Ottobre 2016

Oggetto: Quesito in materia di anticipazioni

(lettera inviata a un fondo pensione preesistente)

Si fa riferimento alla richiesta del … con la quale codesto Fondo ha chiesto il parere della scrivente Autorità circa la fattibilità di una iniziativa riguardante il profilo delle anticipazioni.

In particolare, è stato rappresentato che la banca, datore di lavoro, sarebbe disponibile a concedere all’iscritto mutui agevolati, garantiti a valere sulla sua posizione individuale di previdenza complementare, al fine di ridurre il ricorso alle anticipazioni – soprattutto per esigenze abitative e per ulteriori esigenze dell’iscritto – così da mantenere il più possibile integro il montante accumulato.

Secondo il progetto illustrato con la succitata nota, l’iscritto dovrebbe, contestualmente all’accensione del mutuo e a garanzia dello stesso, effettuare una sorta di “prenotazione dell’anticipazione”, dandone comunicazione al Fondo e specificandone la causale. Oltre a ciò verrebbe rilasciata al datore di lavoro una delega alla richiesta dell’anticipazione, da attivarsi solo in caso di mancato pagamento dei ratei del mutuo. Infine, la delega verrebbe accompagnata dall’impegno dell’iscritto a non avvalersi delle anticipazioni se non attraverso la delega stessa, per tutta la durata del mutuo.

In merito, nello specifico, alle anticipazioni per ragioni abitative, ad avviso di codesto Fondo non si avrebbe un’interruzione della connessione funzionale tra l’anticipazione e la finalità per cui la stessa può essere chiesta. Detto nesso funzionale, in base a quanto rappresentato, sarebbe dichiarato ed esplicitato dall’aderente fin dal momento iniziale, individuandosi nella predisposizione di “atti di prenotazione e auto condizionamento da parte dell’iscritto”.

A tale proposito, si ritiene preliminarmente utile evidenziare che l’ordinamento di settore consente in via eccezionale di ottenere la prestazione in modo anticipato rispetto al momento della maturazione dei requisiti pensionistici, essendo la previdenza complementare prioritariamente volta alla generale finalità della costruzione di una rendita pensionistica.

L’istituto delle anticipazioni è, pertanto, finalizzato a contemperare siffatta finalità con specifici interessi ritenuti meritevoli di tutela da parte del Legislatore, alcuni dei quali anche accompagnati da un regime fiscale di favore.

Gli interessi contemplati sono quelli di tipo sanitario e abitativo, mentre la possibilità di accedere all’anticipazione per esigenze personali non ulteriormente qualificate, pur ammessa, è contenuta in una percentuale della posizione individuale sensibilmente più ridotta rispetto alle prime due fattispecie.

In tale quadro, le esigenze abitative sono prese in considerazione dall’art. 11, comma 7, lettera b), del d.lgs. n. 252/2005, in base al quale decorsi otto anni di iscrizione, gli aderenti possono ottenere un’anticipazione della posizione individuale maturata, per un importo non superiore al 75 per cento, per l’acquisto della prima casa di abitazione per sé o per i figli o per la realizzazione di interventi di ristrutturazione, riguardanti la stessa prima casa di abitazione.

Alla luce di tale previsione normativa, la Commissione, nei suoi “Orientamenti in materia di anticipazioni agli iscritti ex art. 11, commi 7, 8 e 9, del decreto legislativo 5 dicembre 2005, n. 252” deliberati il 10 febbraio 2011 e richiamati anche da codesto Fondo, ha precisato che relativamente alle anticipazioni aventi come causale l’acquisto della prima casa di abitazione deve sussistere una stretta connessione tra la domanda di anticipazione e l’acquisto dell’immobile e che tale connessione viene meno quando il decorso del tempo tra l’acquisto dell’immobile e la richiesta di anticipazione sia tale da interrompere ogni collegamento funzionale tra le somme da erogare e l’esigenza tutelata dalla norma.

Quanto all’intervallo temporale tra detti due momenti, la Commissione nei citati Orientamenti ha reputato congruo il termine di diciotto mesi dalla data dell’acquisto, affinché l’anticipazione possa ritenersi effettivamente destinata alla soddisfazione del bisogno “prima casa di abitazione”.

Come sempre precisato negli Orientamenti, le forme pensionistiche possono fissare, nell’ambito della loro autonomia, solo termini più brevi di quello indicato dalla Commissione.

Atteso quanto sopra, l’ipotesi prospettata da codesto Fondo di consentire una “prenotazione dell’anticipazione”, da effettuarsi al momento della concessione del mutuo e da attivarsi concretamente, all’occorrenza, a data indefinita, non appare compatibile con la normativa di settore e con gli Orientamenti della Commissione, giacché di fatto, per l’anticipazione relativa alla causale “acquisto prima casa di abitazione”, aggirerebbe il limite temporale dei diciotto mesi e dunque, sotto un profilo sostanziale, proprio quell’elemento ritenuto necessario per poter effettivamente collegare l’anticipazione della prestazione alla soddisfazione dell’esigenza abitativa.

Premesso che, in linea generale, l’istituto dell’anticipazione ha come riferimento unicamente la posizione dell’iscritto maturata alla data in cui viene posto in essere detto atto e non anche i flussi futuri, si osserva che, nella fattispecie rappresentata, la possibilità di richiedere l’anticipazione anche a distanza significativa di tempo dall’acquisto dell’immobile nei fatti finirebbe per incidere sulla finalità stessa dell’anticipazione.

Tale finalità non sarebbe, in tal modo, più volta all’acquisto dell’immobile, bensì diretta all’estinzione del mutuo o, comunque, al pagamento dei suoi ratei. A questo proposito, tuttavia, si osserva che la normativa di settore (art. 11, comma 7, del d.lgs. n. 252 del 2005) non contempla il diritto degli iscritti di chiedere anticipazioni per l’estinzione di mutui immobiliari o, comunque, per l’assolvimento degli obblighi ad essi connessi e non consente pertanto al Fondo l’erogazione di siffatte prestazioni.

