggetto nel cui interesse è stata pattuita la clausola risolutiva comunichi al soggetto inadempiente l’intenzione di avvalersene.

La clausola risolutiva espressa attribuisce, infatti, il diritto potestativo di ottenere la risoluzione del contratto per l’inadempienza di controparte; affinché intervenga la risoluzione del contratto è quindi necessario esercitare, mediante una manifestazione di volontà recettizia, tale diritto.

Si ritiene altresì percorribile l’ipotesi di risolvere anche le adesioni di coloro che hanno già aderito alla forma pensionistica, in un periodo antecedente all’introduzione nella documentazione contrattuale della predetta clausola risolutiva, laddove si sia in presenza di posizioni nulle. In tali casi risulterà necessario, così come peraltro previsto da codesta Società, trasmettere preventivamente agli iscritti interessati una diffida ad adempiere, che consenta ai medesimi di evitare la risoluzione del contratto qualora effettuino un versamento entro un termine predefinito, termine che tuttavia si ritiene preferibile fissare in non meno di 60 giorni.

Al riguardo si reputa peraltro opportuno che la diffida non intervenga prima del decorso di un congruo periodo di almeno sei mesi a far tempo dalla data di iscrizione, nel caso di posizioni nulle “ab origine”, ovvero dal momento in cui si è verificato l’azzeramento della posizione, nel caso di posizioni per le quali si sia interrotto il flusso contributivo e siano diventate completamente prive di consistenza in conseguenza dell’applicazione delle spese di gestione amministrativa. Solo decorso tale termine la società potrà contattare l’iscritto interessato attraverso la suddetta comunicazione e, qualora lo stesso non provveda al versamento contributivo entro il termine fissato, procedere alla risoluzione del contratto.

Si chiede pertanto di trasmettere alla scrivente la modifica regolamentare, nonché il modulo di adesione e la Sezione della Nota informativa, integrati con la relativa clausola, e la bozza della diffida in parola.

Con riferimento invece all’ipotesi di procedere alla risoluzione anche dei contratti inerenti alle posizioni incapienti, “senza alcun obbligo di restituzione” delle somme residue, si rileva che la questione presenta profili di problematicità che non consentono al momento di accogliere l’iniziativa nei termini prospettati.

Il Presidente

Giugno 2017

Oggetto: Quesito in materia di adesione contrattuale.

(lettera inviata a una fonte istitutiva)

Si fa riferimento al quesito posto da … con nota del …, qui pervenuto in pari data, con il quale è stato chiesto un pronunciamento di questa Commissione in merito alle “condizioni di legittimità” e alle “condizioni operative” di applicazione della previsione, di cui alla lett. m) dell’Accordo sottoscritto il … – fra …, … e le OO.SS. …, …. e …, che ha introdotto il c.d. “contributo contrattuale”.

L’Accordo citato prevede un contributo mensile pari a … euro, interamente a carico del datore di lavoro; detto contributo sarà versato per tutti i lavoratori assunti con contratto a tempo indeterminato, ivi compresi gli apprendisti, e determinerà l’iscrizione automatica al Fondo pensione.

Di seguito si riportano le questioni sottoposte alla Scrivente e le relative risposte.

1. Compatibilità della clausola contrattuale, che introduce il contributo contrattuale, con il principio di libertà e volontarietà dell’adesione alla previdenza complementare.

L’adesione contrattuale deriva da una previsione inserita nel CCNL che introduce a favore di tutti i lavoratori dipendenti del settore di riferimento un contributo mensile, a carico del solo datore di lavoro, da versare al Fondo di previdenza complementare individuato nel contratto stesso.

Conseguentemente, per i lavoratori dipendenti già iscritti al Fondo il contributo contrattuale si aggiunge al contributo posto a carico del datore di lavoro, mentre per i non iscritti questo unico versamento genera l’adesione contrattuale.

E’ importante rilevare che tale previsione della contrattazione collettiva non arreca al lavoratore nessun pregiudizio, facendo sorgere in capo al solo datore di lavoro un obbligo di contribuzione a suo favore, condizionato al versamento a una forma di previdenza complementare. Al lavoratore rimane la piena libertà di incrementare detto flusso con il versamento di contributi a proprio carico, ai quali si accompagnerà il contributo a carico del datore di lavoro, secondo le percentuali fissate dai contratti o accordi collettivi di riferimento, e il versamento del TFR.

Si ritiene pertanto che siffatta pattuizione non contrasti con i principi di libertà e volontarietà, previsti dall’art. 1, comma 2, del D. lgs. n.252/2005 e ribaditi dall’art. 3, comma 3, del medesimo Decreto.

2. Legittimazione delle Parti a determinare il contributo datoriale da destinare alla previdenza complementare per i lavoratori che non aderiscono a ….

Il contributo contrattuale è, come accennato, destinato a previdenza complementare, per scelta delle Parti sociali. Queste, in quanto soggetti legittimati alla contrattazione, hanno quindi titolo a determinare, all’interno dei contratti di riferimento dei diversi settori produttivi, l’entità del “contributo contrattuale” da destinare al Fondo.

3. Posizione dei lavoratori non iscritti a … ma iscritti ad altre forme di previdenza complementare non negoziali.

Per i lavoratori del settore … , a seguito del versamento del contributo contrattuale, si apre una posizione presso il Fondo …

Nel caso in cui gli stessi siano già iscritti al fondo pensione …, detto contributo si aggiungerà a quello già a carico del datore di lavoro e versato a seguito dell’adesione volontaria.