Le considerazioni di cui sopra valgono sia per le anticipazioni chieste direttamente dall’iscritto, sia per le anticipazioni chieste da terzi soggetti sulla base di un’eventuale delega rilasciata dall’iscritto stesso, come nella fattispecie prospettata.

Il Presidente

Febbraio 2013

Oggetto: Quesito in materia di anticipazione per ristrutturazioni

(lettera inviata a un fondo pensione negoziale)

Si fa riferimento alla richiesta del …, con la quale codesto Fondo ha posto un quesito in materia di anticipazione per ristrutturazioni della prima casa di abitazione ex art. 11, comma 7, lett. b), del d. lgs. n. 252 del 2005.

La questione riguarda il caso di un iscritto, occupato in Italia, che ha chiesto di conseguire l’anticipazione per ristrutturazione della prima casa di abitazione di sua proprietà, situata all’estero, presso la quale risiedono il coniuge non legalmente separato e/o i figli.

Nella richiesta di parere vengono richiamati gli “Orientamenti in materia di anticipazioni agli iscritti” approvati dalla Commissione il 10 febbraio 2011 e poste in risalto le considerazioni ivi contenute che sono considerate rilevanti ai fini della disamina dell’istanza di anticipazione formulata dall’iscritto.

In primo luogo sono menzionate le parti degli Orientamenti nelle quali è stato precisato che per “prima casa di abitazione” deve intendersi la casa centro degli interessi dell’iscritto, ovvero di un suo figlio, poiché lo stesso ivi ha o intende trasferire la propria residenza, oppure perché risulta destinata a sua dimora abituale.

Quanto, poi, alla localizzazione dell’immobile, è rilevato che, in merito all’ipotesi di anticipazione per acquisto della prima casa di abitazione, la Commissione ha ritenuto che non costituisca elemento di discrimine la sua ubicazione in Italia o all’estero, non rinvenendosi nella normativa elementi idonei a giustificare una differenziazione di disciplina sulla base di tale profilo.

Relativamente alla fattispecie delle anticipazioni per ristrutturazioni, è infine richiamato il punto degli Orientamenti in cui è precisato che la predetta prestazione può essere conseguita per gli interventi di ristrutturazione sostenuti sia sull’immobile di proprietà dell’iscritto destinato a prima casa di abitazione, sia su quello, avente la medesima destinazione, di proprietà dei figli.

In base alle disposizioni di legge e ai chiarimenti interpretativi formulati dalla Commissione, per fruire dell’anticipazione in caso di ristrutturazioni della prima casa di abitazione, occorre che sussistano entrambi i seguenti presupposti: che l’immobile sia di proprietà dell’iscritto o dei suoi figli e che sia destinato dagli stessi soggetti a loro residenza o dimora abituale.

Quanto a quest’ultimo profilo, si ha presente che, ai sensi dell’art. 43, comma 2, del codice civile, la residenza di una persona è nel luogo in cui la stessa ha la dimora abituale. Nel nostro ordinamento, pertanto, la residenza di una persona è determinata dalla sua abituale e volontaria dimora in un determinato luogo, ossia dall’elemento obiettivo della permanenza in quel luogo, e dall’elemento soggettivo dell’intenzione di abitarvi stabilmente, rilevata dalle consuetudini di vita e dallo svolgimento delle normali relazioni sociali.

Come chiarito dalla giurisprudenza, i concetti di residenza e di dimora abituale descrivono uno stato di fatto. Da ciò deriva l’ulteriore conseguenza che l’esistenza di un certificato di residenza non è risolutivo per l’individuazione dell’effettivo luogo di abituale dimora, ma assume rilevanza sul piano probatorio.

Pertanto, nel caso in cui l’immobile di proprietà dell’iscritto sia ubicato all’estero e l’aderente svolga attività lavorativa in Italia essendo ivi formalmente residente, è necessario accertare che l’immobile per il quale viene chiesta l’anticipazione, oltre che essere di proprietà dell’iscritto, possa costituire in concreto la dimora abituale dello stesso.

Per l’accertamento di tale condizione non appare però sufficiente la mera compilazione di un’autodichiarazione, come previsto da codesto Fondo. Considerata infatti l’anomalia della situazione di non coincidenza della dimora abituale con le risultanze anagrafiche, grava sull’iscritto l’onere di fornire al Fondo specifici elementi di prova idonei ad attestare la veridicità di quanto dichiarato.

Particolare attenzione dovrà essere pertanto prestata in merito all’acquisizione e valutazione di idonei elementi di prova a supporto delle dichiarazioni rese, rimanendo in capo allo stesso Fondo l’apprezzamento, alla luce degli elementi di riscontro forniti, della congruità e logicità delle dichiarazioni rese circa l’effettiva sussistenza della dimora abituale all’estero. In mancanza di prove concrete, il Fondo dovrà dare prevalenza ai dati anagrafici.

In ogni caso, la dimora abituale all’estero potrà ritenersi senz’altro non ricorrente qualora il luogo dichiarato come dimora abituale non risulti facilmente raggiungibile dal luogo in cui l’iscritto presta la sua attività lavorativa in Italia.

Si fa presente, inoltre, che in base alle vigenti disposizioni (art. 7, comma 3, del DPR 30 maggio 1989 n. 223) i cittadini extracomunitari iscritti nell’anagrafe della popolazione in Italia hanno l’obbligo di rinnovare la dichiarazione di dimora abituale nel comune entro 60 giorni dal rinnovo del permesso o della carta di soggiorno. Gli stessi quindi non possono far valere, ai fini delle anticipazioni per ristrutturazioni, la sussistenza della dimora abituale all’estero.

Infine, si ritiene utile rammentare la sussistenza dell’obbligo di verificare, in conformità all’art. 11, comma 2, lett. b) del d.lgs. n. 252 del 2005, che i lavori per i quali viene chiesta l’anticipazione rientrino tra quelli di cui all’art. 3, comma 1, lett. a), b), c) e d), del DPR n. 380 del 2001 e siano documentati come previsto dalla normativa stabilita ai sensi dell’art. 1, comma 3 della legge n. 449 del 1997.

Il Presidente

Gennaio 2012

Oggetto: Quesito in materia di anticipazione per l’acquisto di un immobile conferito nel fondo patrimoniale

(lettera inviata ad un fondo pensione preesistente)

Si fa riferimento alla nota del … con la quale codesto Fondo ha chiesto chiarimenti in ordine alla possibilità di concedere un’anticipazione a seguito della costituzione di un fondo patrimoniale tra coniugi.

In particolare, nel caso rappresentato nella nota, il coniuge dell’aderente, titolare unico di un immobile per acquisto fattone in regime di separazione dei beni, intenderebbe conferire l’immobile stesso in un fondo patrimoniale riservandosene l’esclusiva proprietà. A fronte di detta operazione l’aderente ritiene di avere titolo a conseguire un’anticipazione ai sensi dell’art. 11, comma 7, lett. b) del decreto legislativo n. 252 del 2005 per “acquisto della prima casa di abitazione per sé o per i figli”.

Secondo il codice civile (artt. 167 e segg.), il fondo patrimoniale consiste nell’imposizione convenzionale da parte di uno dei coniugi, o di entrambi o di un terzo, di un vincolo in forza del quale determinati beni mobili iscritti nei pubblici registri, o immobili o titoli di credito, sono destinati al soddisfacimento di uno scopo esclusivo individuato nel soddisfacimento dei bisogni della famiglia.

Per quel che concerne la titolarità dei beni, l’art. 168 c.c. dispone che la proprietà dei beni costituenti il fondo patrimoniale spetta a entrambi i coniugi salvo che sia diversamente stabilito nell’atto di destinazione. E’ quindi possibile, ai sensi della predetta normativa, che il coniuge che conferisce l’immobile ne conservi la titolarità esclusiva, come nel caso rappresentato nella nota. In quest’ipotesi, peraltro, l’atto di conferimento non produce alcun effetto traslativo della proprietà in capo all’altro coniuge.

Vi è poi da considerare che, ai sensi dell’art. 171 c.c. , il fondo patrimoniale è destinato ad estinguersi in tutte le ipotesi di annullamento, scioglimento e cessazione degli effetti civili del matrimonio; qualora vi siano figli minori l’estinzione del fondo patrimoniale interviene al momento del raggiungimento della maggiore età dei figli. Sempre in base alla succitata disposizione normativa, il giudice può, in caso di scioglimento del fondo patrimoniale, attribuire ai figli, in godimento o in proprietà, una quota dei beni del fondo patrimoniale.

Ciò premesso, si rileva che il fondo patrimoniale non assicura, in generale, la contitolarità in capo a entrambi i coniugi dell’immobile conferito. Nell’ipotesi in cui l’atto costitutivo del fondo patrimoniale contenga una riserva espressa di titolarità del bene in capo al coniuge che effettua il conferimento, non interviene alcun acquisto del diritto di proprietà in capo all’altro coniuge. Quest’ultimo, pertanto, non può chiedere l’anticipazione per acquisto della prima casa di abitazione.

Come infatti rilevato negli Orientamenti COVIP in materia di anticipazioni del 10 febbraio 2011, la nozione di “acquisto della prima casa di abitazione”, di cui all’art. 11, comma 7, lett. b) del decreto legislativo n. 252 del 2005, è da intendersi riferita al solo acquisto del diritto di proprietà e non anche all’eventuale acquisto di diritti reali su beni altrui.

Il diritto all’anticipazione per acquisto della prima casa di abitazione non sorgerebbe, tuttavia, neppure nel caso in cui il coniuge titolare del bene conferito nel fondo patrimoniale non riservi a sé il diritto di proprietà sullo stesso. L’atto costitutivo del fondo patrimoniale, ancorché traslativo del 50% del diritto di proprietà, avrebbe comunque carattere gratuito, come affermato dalla maggior parte della dottrina e dalla giurisprudenza di legittimità e di merito, e non potrebbe assumere rilievo ai fini del riconoscimento del diritto all’anticipazione.

Negli Orientamenti COVIP in materia di anticipazioni sopra indicati è stato, infatti, chiarito che è da ritenersi escluso il conseguimento dell’anticipazione per acquisti della proprietà di immobili che non comportino oneri a carico dell’iscritto, come nel caso di acquisiti a titolo gratuito. Ciò in quanto la disciplina delle anticipazioni risponde all’esigenza di contemperare l’interesse dell’iscritto ad acquistare la prima casa di abitazione con la generale finalità, cui è preposta la previdenza complementare, di favorire la costruzione di una rendita pensionistica aggiuntiva. La norma che consente di conseguire anticipatamente la prestazione di previdenza complementare trova, quindi, la sua ratio nell’esigenza di concorrere al pagamento del corrispettivo del bene oggetto dell’acquisto.

Infine, si osserva che la costituzione del predetto fondo patrimoniale non fa neanche sorgere un diritto di proprietà sull’immobile conferito in capo ai figli, essendo del tutto eventuale il riconoscimento da parte del giudice della proprietà sul bene ai figli in caso di estinzione del fondo patrimoniale. Detta situazione, quindi, non legittima neppure una richiesta di anticipazione per acquisto della proprietà da parte dei figli.