Qualora il lavoratore sia iscritto ad altra forma pensionistica complementare, là dove le Fonti non abbiano disposto la possibilità di destinare il contributo contrattuale ad altra forma pensionistica, si troverà ad avere una doppia posizione, una aperta presso … e l’altra presso il fondo pensione prescelto.

4. Natura e disciplina del rapporto fra fondo pensione e lavoratore non iscritto per il quale l’azienda versa il contributo contrattuale.

Il rapporto fra il lavoratore dipendente e il Fondo … si instaura per effetto dell’applicazione del CCNL. La natura del rapporto è, pertanto, di tipo contrattuale.

Si ritiene tuttavia opportuno che lo Statuto riporti la disciplina del rapporto che si instaura fra lavoratore e Fondo a seguito dell’adesione contrattuale.

In particolare gli articoli dello Statuto del Fondo interessati dalle accennate modifiche sono:

  • art.1 – Denominazione, fonte istitutiva, durata, sede.

Si ritiene necessario indicare in questo articolo la nuova Fonte istitutiva che introduce l’adesione contrattuale;

  • art. 5 – Destinatari.

La platea di riferimento del Fondo andrà ampliata in virtù della nuova categoria di destinatari;

  • art.6 – Scelte di investimento.

In questa sede andrà precisato il comparto destinato ad accogliere i contributi contrattuali che affluiscono al Fondo, sia per i lavoratori già iscritti che per i nuovi aderenti;

  • art.8 – Contribuzione.

Fra le modalità di contribuzione al Fondo andrà indicata anche quella relativa al versamento del contributo contrattuale;

  • art.12 – Trasferimento e riscatto della posizione individuale.

In questo articolo andrà disciplinata, coerentemente con le previsioni della Fonte istitutiva, la destinazione del flusso contributivo contrattuale in caso di trasferimento volontario della posizione individuale;

  • art.33 – Modalità di adesione.

Si chiede di indicare la documentazione informativa che accompagna l’adesione contrattuale.

5. [ omissis]

6. Individuazione dei comparti destinati ad accogliere i contributi contrattuali.

L’individuazione del comparto sul quale destinare il contributo contrattuale dei lavoratori non iscritti al Fondo potrà essere effettuata dal consiglio di amministrazione, ex art.36, comma 2, dello statuto del Fondo, qualora la suddetta destinazione sia indicata nell’accordo contrattuale (“Il Consiglio di amministrazione provvede ad apportare allo Statuto le modifiche che si rendano necessarie a seguito della sopravvenienza di disposizioni normative o della fonte istitutiva, nonché di disposizioni, istruzioni o indicazioni della COVIP.”). La suddetta previsione potrà altresì essere deliberata dall’Assemblea in seduta straordinaria, su proposta del Consiglio di amministrazione del Fondo (modifica dell’art. 6 dello Statuto).

Nell’individuazione del comparto destinato ad accogliere il contributo contrattuale, per i lavoratori non iscritti al Fondo, potrebbe risultare utile prendere in considerazione l’orizzonte temporale di partecipazione alla forma pensionistica complementare.

Per i lavoratori già iscritti al Fondo si ritiene preferibile prevedere che il contributo contrattuale sia destinato al comparto al quale affluiscono gli altri contributi dell’aderente.

***

Si ritiene altresì opportuno fornire le seguenti ulteriori informazioni in relazione alle adesioni contrattuali.

L’introduzione di modalità di adesione contrattuale da parte di fondi pensione negoziali è stata oggetto di modifiche statutarie sottoposte all’approvazione di questa Commissione a partire dal 2015. La complessiva attività di vigilanza svolta sui fondi a seguito dell’ingresso di aderenti contrattuali e le caratteristiche del fenomeno sono state descritte nell’ambito della Relazione annuale per il 2015, capitolo 3 – Fondi pensione negoziali.

Recentemente, il Regolamento sulle modalità di adesione alle forme pensionistiche complementari, adottato con delibera del 29 maggio 2008 e modificato con delibera del 25 maggio 2016, all’art.10, comma 3, ha preso in considerazione la “modalità di adesione prevista dalla contrattazione collettiva” al fine di escluderla dall’applicazione della disciplina dettata, negli artt.7, 8, 9 del citato regolamento, per le adesioni di tipo esplicito, e di individuare diversi e specifici obblighi informativi a carico del fondo.

I diversi obblighi informativi previsti nel citato art. 10 si applicano alle adesioni contrattuali e a quelle raccolte in silenzio-assenso.

In entrambi i casi, il Fondo dovrà comunicare al lavoratore l’avvenuta adesione, informarlo circa la possibilità di attivare altri flussi di contribuzione e rappresentargli la linea di investimento sulla quale andrà automaticamente destinato il contributo contrattuale, nonché le altre scelte di investimento attive presso il fondo. Il Fondo dovrà inoltre trasmettere all’aderente la Sezione I “Informazioni chiave per l’aderente” e la modulistica necessaria per l’attivazione di ulteriori flussi di finanziamento e per l’eventuale modifica della linea di investimento.

Infine, dovranno essere fornite a questa tipologia di aderente le informazioni necessarie per l’acquisizione della Nota informativa, dei documenti statutari e del documento “La mia pensione complementare”, versione standardizzata, nonché di ogni altra informazione utile ad assicurargli una piena conoscenza dei meccanismi di funzionamento del Fondo e dei diritti e degli obblighi connessi all’adesione.

Con riferimento all’attivazione dell’adesione di tipo contrattuale, si segnala da ultimo l’importanza che le Fonti istitutive, prima ancora del Consiglio di amministrazione del Fondo, valutino le iniziative da assumere al fine di raggiungere tutti gli aderenti contrattuali con una campagna informativa tesa a promuovere un’adesione piena alla previdenza complementare. Ciò partendo dalla considerazione che posizioni individuali alimentate con il solo contributo contrattuale rischiano di risultare insufficienti ad assicurare ai lavoratori iscritti una prestazione finale adeguata e comportano, in ogni caso, il sostenimento di oneri di gestione amministrativa.