Da quanto sopra esposto si evince che non può essere riconosciuto, come correttamente ritenuto da codesto Fondo, un diritto all’anticipazione per acquisto della prima casa all’iscritto che si trovi nella situazione rappresentata nella nota.

Il Presidente

Novembre 2010

Oggetto: Quesito in materia di anticipazione per acquisto della prima casa di abitazione

(lettera inviata a un fondo pensione preesistente)

Si fa riferimento alla nota del … con la quale codesto Fondo ha posto alcuni quesiti in materia di anticipazioni per acquisto della prima casa di abitazione.

Con il primo quesito è stato chiesto se sia da ritenersi ammissibile l’erogazione di un’anticipazione in caso di cointestazione di un immobile già intestato in via esclusiva alla persona convivente. In proposito viene precisato che l’acquisito della quota di proprietà dell’immobile da parte dell’iscritto potrebbe avvenire a titolo oneroso, e cioè pagando un corrispettivo, oppure a titolo gratuito, in base a un atto di donazione dell’attuale proprietaria.

In via preliminare si osserva che è da ritenersi ammissibile l’erogazione di un’anticipazione anche in ipotesi di acquisto di una quota di proprietà immobiliare. Un chiarimento in tal senso era stato già fornito negli Orientamenti in materia di anticipazioni agli iscritti, adottati  dalla scrivente Commissione in data 16 settembre 2002, laddove era stata ammessa la possibilità di chiedere un’anticipazione a fronte di un acquisito immobiliare effettuato dal coniuge dell’iscritto in regime di comunione legale dei beni, nel presupposto che gli acquisti effettuati in costanza di matrimonio da uno dei coniugi entrano ex lege nel patrimonio dell’altro nella misura del 50 per cento.

Quanto poi alle modalità di acquisto della proprietà – a titolo oneroso o gratuito – si rileva che la disciplina delle anticipazioni, di cui al d.lgs. n. 252 del 2005, risponde all’esigenza di contemperare l’interesse dell’iscritto ad acquistare la prima casa di abitazione con la generale finalità, cui è preposta la previdenza complementare, di favorire la costruzione di una rendita pensionistica aggiuntiva. La norma che consente di conseguire anticipatamente la prestazione di previdenza complementare trova, quindi, la sua ratio nell’esigenza di concorrere al pagamento del corrispettivo del bene oggetto di acquisto. È dunque da ritenersi escluso che possa conseguirsi un’anticipazione per acquisti della proprietà che non comportano oneri a carico dell’iscritto, come nel caso della donazione. Né può assumere rilievo la circostanza che l’iscritto dichiari di aver provveduto, al momento dell’originario acquisto dell’immobile da parte della convivente, al pagamento del prezzo di compravendita. Si tratta infatti di una circostanza di fatto che non trova rispondenza nell’effettiva intestazione dell’immobile, risultando lo stesso intestato in via esclusiva a persona diversa dai soggetti indicati nell’art. 11, comma 2, lett. b) del d. lgs. n. 252 del 2005 (iscritto stesso o suoi figli).

Pertanto, solo un acquisto a titolo oneroso di una quota immobiliare, intestata all’iscritto o ai figli, potrà essere presa in considerazione quale valida causale ai fini della corresponsione dell’anticipazione, fermo restando che l’anticipazione dovrà essere erogata avendo a riferimento il valore della quota pagata dall’iscritto, risultante dal contratto di compravendita, e non quello dell’intero immobile.

Un ulteriore quesito riguarda i tempi di erogazione dell’anticipazione rispetto alla data di acquisto della proprietà. Sul punto si fa presente che la Commissione negli stessi Orientamenti del 2002 sopra citati si è pronunciata nel senso di ritenere necessaria una stretta connessione tra la domanda di anticipazione e l’acquisto dell’immobile, da escludersi, nel caso di acquisto già avvenuto, quando il decorso del tempo “sia tale da interrompere ogni collegamento funzionale tra le somme da erogare e l’esigenza tutelata dalla norma.” Nel caso di specie, tale nesso di causalità andrà valutato tenendo presente il momento dell’acquisto della quota di proprietà da parte dell’iscritto, e non già quello dell’acquisto effettuato dalla persona convivente.

Si osserva infine che le precisazioni sopra riportate, circa l’anticipazione per acquisto di una quota della proprietà immobiliare, valgono esclusivamente in presenza anche degli altri requisiti previsti dall’art. 11, comma 7, lett. b) del d. lgs. n. 252 del 2005: è quindi necessario che l’immobile costituisca prima casa di abitazione e che sia destinato a residenza o dimora abituale dell’aderente o dei suoi figli. In proposito si osserva che, stante quanto rappresentato da codesto Fondo, l’iscritto risulterebbe già proprietario di un immobile e quindi il requisito “prima casa di abitazione” sembrerebbe, al momento, non sussistente.

Il Presidente

Settembre 2010
Oggetto: Quesito in materia di anticipazioni per acquisto della prima casa di abitazione.
(lettera inviata ad un fondo pensione negoziale)
Si fa riferimento alla nota del …….. u.s. con la quale codesto Fondo ha chiesto un parere in merito alla possibilità di erogare un’anticipazione per l’acquisto della nuda proprietà di un immobile oppure del godimento di diritti reali minori su beni immobili quali, ad esempio, l’usufrutto.
Con riferimento alla prima questione codesto Fondo fa presente di aver ricevuto una richiesta di anticipazione da parte di un iscritto il quale ha precisato di aver acquistato la nuda proprietà su di un immobile e di avervi posto la propria residenza.
In merito alla possibilità di conseguire l’anticipazione in caso di acquisto della nuda proprietà, si rileva che l’art. 11, comma 7, lett. b), del d.lgs. n. 252 del 2005 consente agli aderenti alle forme pensionistiche complementari di chiedere un’anticipazione della posizione individuale per “l’acquisto della prima casa di abitazione, per sé o per i figli”. La previsione di legge prevede quindi che l’immobile acquistato debba essere prima casa e destinato ad abitazione dell’iscritto o dei suoi figli.
Quanto alla definizione della nozione di prima casa di abitazione, di recente la COVIP, nella risposta a un quesito posto da un fondo pensione preesistente, ha avuto modo di precisare che, “per prima casa di abitazione si deve intendere la casa destinata a residenza o a dimora abituale, cioè alla casa centro degli interessi dell’iscritto (…) potendo l’anticipazione essere erogata solo ove, sulla base della documentazione acquisita dal fondo pensione, l’immobile risulti destinato a prima casa di abitazione dell’iscritto ovvero di un suo figlio, poiché lo stesso ivi ha o intende trasferire la sua residenza, oppure poiché la stessa risulta destinata a sua dimora abituale”.
Con riguardo al caso rappresentato, si fa presente che l’acquisto della nuda proprietà non comporta, di norma, in capo all’acquirente la titolarità del diritto di godere dell’immobile acquistato e quindi l’acquisto della nuda proprietà non può dare titolo al conseguimento dell’anticipazione.
Nel contempo non può escludersi che, in casi particolari, le parti nell’esercizio della loro autonomia negoziale si accordino in modo da consentire al nudo proprietario di risiedere nell’immobile acquistato, come si rileva nel caso rappresentato. Ne deriva che nel caso in cui l’acquirente della nuda proprietà di un immobile abbia anche ivi stabilito la sua residenza, e tale circostanza sia debitamente documentata, risultano sussistere i requisiti di cui al citato art. 11, comma 7, lett. b) del d. lgs. n.252 del 2005.
Diverso è, invece, il caso dell’acquisto da parte dell’iscritto di diritti reali di godimento sull’immobile diversi dal diritto di proprietà. In proposito, si ritiene che la nozione di “acquisto della prima casa di abitazione” comprenda solo l’ipotesi di acquisto del diritto di proprietà e non anche di diritti reali di godimento su beni altrui, quali l’usufrutto, che presentano rispetto alla proprietà carattere parziale.
Il Presidente
Settembre 2010
Oggetto: Quesito in materia di anticipazioni per acquisto della prima casa di abitazione.
(lettera inviata ad un fondo pensione negoziale)
Si fa riferimento alla nota del …….. u.s. con la quale codesto Fondo ha chiesto un parere in merito alla possibilità di erogare un’anticipazione per l’acquisto della nuda proprietà di un immobile oppure del godimento di diritti reali minori su beni immobili quali, ad esempio, l’usufrutto.
Con riferimento alla prima questione codesto Fondo fa presente di aver ricevuto una richiesta di anticipazione da parte di un iscritto il quale ha precisato di aver acquistato la nuda proprietà su di un immobile e di avervi posto la propria residenza.
In merito alla possibilità di conseguire l’anticipazione in caso di acquisto della nuda proprietà, si rileva che l’art. 11, comma 7, lett. b), del d.lgs. n. 252 del 2005 consente agli aderenti alle forme pensionistiche complementari di chiedere un’anticipazione della posizione individuale per “l’acquisto della prima casa di abitazione, per sé o per i figli”. La previsione di legge prevede quindi che l’immobile acquistato debba essere prima casa e destinato ad abitazione dell’iscritto o dei suoi figli.
Quanto alla definizione della nozione di prima casa di abitazione, di recente la COVIP, nella risposta a un quesito posto da un fondo pensione preesistente, ha avuto modo di precisare che, “per prima casa di abitazione si deve intendere la casa destinata a residenza o a dimora abituale, cioè alla casa centro degli interessi dell’iscritto (…) potendo l’anticipazione essere erogata solo ove, sulla base della documentazione acquisita dal fondo pensione, l’immobile risulti destinato a prima casa di abitazione dell’iscritto ovvero di un suo figlio, poiché lo stesso ivi ha o intende trasferire la sua residenza, oppure poiché la stessa risulta destinata a sua dimora abituale”.
Con riguardo al caso rappresentato, si fa presente che l’acquisto della nuda proprietà non comporta, di norma, in capo all’acquirente la titolarità del diritto di godere dell’immobile acquistato e quindi l’acquisto della nuda proprietà non può dare titolo al conseguimento dell’anticipazione.
Nel contempo non può escludersi che, in casi particolari, le parti nell’esercizio della loro autonomia negoziale si accordino in modo da consentire al nudo proprietario di risiedere nell’immobile acquistato, come si rileva nel caso rappresentato. Ne deriva che nel caso in cui l’acquirente della nuda proprietà di un immobile abbia anche ivi stabilito la sua residenza, e tale circostanza sia debitamente documentata, risultano sussistere i requisiti di cui al citato art. 11, comma 7, lett. b) del d. lgs. n.252 del 2005.
Diverso è, invece, il caso dell’acquisto da parte dell’iscritto di diritti reali di godimento sull’immobile diversi dal diritto di proprietà. In proposito, si ritiene che la nozione di “acquisto della prima casa di abitazione” comprenda solo l’ipotesi di acquisto del diritto di proprietà e non anche di diritti reali di godimento su beni altrui, quali l’usufrutto, che presentano rispetto alla proprietà carattere parziale.
Il Presidente

Maggio 2010
Oggetto: quesito in materia di anticipazione per acquisto prima casa da parte del figlio all’estero

(lettera inviata ad un fondo pensione preesistente)

Si fa riferimento alla nota del… con la quale codesto Fondo ha chiesto un parere in merito alla possibilità di liquidare un’anticipazione per l’acquisto, da parte del figlio di un iscritto, della prima casa di abitazione situata in uno stato estero.