Nell’ambito delle suddette valutazioni andrà pertanto attentamente considerato l’impatto dei costi amministrativi applicati su posizioni individuali così contenute.

Le suddette valutazioni, unitamente al programma delle iniziative che si intende assumere, potranno essere utilmente trasmesse alla scrivente Commissione già in fase di approvazione delle modifiche statutarie, all’atto della presentazione dell’istanza.

Il Presidente

Luglio 2015

Oggetto: Quesito in merito alla possibilità di liquidare ai dipendenti il TFR già destinato a previdenza complementare

(lettera inviata a un fondo pensione preesistente)

Si fa riferimento alla nota del 15 giugno u.s. con la quale è stato chiesto un parere in merito alla legittimità degli accordi intercorsi tra una Società e alcuni dipendenti, volti a liquidare direttamente ai lavoratori il TFR in precedenza destinato al Fondo.

In particolare, è stato segnalato che la predetta Società non versa da vari anni il TFR di alcuni dipendenti iscritti al Fondo, con modalità esplicite o tacite, da data successiva all’entrata in vigore del d.lgs. n. 252 del 2005. Dopo vari solleciti, nonché la concessione di rateazioni di pagamento le cui scadenze non sono state rispettate, sono state di recente intraprese anche azioni legali da parte di codesto Fondo.

E’ stato inoltre rappresentato che la Società nel gennaio di quest’anno, nell’informare di aver avviato un procedimento di cassa integrazione guadagni straordinaria e di gestione degli esuberi attraverso il ricorso alla mobilità, ha chiesto un parere al Fondo circa la possibilità di liquidare ai dipendenti il TFR dovuto allo stesso.

Nonostante il parere negativo espresso, la Società ha comunque stipulato un accordo con alcuni dipendenti volto a corrispondere direttamente agli stessi il TFR già destinato al Fondo e a questo non versato.

Al riguardo viene in rilievo la disposizione di cui all’art. 8, comma 7, lett. a), che disciplina la scelta, con modalità esplicite, sulla destinazione del TFR da parte dei lavoratori di prima assunzione successiva all’entrata in vigore del d.lgs. n. 252 del 2005. Secondo tale norma solo la scelta esplicita di mantenere il TFR in azienda è sempre successivamente revocabile; ne consegue che è da intendersi irrevocabile, per contro, quella relativa alla destinazione del TFR a previdenza complementare.

Detto principio è da ritenersi applicabile anche alle adesioni degli stessi lavoratori di prima assunzione successiva all’entrata in vigore del d.lgs. n. 252 del 2005 attraverso modalità tacite, disciplinate dalla lett. b) del medesimo comma 7, nonché ai dipendenti già in servizio alla data di entrata in vigore dello stesso decreto, in virtù del richiamo all’applicazione delle norme dell’art. 8, comma 7, effettuato dall’art. 23, comma 8.

Ugualmente, in mancanza di diverse disposizioni in merito alla revocabilità della scelta, detto principio vale anche per i dipendenti con anzianità di iscrizione alla previdenza obbligatoria anteriore al 29 aprile 1993, di cui alla lett. c) del citato art. 8, comma 7, per i quali il conferimento può riguardare, attraverso modalità esplicite o tacite, il TFR anche solamente in quote.

Si osserva che tale principio è stato più volte ribadito dalla Commissione nei propri documenti di carattere generale. Ad esempio, nelle “Direttive recanti chiarimenti sulle scelte di destinazione del TFR da parte dei lavoratori che attivano un nuovo rapporto di lavoro” approvate il 24 aprile 2008, la Commissione ha precisato che “Per il lavoratore che abbia già optato per il conferimento del TFR ad una forma di previdenza complementare e che non abbia operato il riscatto integrale della posizione individuale, la scelta a suo tempo effettuata rimane efficace anche nei confronti del nuovo datore di lavoro”.

In sostanza se la scelta di destinazione del TFR alla previdenza complementare rimane efficace anche quando il lavoratore venga riassunto alle dipendenze di un altro datore di lavoro, a maggior ragione non può essere revocata in costanza dello stesso rapporto di lavoro.

Ciò risulta inoltre confermato anche dall’art. 8, comma 5, dello Schema di statuto dei fondi pensione negoziali, approvato dalla COVIP con Deliberazione del 31 ottobre 2006 e valido anche per i fondi preesistenti, in base al quale “In costanza del rapporto di lavoro l’aderente ha facoltà di sospendere la contribuzione a proprio carico, con conseguente sospensione dell’obbligo contributivo a carico del datore di lavoro, fermo restando il versamento del TFR maturando al Fondo”.

La Commissione ha così ritenuto che l’iscritto che versa il TFR, a prescindere dalle modalità di adesione, espresse o tacite, nonché dalla data di prima assunzione o di iscrizione alla previdenza obbligatoria, possa sospendere i flussi contributivi a proprio carico, ma non il versamento del TFR, in coerenza con i principi desumibili dal d.lgs. n. 252 del 2005 che non prevede ripensamenti sulla scelta di destinare il TFR a previdenza complementare.