Viene qui in rilievo la previsione contenuta nell’art. 11, comma 7 lett. b) del d.lgs. n.252 del 2005. La norma prevede espressamente che l’anticipazione per l’acquisto della prima casa di abitazione possa essere erogata qualora l’immobile sia acquistato “per sé o per i figli”. La richiesta di anticipazione può, quindi, essere legittimamente presentata da parte dell’aderente sia per l’acquisto della sua prima casa di abitazione sia per quella destinata a prima casa abitazione dei figli.

Al riguardo, si ha presente che, come chiarito dalla giurisprudenza che si è pronunciata sull’analoga previsione contenuta nell’art.2120 cod. civ. , l’estensione dell’applicabilità della norma alla tutela di esigenze di altri soggetti – i figli – è da intendersi possibile non solo se è l’iscritto ad effettuare l’acquisto, ma anche quando l’acquisto sia effettuato da un figlio e la richiesta di anticipazione venga giustificata dalla necessità di quest’ultimo di disporre del relativo importo. In base a detto orientamento giurisprudenziale risulta, pertanto, indifferente che l’immobile venga, a seguito dell’acquisto, intestato all’iscritto ovvero al figlio.

Tenuto conto sempre della giurisprudenza formatasi in materia di anticipazioni del TFR, per “prima casa di abitazione” si deve intendere la casa destinata a residenza o a dimora abituale, cioè alla casa centro degli interessi dell’iscritto o del figlio.

Infine, quanto alla localizzazione dell’immobile, si ritiene che non possa costituire elemento di valutazione l’ubicazione dello stesso in Italia o all’estero, non rinvenendosi nella normativa elementi tali da giustificare una differenziazione di disciplina sulla base di tale profilo. In effetti, l’art. 11, comma 7 lett. b) del d.lgs. n.252 del 2005 non reca alcun parametro che possa indurre a collegare l’anticipazione ai soli acquisti aventi ad oggetto immobili situati in Italia.

A prescindere dal luogo in cui si trova l’immobile, dovrà pertanto valutarsi la destinazione dello stesso, potendo l’anticipazione essere erogata solo ove, sulla base della documentazione acquisita dal fondo pensione, l’immobile risulti destinato a prima casa di abitazione dell’iscritto ovvero di un suo figlio, poiché lo stesso ivi ha o intende trasferire la sua residenza, oppure poiché la stessa risulta destinata a sua dimora abituale.

Il Presidente

Luglio 2009

Oggetto: Quesito in materia di anticipazione per acquisto della prima casa di abitazione

(lettera inviata ad un fondo pensione preesistente)

Si fa riferimento alla nota del ………., con la quale codesto Fondo ha chiesto un parere in merito ad una richiesta di anticipazione sulle prestazioni maturate per acquisto della prima casa di abitazione.

In particolare, si chiede di conoscere se un iscritto, già titolare di un immobile in comproprietà con la moglie, possa ottenere, in caso di separazione ed assegnazione della casa familiare all’altro coniuge, un’anticipazione sulla propria posizione previdenziale per acquisto di una nuova unità immobiliare, anche se, da relativo atto notarile, tale immobile non risulterà beneficiare delle agevolazioni fiscali in materia di acquisto della prima casa.

Come è noto, l’art. 11, comma 7, lett. b), del d.lgs. n. 252/2005 consente agli aderenti alle forme pensionistiche complementari di chiedere un’anticipazione della posizione individuale per “l’acquisto della prima casa di abitazione, per sé o per i figli, documentato con atto notarile”.

Posto che, nel caso prospettato, nulla osterebbe alla richiesta di anticipazione della posizione previdenziale per acquisto della prima casa a favore dei figli, occorre verificare se l’acquisto per sé da parte del coniuge separato, già comproprietario di immobile assegnato in godimento alla moglie, costituisca acquisto della prima casa di abitazione.

A tal fine è opportuno premettere che l’art. 155-quater, primo comma, cod. civ., come formulato a seguito della legge 54/2006, stabilisce che l’assegnazione della casa familiare è attribuita avendo prioritariamente conto dell’interesse dei figli. Inoltre, il giudice tiene conto dell’assegnazione della casa coniugale nella regolamentazione dei rapporti economici tra i genitori, prendendo in considerazione anche il titolo di proprietà dell’immobile oggetto del provvedimento in questione.

Il provvedimento giudiziale, quindi, lungi dal sottrarre il diritto di proprietà, anche pro-quota dell’immobile, al coniuge non assegnatario, risponde ad un interesse prevalente e comune ad entrambi i genitori, cioè la conservazione della dimora familiare, dove verosimilmente i figli hanno vissuto prima della rottura del menage familiare. La portata di tale interesse è, comunque, rimessa alla valutazione del giudice competente a decidere sull’assegnazione della casa coniugale, in base alle risultanze del caso concreto.

A ciò si aggiunga che l’assegnazione della casa coniugale non sottrae la titolarità del diritto di proprietà al coniuge non assegnatario, né sottrae il diritto di godimento in via definitiva, in quanto opera il principio generale di modificabilità in ogni tempo del provvedimento di assegnazione della casa coniugale per fatti sopravvenuti. In definitiva, la natura giuridica e la funzione del provvedimento di assegnazione della casa coniugale confermano la permanenza del diritto di proprietà dell’immobile in capo al coniuge non assegnatario.

Ne deriva che la richiesta di anticipazione per acquisto prima casa per sé, da parte del coniuge già comproprietario di immobile adibito a dimora familiare, assegnato in godimento all’altro coniuge comproprietario, non risulta conforme alla previsione normativa di cui all’art. 11, comma 7, lett. b), del d.lgs. n. 252/2005.

Tale impostazione risulta anche in linea con la disciplina fiscale in materia di agevolazioni prima casa, di cui al D.P.R. n. 131/1986 e successive modificazioni. La richiamata disciplina, infatti, esclude l’agevolazione fiscale per acquisto della prima casa qualora il richiedente sia già titolare, in comunione con il coniuge, del diritto di proprietà di altro immobile.