Da ultimo, l’irrevocabilità della scelta è stata implicitamente ribadita dalla legge di stabilità per il 2015 (legge n. 190 del 2014) che all’art. 1, comma 26, prevede, in via sperimentale e per i soli periodi di paga decorrenti dal 1º marzo 2015 al 30 giugno 2018, la possibilità per i lavoratori dipendenti del settore privato che abbiano un rapporto di lavoro in essere da almeno sei mesi presso il medesimo datore di lavoro di richiedere al datore di lavoro stesso di percepire la quota maturanda di TFR, compresa quella eventualmente destinata ad una forma pensionistica complementare di cui al d.lgs. n. 252 del 2005, come parte integrativa della retribuzione.

La citata disposizione, che si pone quindi in deroga ai principi desumibili dall’art. 8, comma 7, del d.lgs. n. 252 del 2005, consente la liquidazione diretta della cosiddetta Qu.I.R. (quota integrativa della retribuzione) solo per i lavoratori che si trovino nelle condizioni e per i periodi ivi previsti, confermando, così, che al di fuori della predette ipotesi il pagamento diretto al lavoratore del TFR destinato a previdenza complementare non è ammesso.

Il Presidente f.f.

Maggio 2014

Oggetto: Quesito sul conferimento al Fondo pensione del TFR pregresso

(lettera inviata a un fondo pensione preesistente)

Si fa riferimento alla lettera del …, con la quale codesto Fondo ha posto un quesito in tema di conferimento a previdenza complementare del cosiddetto TFR pregresso. In particolare con la citata nota viene chiesto un parere circa la possibilità di devolvere, in accordo con l’azienda, al proprio Fondo pensione anche il TFR pregresso maturato dopo il 1° gennaio 2007.

In proposito si rileva che disposizioni in merito al TFR pregresso sono state dettate con la legge finanziaria per il 2008 (legge n. 244 del 24 dicembre 2007), la quale ha introdotto, nell’art. 23 del d.lgs. n. 252 del 2005, il comma 7-bis, al fine di definire le modalità di tassazione delle prestazioni di previdenza complementare relative a quote di TFR maturate in anni precedenti al 1° gennaio 2007 (ossia prima dell’entrata in vigore del d.lgs. n. 252 del 2005) e devolute dopo detta data alla forma di previdenza complementare prescelta dal lavoratore.

Detta previsione, inserita tra le norme transitorie del d.lgs. n. 252 del 2005, presenta quindi una circoscritta valenza fiscale in quanto si limita a chiarire il regime di tassazione applicabile alle quote di TFR pregresso trasferite a previdenza complementare dopo l’entrata in vigore delle novità introdotte, anche sul piano della tassazione, dal citato d.lgs. n. 252 del 2005 qualora le stesse risultino maturate in data antecedente. Tali somme, in occasione dell’erogazione delle prestazioni, restano assoggettate ai diversi regimi fiscali in vigore nei periodi di maturazione del TFR consentito.

Si esprime pertanto l’avviso che la norma innanzi richiamata, espressamente riferita per le ragioni sopradette alle sole quote di TFR pregresso maturate entro il 31 dicembre 2006, non ponga preclusioni alla devoluzione a previdenza complementare anche del TFR pregresso maturato successivamente al 1° gennaio 2007.

Per le somme della specie non sussiste infatti la necessità di una specifica previsione, come quella del citato art. 23, comma 7-bis, in quanto si tratta di conferimenti comunque riferiti a somme maturate successivamente al 1° gennaio 2007, per le quali il relativo regime di tassazione è direttamente disciplinato dallo stesso d.lgs. n. 252 del 2005.

Qualora detto stock di TFR sia rimasto nella disponibilità dell’azienda, in quanto non obbligata al versamento al Fondo di Tesoreria INPS, si ritiene quindi che sia senz’altro possibile che lo stesso sia destinato alla previdenza complementare, previo accordo tra il lavoratore e il datore di lavoro.

Riguardo, invece, al TFR accumulato in anni successivi al 1° gennaio 2007 che, per scelta esplicita dell’aderente, è stato mantenuto nel regime di cui all’art. 2120 c.c. e, trattandosi di azienda con almeno 50 addetti, è stato versato dal datore di lavoro al cosiddetto Fondo di Tesoreria INPS, si fa presente che la disciplina e il funzionamento del predetto Fondo è materia estranea ai compiti di vigilanza di questa Commissione.

Si informa comunque di aver interessato della questione i competenti Uffici dell’INPS, al fine di promuovere una riflessione sul tema e l’adozione di iniziative che, nell’ottica della rilevante finalità sociale della previdenza complementare, consentano ai lavoratori dipendenti di versare alla forma pensionistica complementare prescelta anche il TFR pregresso accantonato presso il Fondo di Tesoreria.

Il Presidente

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Ottobre 2010

Oggetto: Quesito in materia di legittimazione all’insinuazione nello stato passivo della procedura fallimentare del datore di lavoro inadempiente.

(lettera inviata a un fondo pensione negoziale)

Con nota del … codesto Fondo pensione ha chiesto chiarimenti in ordine all’individuazione del soggetto legittimato a insinuarsi nello stato passivo nell’ambito di una procedura fallimentare relativa a un’azienda che ha omesso di versare al Fondo pensione il TFR dovuto.

Nel caso specifico, viene allegata la lettera indirizzata dal Curatore fallimentare alla lavoratrice che aveva chiesto l’insinuazione dei propri crediti nello stato passivo del fallimento del datore di lavoro. In tale lettera il Curatore comunica alla lavoratrice che il Giudice delegato ha ammesso nello stato passivo il credito relativo al TFR non corrisposto dall’azienda alla dipendente al momento del licenziamento, mentre ha respinto la domanda di ammissione del credito per le quote di TFR non versato al fondo di previdenza complementare, precisando che per questo l’unico legittimato è il fondo pensione e non la persona iscritta.