Il Presidente

Aprile 2009

Oggetto: Quesito posto in materia di anticipazione per acquisto della prima casa di abitazione

(lettera inviata ad un fondo pensione preesistente)

Si fa riferimento alla nota del ……. con la quale codesto Fondo ha posto un quesito in merito ad una richiesta di anticipazione ai sensi dell’articolo 11, comma 7, lett. b), del d.lgs. n. 252/2005.

Il quesito attiene, in particolare, alla legittimità della richiesta di anticipazione per l’acquisto della prima casa di abitazione avente per oggetto l’acquisto della proprietà superficiaria, per la durata di anni novantanove (a decorrere dal …….), di un appartamento posto in un fabbricato realizzato su un terreno inserito in un Piano per l’Edilizia Economica Polare (P.E.E.P.).

Nello specifico, codesto Fondo pensione chiede di conoscere se anche l’acquisto della proprietà superficiaria possa rientrare tra le fattispecie che danno titolo, in base alla normativa di settore della previdenza complementare, a richiedere un’anticipazione della posizione individuale.

Come noto, l’art. 11, comma 7, lett. b), del d.lgs. n. 252/2005, consente agli aderenti alle forme pensionistiche complementari di chiedere un’anticipazione a valere sulla posizione individuale maturata, per l’acquisto della prima casa di abitazione per sé o per i figli.

Occorre, dunque, stabilire se la nozione di “acquisto della prima casa di abitazione” comprenda solo l’ipotesi tradizionale di acquisto della piena proprietà, caratterizzata dall’assenza di limiti temporali e, quindi, dalla perpetuità della relativa appartenenza, ovvero anche la diversa ipotesi di acquisto della proprietà superficiaria.

A tal fine si fa presente che, ai sensi dell’articolo 952, comma 2, cod. civ. , per proprietà superficiaria si intende la proprietà della costruzione già realizzata su un terreno di proprietà di terzi. In tale ipotesi l’acquirente non acquista la piena proprietà dell’immobile, né il mero diritto di superficie, consistente nel diritto di realizzare una costruzione al di sopra o al di sotto del suolo altrui, ma acquista un quid pluris rispetto al diritto di superficie, in quanto, essendo già realizzata la costruzione, egli diviene direttamente proprietario della stessa, pur non essendo proprietario del suolo.

Come rilevato dalla giurisprudenza della Corte di Cassazione, nel caso della proprietà superficiaria si determina una “scissione orizzontale dell’assetto dominicale”, nel senso che il concedente mantiene la proprietà del suolo e l’acquirente acquista solo la proprietà dell’opera sovrastante. La proprietà superficiaria, quindi rappresenta un’eccezione alla regola generale per cui il proprietario del suolo è anche proprietario dell’immobile su di esso costruito.

Si evidenzia, inoltre, che l’articolo 953 cod. civ. , considera compatibile con tale tipologia di proprietà l’apposizione di una scadenza, il cui sopraggiungere segna il passaggio della proprietà del fabbricato al proprietario del suolo, che ricongiunge in capo a sé le posizioni soggettive precedentemente distinte.

L’istituto della proprietà superficiaria, con fissazione di un termine di scadenza, è, in particolare, utilizzato nell’ambito dell’edilizia pubblica e popolare, al fine di consentire la realizzazione di edifici residenziali a basso costo su suolo pubblico. La pubblica amministrazione in luogo di alienare il terreno ai privati, ne concede esclusivamente l’uso in superficie. Questo comporta un abbattimento dei costi, dato che per l’uso del terreno viene devoluto un corrispettivo minore, e quindi consente l’immissione sul mercato di alloggi popolari a basso costo.

Nonostante il suo carattere parziale e temporaneo, la proprietà superficiaria presenta, comunque, la stessa natura giuridica del diritto di proprietà ed è, dunque, assoggettata alla medesima disciplina giuridica. Il titolare di tale diritto è, infatti, proprietario dell’immobile fino alla scadenza.

Con l’avvicinarsi del termine di scadenza, il valore dell’appartamento, normalmente, diminuisce progressivamente e anche il prezzo per l’acquisto del relativo diritto di proprietà superficiaria. Non sempre, però, la proprietà superficiaria viene meno a scadenza, potendosi avere anche il caso in cui il proprietario del suolo ceda prima di tale momento il suo diritto di proprietà al titolare della proprietà superficiaria, così facendogli acquistare la proprietà piena. Tale facoltà è stata, tra l’altro, espressamente prevista dall’articolo 31, comma 45, della legge n. 448/1998 a favore dei Comuni, i quali possono cedere in proprietà le aree comprese nei P.E.E.P. già concesse in diritto di superficie.

Stante quanto sopra e considerata la generica formulazione dell’articolo 11, comma 7, lett. b), del d.lgs. n. 252/2005, si esprime l’avviso che l’anticipazione della posizione individuale della forma pensionistica possa essere riconosciuta a fronte di un acquisto di un immobile a titolo di proprietà superficiaria, a condizione che l’immobile costituisca prima casa di abitazione dell’acquirente o dei figli, e che tale destinazione sia adeguatamente documentata.

Il Presidente

Novembre 2008

Oggetto: Quesito in tema di anticipazioni agli associati che hanno perso i requisiti di partecipazione e che hanno optato per il mantenimento della posizione presso il fondo

(lettera inviata ad un fondo pensione preesistente)

Si fa riferimento alla nota del …….. con la quale codesto Fondo ha posto un quesito in merito alla possibilità di richiedere un’anticipazione da parte di quegli associati che hanno perso i requisiti di partecipazione, avendo lasciato l’azienda, ed hanno optato per il mantenimento della posizione nel Fondo, senza versamento di ulteriori contributi.