Al riguardo si rileva che nell’ambito della disciplina di settore vi sono disposizioni che riconoscono certamente in capo al lavoratore la titolarità del diritto alla contribuzione. L’art. 5 del d. lgs. 27 gennaio 1992, n. 80 attribuisce chiaramente al lavoratore il diritto di chiedere l’intervento del Fondo di garanzia INPS stesso, qualora il suo credito per contributi omessi sia rimasto in tutto o in parte insoddisfatto a esito di una procedura concorsuale relativa all’azienda che ha omesso di versare i contributi.

Le condizioni per ricorrere al Fondo di garanzia sono state esplicitate dall’INPS nella Circolare n. 23 del 22 febbraio 2008. Con riferimento alle omissioni contributive proprie dei datori di lavoro assoggettabili a una procedura concorsuale, l’INPS ha precisato che, in via generale, l’accertamento del credito del lavoratore, in caso di fallimento, amministrazione straordinaria e liquidazione coatta amministrativa, avverrà con l’ammissione del credito stesso nello stato passivo della procedura.

Si rileva inoltre che la legge delega n. 243 del 2004 aveva previsto come criterio di delega l’attribuzione ai fondi pensione della contitolarità con i propri iscritti del diritto alla contribuzione, compreso il trattamento di fine rapporto cui è tenuto il datore di lavoro. Com’è noto tale previsione non ha trovato attuazione nell’ambito del d. lgs. n. 252 del 2005, sicchè la disciplina del Fondo di garanzia costituisce, allo stato attuale, l’unico dato normativo certo in tema di titolarità in capo al lavoratore del diritto di credito sui contributi omessi.

Tuttavia, per quanto riguarda la fattispecie in esame, si esprime l’avviso che nei casi, peraltro limitati, in cui il Giudice della procedura fallimentare individui nel fondo pensione l’unico soggetto legittimato all’insinuazione nello stato passivo dei crediti per contributi non versati dal datore di lavoro, sia opportuno che il fondo stesso si uniformi alla disposizione del Giudice e ponga in essere gli adempimenti necessari per la tutela degli interessi dell’iscritto.

Ciò, anche avuto riguardo al fatto che l’insinuazione nello stato passivo costituisce un presupposto per l’attivazione da parte dell’aderente delle prestazioni erogate dal Fondo di garanzia, unico presidio specifico apprestato attualmente dall’ordinamento per tutelare gli iscritti dalle omissioni contributive di parte datoriale. Qualora il fondo pensione si attivi per la tutela del credito, è opportuno che lo stesso si faccia rilasciare dall’iscritto un’apposita delega recante anche l’indicazione dell’importo del credito, conoscibile nel preciso ammontare solo dal lavoratore.

Il Presidente

Aprile 2010

Oggetto: Quesito relativo alle scelte di destinazione del TFR per l’ipotesi di affitto d’azienda

(lettera inviata ad alcune Segreterie regionali di Sindacati)

Si fa riferimento alla nota del ……… con la quale codeste Segreterie regionali hanno chiesto un parere in ordine all’applicabilità delle indicazioni contenute nelle “Direttive recanti chiarimenti sulle scelte di destinazione del TFR da parte dei lavoratori che attivano un nuovo rapporto di lavoro”, approvate con deliberazione COVIP del 24 aprile 2008, con riferimento ai lavoratori interessati da un’operazione di affitto di ramo d’azienda.
In particolare, è chiesto di conoscere se i predetti lavoratori siano o meno tenuti alla compilazione della modulistica allegata alla nota e consistente: nello schema di modello allegato alle predette Direttive (contenente la comunicazione al datore di lavoro delle scelte effettuate circa la destinazione del TFR da parte dei lavoratori riassunti che avevano conferito il TFR a previdenza complementare in relazione a precedenti rapporti di lavoro e che, a seguito della perdita dei requisiti di partecipazione alla forma a cui erano iscritti, non hanno riscattato integralmente la posizione) e in un questionario diretto a conoscere le scelte già effettuate dal lavoratore nel precedente rapporto di lavoro.

Al riguardo, si rileva preliminarmente che, come anche precisato dall’art. 2112 c.c., l’affitto di ramo d’azienda costituisce una specie del più ampio genere dei trasferimenti di rami d’azienda e, cioè, di quelle operazioni che comportino il mutamento nella titolarità di un’articolazione funzionalmente autonoma di un’attività economica organizzata identificata come tale dal cedente e dal cessionario al momento del trasferimento.
Con riferimento a dette operazioni di trasferimento di ramo d’azienda si ritiene opportuno qui richiamare quanto già precisato negli “Orientamenti Interpretativi in materia di riscatto della posizione individuale ex articolo 14, comma 5, del decreto legislativo n.252/2005”, approvati con deliberazione COVIP del 17 settembre 2009.
Come già chiarito nei predetti Orientamenti, si osserva che non può ritenersi realizzata una situazione di “perdita dei requisiti di partecipazione” e non possono, pertanto, attivarsi quelle clausole statutarie che consentirebbero il riscatto della posizione individuale, laddove l’operazione di trasferimento di ramo d’azienda sia accompagnata dalla pattuizione, formalizzata in un accordo collettivo, dell’impegno del nuovo datore di lavoro di continuare la contribuzione alle forme pensionistiche collettive d’iscrizione dei lavoratori.
Considerato che nell’accordo allegato alla nota è stato confermato sia il mantenimento delle iscrizioni in essere al fondo …….sia la possibilità di nuove iscrizioni su base volontaria allo stesso, si rileva che, da un punto di vista sostanziale, nulla è cambiato per i soggetti coinvolti nell’operazione di affitto di ramo d’azienda, che siano iscritti a tale forma pensionistica complementare, i quali possono proseguire senza soluzione di continuità la propria partecipazione al fondo di appartenenza. Ne consegue, pertanto, che gli stessi non hanno titolo di esercitare il riscatto ai sensi dell’art. 14, comma 5 del decreto legislativo n.252/2005 per “perdita dei requisiti di partecipazione” .
Non vi è motivo, pertanto, per far compilare ai lavoratori che hanno aderito a previdenza complementare il modello allegato alle Direttive COVIP del 24 aprile 2008, utile per l’individuazione della nuova forma pensionistica complementare cui conferire il TFR maturando in caso di perdita dei requisiti di partecipazione al fondo di originaria appartenenza. Restano quindi valide le scelte già compiute circa la destinazione del TFR al fondo ………..
Analogamente si riterrebbe superflua la compilazione, da parte dei lavoratori interessati dall’operazione di affitto di ramo d’azienda, del questionario in bozza allegato alla nota, ben potendo la società cessionaria acquisire direttamente dalla società cedente, con la quale ha sottoscritto un contratto di affitto di azienda, tutte le informazioni necessarie a conoscere l’opzione a suo tempo esercitata da ciascun lavoratore per i profili inerenti la previdenza complementare.

Il Presidente

Luglio 2009

Oggetto: Contribuzione aggiuntiva a fondi pensione negoziali

(lettera inviata ad un’ associazione datoriale)

Si fa riferimento alla nota del ……… con la quale è stato posto un quesito in merito alla possibilità, in base alla normativa di riferimento, di versare a fondi pensione negoziali contribuzioni “una tantum” aggiuntive all’ordinaria contribuzione definita dalla contrattazione collettiva.

Il quesito è formulato, in particolare, con riferimento a tre situazioni distinte:

- la prima ipotesi è quella in cui la possibilità di contribuzione aggiuntiva sia stata disciplinata dalla contrattazione collettiva di riferimento e sia stata recepita nello statuto/regolamento del fondo pensione negoziale;

- nel secondo caso, una disciplina in merito alla contribuzione aggiuntiva risulta prevista esclusivamente nello statuto/regolamento;

- nella terza ipotesi, la contrattazione collettiva e gli statuti/regolamenti nulla dicono in tema di eventuali contribuzioni aggiuntive.

Al riguardo, si rileva che l’articolo 8, comma 2 del d.lgs. 252/2005 sancisce la facoltà per tutti i lavoratori di determinare liberamente l’entità della contribuzione a proprio carico, fermo restando il riconoscimento del potere delle fonti istitutive di fissare, relativamente alle adesione su base collettiva, la misura minima della contribuzione a carico del datore di lavoro e del lavoratore stesso.

Tale novità è stata debitamente posta in evidenza nelle Direttive COVIP del 28 giugno 2006, indirizzate alle forme pensionistiche complementari, ed è stata inoltre esplicitata nello Schema di statuto adottato dalla COVIP con deliberazione del 31 ottobre 2006, a cui i fondi negoziali si sono uniformati in sede di adeguamento al decreto legislativo n.252/2005.

I fondi pensione negoziali sono, quindi, tenuti a riconoscere tale diritto agli iscritti, non potendo frapporre particolari ostacoli al riguardo. La regolamentazione interna, di cui molti fondi si sono dotati per il versamento di contribuzioni aggiuntive, ha esclusivamente lo scopo di disciplinare, sotto il profilo amministrativo, i flussi di comunicazioni che devono intercorrere tra l’iscritto, il datore di lavoro e il fondo per la regolare imputazione degli ulteriori importi corrisposti e per l’effettuazione delle ulteriori trattenute da parte del datore.

Stante quanto sopra rilevato non si ravvisa, pertanto, l’esigenza che tale previsione venga inserita anche nella contrattazione collettiva di riferimento, essendo sufficiente che la stessa definisca, come previsto dalla normativa, i livelli minimi di contribuzione.

Parimenti ammissibile, anche se non esplicitata da norme di legge, è da ritenersi la possibilità per il datore di lavoro di effettuare versamenti aggiuntivi rispetto a quelli minimi fissati dalla contrattazione collettiva, laddove intervengano intese in tal senso tra il datore e il fondo pensione, volte a definirne le relative modalità di accredito. Ciò, infatti, risponde alla volontà complessiva della riforma di agevolare il ricorso alla previdenza complementare e di favorire l’incremento dei relativi flussi contributivi.

Considerato, poi, che trattasi di contribuzioni volontarie, il cui versamento è rimesso alla discrezione del datore di lavoro, si ritiene che non sia necessario prevedere tale facoltà nell’ambito della contrattazione collettiva.

Maggio 2009

Oggetto: Conferimento al fondo pensione del TFR pregresso

(lettera inviata ad un fondo pensione negoziale)

Si fa riferimento alla nota del …….., con la quale codesto Fondo ha rappresentato le linee operative che intende adottare circa i conferimenti del TFR pregresso, chiedendo conferma della correttezza delle stesse, e al fax del …… u.s. con il quale è stata inoltrata copia del Modulo predisposto per la devoluzione di detti importi.

Come noto, la possibilità di destinare a previdenza complementare anche lo stock di TFR accumulato presso il datore di lavoro, oltre ai flussi futuri, ha formato oggetto di un primo chiarimento nella Circolare dell’Agenzia delle Entrate n.70/E del 18 dicembre 2007.