In particolare, il Fondo specifica di avere una richiesta in tal senso formulata da un ex dirigente che, avendo maturato le anzianità necessarie, vorrebbe avvalersi dell’anticipo di cui all’art. 11, comma 7, lett. b) del d.lgs. n. 252/2005 (acquisto o ristrutturazione della prima casa di abitazione per sé o per i figli).

Al riguardo, si rileva che l’aderente conserva la qualifica di iscritto ad una forma pensionistica complementare anche se, in caso di perdita dei requisiti di partecipazione, opta per il permanere della sua posizione individuale presso la forma pensionistica complementare; lo stesso può, dunque, esercitare tutte le opzioni previste dalla normativa.

Situazione analoga a quella oggetto del quesito è quella dell’aderente che opta per il mantenimento della posizione individuale in caso di raggiungimento dei requisiti per il pensionamento. Come precisato negli Orientamenti in tema di prestazioni del 30 maggio 2007 e, da ultimo, negli Orientamenti del 6 novembre u.s. in tema di permanenza oltre la maturazione dei requisiti per la prestazione pensionistica complementare, l’aderente resta in ogni caso iscritto alla forma pensionistica e, quindi, può sempre chiedere l’erogazione delle anticipazioni fino al momento di effettiva fruizione delle prestazioni pensionistiche di previdenza complementare, se si trova nelle condizioni di cui all’articolo 11, comma 7 del decreto.

Quanto sopra vale, dunque, sia nel caso in cui l’aderente abbia maturato i requisiti per la prestazione pensionistica complementare di cui all’articolo 11, comma 2 del medesimo decreto, sia nel caso in cui abbia perso i requisiti di partecipazione e abbia titolo per usufruire delle prestazione di cui all’articolo 14, commi 2 o 5 del d.lgs. n. 252/2005.

Nessun rilievo, inoltre, può attribuirsi al fatto che l’aderente non versi ulteriori contributi alla forma pensionistica complementare durante la fase di permanenza presso la stessa. Tale situazione può essere, infatti, paragonata a quella dell’iscritto attivo che sospende temporaneamente la contribuzione ad una forma pensionistica complementare, il quale conserva la titolarità di tutte le prerogative contemplate dalla disciplina della previdenza complementare a favore degli iscritti.

Il Presidente f.f.

Ottobre 2008

Oggetto: Quesito relativo all’erogazione di anticipazioni per ristrutturazioni

(lettera inviata ad un fondo pensione negoziale)

Si fa riferimento alla nota del ………… con la quale è stato chiesto un parere in merito all’art. 11, comma 7, lett. b) del d.lgs. n. 252 del 2005 nella parte in cui disciplina l’erogazione di anticipazioni per la realizzazione di interventi di ristrutturazione, di cui alle lettere a), b), c), e d) del comma 1 dell’articolo 3 del T.U. in materia edilizia, riguardanti la prima casa di abitazione.

Detti interventi, secondo la norma sopra citata, devono essere documentati in conformità a quanto previsto dall’art. 1, comma 3 delle legge 27 dicembre 1997, n. 449. In virtù del richiamo ivi contenuto, la normativa da prendere a riferimento è quella di cui al D.M. 18 febbraio 1998, n. 41, recante le disposizioni di attuazione delle previsioni di cui alla legge n. 449 del 1997 in materia di detrazioni fiscali per le spese di ristrutturazione edilizia. In base alla predetta normativa, per fruire delle detrazioni IRPEF sulle spese di ristrutturazione, i contribuenti sono tenuti ad osservare una serie di adempimenti e a produrre e conservare taluni documenti.

Prima dell’inizio delle opere di ristrutturazione è necessario inviare una comunicazione di inizio lavori al Centro Operativo di Pescara, redatta su apposito modello, ed allegare alla stessa una serie di documenti (tra cui, copia della concessione, dell’autorizzazione o della comunicazione di inizio lavori, se previste dalla legislazione edilizia); in luogo di tutta la predetta documentazione allegata, i contribuenti possono produrre un’autocertificazione, ai sensi del D.P.R. n. 445 del 28 dicembre 2000, attestante il possesso della stessa e la disponibilità ad esibirla se richiesta dagli uffici finanziari. Per alcune tipologie di lavori, deve, inoltre, essere inviata apposita comunicazione all’Azienda sanitaria locale competente per territorio. I contribuenti interessati devono, inoltre, conservare le fatture o le ricevute fiscali relative alle spese per la realizzazione di lavori di ristrutturazione e la ricevuta del bonifico.

Con riferimento alla richiesta avanzata, si conferma in via preliminare quanto già precisato negli Orientamenti del 16 ottobre 2002 in materia di anticipazioni agli iscritti, circa il riconoscimento, in questo ambito, dell’autonomia dei fondi pensione nel definire, secondo il loro prudente apprezzamento, modalità operative atte a garantire la fruibilità del diritto all’anticipazione in un contesto di complessiva coerenza con le indicazioni normative.

Nello specifico, si ritiene, comunque, ammissibile che i fondi pensione prevedano la possibilità di dar corso alla liquidazione delle somme richieste dall’aderente, a titolo di anticipazioni per ristrutturazioni, anche prima dell’inizio dei lavori e dell’effettuazione dei relativi pagamenti, a condizione che sia almeno acquisita la documentazione essenziale al fine di riscontrare l’effettiva volontà di procedere alla realizzazione dei relativi interventi (quale, ad esempio, copia della raccomandata inoltrata al Centro Operativo di Pescara, copia della concessione, autorizzazione o comunicazione di inizio lavori ovvero copia dell’autocertificazione prodotta, nonché copia dei preventivi di spesa).

Resta, in ogni caso, ferma l’esigenza di acquisire successivamente dall’iscritto la documentazione fiscale comprovante la spesa effettivamente sostenuta.

Il Presidente f.f.

1   2   successiva - ultima