Il chiarimento dato in via interpretativa dall’Agenzia delle Entrate, è stato poi confermato anche in via normativa. La legge finanziaria per il 2008 (legge n.244/2007) ha, infatti, introdotto, nell’art. 23 del d.lgs. n.252/2005, il comma 7-bis, recante le regole di tassazione in caso di conferimento del TFR accantonato in anni pregressi (ossia prima dell’entrata in vigore del d.lgs. n.252/2005) e devoluto dopo il 1° gennaio 2007 alla forma di previdenza complementare.

In merito a tale forma di finanziamento della previdenza complementare, oggi pacificamente ammessa e disciplinata, codesto Fondo ha formulato, nella prima nota inviata, alcune considerazioni e chiesto alla Commissione un parere sulla correttezza degli intendimenti operativi rappresentati.

La prima questione evidenziata è quella dell’ammissibilità del conferimento al Fondo del predetto TFR pregresso nell’ipotesi in cui tale facoltà non sia espressamente contemplata dallo statuto. Come infatti indicato nella nota, lo statuto del Fondo non contiene previsioni puntuali in materia, ma solo una generica facoltà per il lavoratore di determinare liberamente l’entità della contribuzione a proprio carico.

Al riguardo, si ha presente che le clausole statutarie in tema di contribuzione, riprese dallo Schema COVIP, fanno riferimento a quelle che sono le fonti standard di finanziamento di un fondo pensione negoziale, valide per la generalità degli iscritti, il cui versamento è effettuato, di norma, con cadenze periodiche per tutta la fase di accumulazione. Quanto al TFR è, quindi, menzionato soltanto il TFR maturando e non anche il TFR pregresso.

Tale ultima fonte di contribuzione non è espressamente menzionata in quanto trattasi di una fonte eccezionale che non riguarda tutta la platea degli iscritti, ma solo quegli iscritti per i quali trovano applicazione appositi accordi con i datori di lavoro; la stessa si sostanzia, inoltre, in un versamento una tantum.

Ancorché il TFR pregresso non sia espressamente menzionato all’interno dello statuto, codesto Fondo può senz’altro accogliere anche siffatte somme, atteso che non vi sono più dubbi sulla legittimità del loro versamento a previdenza complementare.

Stante quanto sopra considerato, non si ritiene, inoltre, opportuno che il Fondo intervenga a modificare il proprio statuto per introdurre previsioni esplicite in tal senso. Indicazioni in materia potranno essere riportate in Nota informativa, dando conto della possibilità per il Fondo di ricevere anche il TFR pregresso ove previsto nei contratti collettivi o negli accordi collettivi o individuali di lavoro.

Inoltre, è stato chiesto se sia necessario modificare la contrattazione collettiva nazionale o integrativa aziendale. Tale intervento non appare indispensabile, considerato che il TFR pregresso può essere devoluto a previdenza complementare anche sulla base di un accordo tra il lavoratore e il datore di lavoro.

Infine, sicuramente utile è la predisposizione, così come prefigurato dal Fondo, di un Modulo sia per la formalizzazione dell’accordo sulla devoluzione del TFR pregresso a previdenza complementare, ove questa non tragga già origine nella contrattazione collettiva, e sia per la trasmissione al Fondo delle informazioni indispensabili per la gestione delle relative somme ai fini fiscali.

A proposito di detto Modulo, si segnala l’opportunità che venga ivi inserita anche una sintetica indicazione del trattamento fiscale applicabile alle relative somme, idonea ad informare l’iscritto, facendo poi rinvio al Documento sul regime fiscale per la disciplina di dettaglio.

Il Presidente

Febbraio 2009

Oggetto: Quesito in merito alla destinazione dei flussi contributivi futuri a un altro fondo pensione

(lettera inviata ad una società istitutrice di un fondo pensione aperto)

Si fa riferimento alla nota del ……… u.s., con la quale codesta ……… ha posto un quesito in merito alla possibilità per gli iscritti ad un fondo pensione negoziale di aderire successivamente ad un fondo pensione aperto, sulla base di sopravvenuti accordi con i propri datori di lavoro, e di destinare al nuovo fondo pensione aperto i flussi futuri di contributi e di TFR, ancorché non sia ancora decorso il periodo minimo di permanenza (due anni) previsto dall’articolo 14, comma 6 del decreto legislativo n. 252/2005.

Con successiva e-mail del ……… u.s. è stato, poi, chiarito che la questione riguarderebbe i soggetti interessati da accordi collettivi aziendali ovvero da accordi plurimi di adesione a fondi aperti. Con nota del ……… u.s. sono stati, quindi, trasmessi alla scrivente Commissione gli accordi sottoscritti per l’adesione al Fondo pensione aperto………, gestito dalla ……… medesima.

Quanto a detti accordi, si ha presente che negli stessi risulta chiaramente esplicitata la volontà delle parti firmatarie di consentire l’adesione al fondo pensione aperto in alternativa rispetto alle adesioni ai fondi pensione negoziali, restando, comunque, in facoltà dei lavoratori l’adesione al fondo negoziale di categoria. Si osserva, pertanto, che con dette pattuizioni non si è inteso derogare alla contrattazione nazionale, ma ampliare l’offerta di forme di previdenza complementare, con contributo a carico del datore di lavoro, a disposizione dei dipendenti.

Ciò rilevato sotto il profilo degli accordi, si esprime la considerazione che – pur tenuto conto del non univoco quadro normativo di riferimento e della sussistenza di incertezze interpretative sul punto – l’articolo 14, comma 6 del decreto legislativo n. 252/2005, nel disciplinare la cosiddetta portabilità, si riferisca al solo trasferimento ad altra forma pensionistica dell’intera posizione maturata, vale a dire dello stock accumulato presso la forma di provenienza e non già ai flussi contributivi ancora da conferire. Ciò, evidentemente, anche al fine di limitare il frequente smobilizzo della posizione accantonata, che potrebbe incidere sulla possibilità del fondo di effettuare una gestione delle risorse orientata su un orizzonte pluriennale.

La predetta disposizione, nella parte in cui dispone che “decorsi due anni dalla data di partecipazione ad una forma pensionistica complementare l’aderente ha facoltà di trasferire l’intera posizione individuale maturata ad altra forma pensionistica”, deve essere, quindi, intesa nel senso di limitare, per il periodo indicato, il solo trasferimento dell’intera posizione individuale maturata, vale a dire quanto già accantonato e non anche i flussi contributivi futuri ancora da versare, i quali non costituiscono “posizione maturata”.

Sulla scorta delle considerazioni che precedono, si ritiene, pertanto, che i soggetti interessati dagli accordi succitati abbiano titolo per destinare la contribuzione futura al fondo pensione aperto individuato dai medesimi accordi, non assumendo in tal caso rilievo il periodo di permanenza nel fondo di precedente adesione.

Resta inteso che, anche in siffatte ipotesi, la posizione accumulata presso il fondo originario potrà essere oggetto di trasferimento alla nuova forma pensionistica solo dopo che sia decorso il biennio di permanenza minima fissato dal legislatore. Al riguardo, si sottolinea la necessità che l’aderente proveniente da altra forma previdenziale cui è iscritto da meno di due anni sia informato, prima della sottoscrizione, che fino al compimento del biennio la sua posizione sarà suddivisa in due conti distinti relativi a ciascuna delle forme cui ha aderito.

Premesso quanto sopra, la scrivente Commissione, avuto riguardo all’esigenza di assicurare la migliore tutela degli interessi degli aderenti, richiama l’attenzione di codesta ……… sulle circostanze di seguito rappresentate.

In primo luogo, da quanto emerso nel corso dell’istruttoria, risulta che i costi applicati per il caso delle adesioni collettive e degli accordi plurisoggettivi sono sensibilmente più alti di quelli praticati dai fondi negoziali di provenienza e in ogni caso non inferiori a quelli applicati dallo stesso fondo per le adesioni individuali.

In secondo luogo, in taluni casi il contributo minimo richiesto al lavoratore è significativamente più basso di quello previsto negli accordi nazionali e soltanto parzialmente compensato dal contributo extra dei datori di lavoro.

In considerazione di ciò, si ritiene opportuno ricordare, in generale, l’esigenza del pieno rispetto delle disposizioni in tema di adesione alle forme pensionistiche complementari, contenute nel Regolamento adottato dalla scrivente Commissione con deliberazione del 29 maggio 2008, e in particolare delle regole di comportamento di cui all’articolo 11, dirette a garantire che i potenziali aderenti siano adeguatamente informati e messi in grado di effettuare scelte consapevoli e rispondenti alle proprie esigenze.

Ciò ovviamente dovrà riguardare ogni adesione al Fondo aperto, e quindi anche quelle adesioni di soggetti che – come nella fattispecie in esame – decidano di mutare, sulla base di successivi accordi aziendali o plurimi, la destinazione dei flussi contributivi futuri e le maturande quote di TFR rispetto alla scelta precedentemente effettuata, optando per il fondo pensione aperto.

Anche nei casi suddetti, particolare cura dovrà essere prestata all’osservanza dell’obbligo di comportarsi “con diligenza e trasparenza nei confronti dei potenziali aderenti”, di agire “in modo da non recare pregiudizio agli interessi degli aderenti” e di “non celare, minimizzare od occultare elementi o avvertenze importanti”. Inoltre, dovranno essere fornite “informazioni….. chiare….. sui costi” e richiamata l’attenzione del potenziale aderente sull’Indicatore sintetico dei costi riportato in Nota informativa” e “sull’importanza di acquisire informazioni circa gli Indicatori sintetici dei costi relativi alle altre forme pensionistiche complementari disponibili sul sito web della COVIP”.

Inoltre, proprio alla luce degli elementi oggettivi sui quali si è in precedenza richiamata l’attenzione di codesta ………, si evidenzia l’opportunità di iniziative volte a favorire, anche mediante la comparazione tra le condizioni applicate dal Fondo aperto e dal Fondo di provenienza dell’aderente, un’effettiva conoscenza delle differenze riguardanti tutti i profili di rilievo utili ad acquisire una piena consapevolezza delle scelte che si vanno ad effettuare, come ad esempio i costi applicati.

Infine, quanto a detta ultima voce, si ricorda che la scrivente Commissione ha ammesso la possibilità di ridurre le spese a carico dell’aderente ove si tratti, tra l’altro, di adesioni su base collettiva (si veda l’articolo 8, comma 2 dello Schema di regolamento dei fondi pensione aperti, adottato dalla COVIP con deliberazione del 31 ottobre 2006). Iniziative in tal senso sono da considerare senz’altro con favore.

Tenuto conto che, come sopra rilevato, per le adesioni su base collettiva, codesta ……… , al di là di una parziale riduzione delle spese di adesione, non ha inteso prevedere ulteriori riduzioni dei costi a carico degli aderenti, si invita a voler valutare l’opportunità di introdurre agevolazioni in tal senso, al fine di una maggiore tutela degli aderenti su base collettiva. Tale scelta avrebbe anche il pregio di avvicinare, in nome di un’effettiva concorrenza, le condizioni di costo del Fondo pensione aperto a quelle applicate dai fondi pensione negoziali da cui provengono i soggetti interessati dagli accordi collettivi o plurisoggettivi.

Il Presidente

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