Giugno 2017

Oggetto: Quesiti in tema di risoluzione dei contratti inerenti a posizioni nulle o incapienti.

(lettera inviata a una società istitutrice di un fondo pensione aperto)

Si fa riferimento alla nota del …, con la quale codesta Società ha chiesto alla Commissione di esprimere un parere in merito ad alcune soluzioni operative che intenderebbe introdurre al fine di eliminare o, quantomeno ridurre, il fenomeno delle posizioni nulle o pressoché nulle.

In particolare, nella nota viene rappresentata l’intenzione di inserire nell’ambito del modulo di adesione un’apposita previsione in base alla quale il contratto si intende risolto al verificarsi delle seguenti condizioni:

-               laddove l’iscritto non provveda ad effettuare almeno un versamento entro sei mesi dalla sottoscrizione del modulo di adesione;

-               qualora, successivamente al primo versamento, il valore della posizione individuale finisca con il divenire inferiore all’importo annuale delle spese di gestione a seguito della successiva interruzione dei contributi dovuti (di seguito definita “incapiente”).

Nel primo caso codesta Società ipotizza di non inviare alcuna comunicazione all’iscritto, mentre nel secondo caso sarebbe previsto l’invio di un’apposita informativa.

E’ inoltre rappresentata la volontà di estendere tali soluzioni operative anche alle posizioni nulle o pressoché nulle di coloro che risultano già iscritti alla forma pensionistica in oggetto, prevedendo di inviare agli stessi un’apposita comunicazione nella quale verrebbe esplicitato che, qualora l’aderente non provvederà a effettuare un versamento entro 30 giorni, “il contratto si intenderà risolto di diritto senza alcun obbligo di restituzione”.

*  *  *

Con riferimento ai futuri iscritti, non si ravvisano particolari criticità alla introduzione di una clausola risolutiva espressa all’interno del modulo di adesione, che sia funzionale a chiarire a fronte di quali inadempienze può intervenire la risoluzione del rapporto, ben potendo tali inadempienze consistere nel mancato versamento della prima contribuzione, ovvero nel successivo integrale azzeramento della posizione individuale che sia da ricondurre all’applicazione delle spese annuali di gestione amministrativa e all’interruzione del flusso contributivo.

Quanto alla tempistica prefigurata, si ritiene adeguata la previsione che il contratto si risolva qualora la prima contribuzione non intervenga entro il termine dei sei mesi dalla sottoscrizione. Decorso tale termine, infatti, si può ragionevolmente ritenere che l’iscritto non sia più interessato alla costruzione del proprio piano previdenziale non avendo dato avvio al suo finanziamento.

Considerato che è nella fase di adesione che il potenziale aderente deve acquisire la consapevolezza che la scelta di entrare nella previdenza complementare non deve limitarsi alla sottoscrizione ma deve necessariamente concretizzarsi nel finanziamento della posizione previdenziale, si condivide la scelta di introdurre tale previsione nel modulo di adesione. Si reputa tuttavia opportuno che la stessa venga anche riportata nel Regolamento della forma pensionistica e all’interno della Nota informativa, nella Sezione Informazioni chiave per l’aderente.

Si evidenzia inoltre che, stante la previsione di cui all’art. 1456 c.c., la risoluzione non potrà mai operare in via automatica, diversamente da quanto ipotizzato da codesta Società, essendo sempre necessario che il soggetto nel cui interesse è stata pattuita la clausola risolutiva comunichi al soggetto inadempiente l’intenzione di avvalersene.

La clausola risolutiva espressa attribuisce, infatti, il diritto potestativo di ottenere la risoluzione del contratto per l’inadempienza di controparte; affinché intervenga la risoluzione del contratto è quindi necessario esercitare, mediante una manifestazione di volontà recettizia, tale diritto.

Si ritiene altresì percorribile l’ipotesi di risolvere anche le adesioni di coloro che hanno già aderito alla forma pensionistica, in un periodo antecedente all’introduzione nella documentazione contrattuale della predetta clausola risolutiva, laddove si sia in presenza di posizioni nulle. In tali casi risulterà necessario, così come peraltro previsto da codesta Società, trasmettere preventivamente agli iscritti interessati una diffida ad adempiere, che consenta ai medesimi di evitare la risoluzione del contratto qualora effettuino un versamento entro un termine predefinito, termine che tuttavia si ritiene preferibile fissare in non meno di 60 giorni.

Al riguardo si reputa peraltro opportuno che la diffida non intervenga prima del decorso di un congruo periodo di almeno sei mesi a far tempo dalla data di iscrizione, nel caso di posizioni nulle “ab origine”, ovvero dal momento in cui si è verificato l’azzeramento della posizione, nel caso di posizioni per le quali si sia interrotto il flusso contributivo e siano diventate completamente prive di consistenza in conseguenza dell’applicazione delle spese di gestione amministrativa. Solo decorso tale termine la società potrà contattare l’iscritto interessato attraverso la suddetta comunicazione e, qualora lo stesso non provveda al versamento contributivo entro il termine fissato, procedere alla risoluzione del contratto.

Si chiede pertanto di trasmettere alla scrivente la modifica regolamentare, nonché il modulo di adesione e la Sezione della Nota informativa, integrati con la relativa clausola, e la bozza della diffida in parola.

Con riferimento invece all’ipotesi di procedere alla risoluzione anche dei contratti inerenti alle posizioni incapienti, “senza alcun obbligo di restituzione” delle somme residue, si rileva che la questione presenta profili di problematicità che non consentono al momento di accogliere l’iniziativa nei termini prospettati.

Il Presidente

Giugno 2017

Oggetto: Quesito in materia di adesione contrattuale.

(lettera inviata a una fonte istitutiva)

Si fa riferimento al quesito posto da … con nota del …, qui pervenuto in pari data, con il quale è stato chiesto un pronunciamento di questa Commissione in merito alle “condizioni di legittimità” e alle “condizioni operative” di applicazione della previsione, di cui alla lett. m) dell’Accordo sottoscritto il … – fra …, … e le OO.SS. …, …. e …, che ha introdotto il c.d. “contributo contrattuale”.

L’Accordo citato prevede un contributo mensile pari a … euro, interamente a carico del datore di lavoro; detto contributo sarà versato per tutti i lavoratori assunti con contratto a tempo indeterminato, ivi compresi gli apprendisti, e determinerà l’iscrizione automatica al Fondo pensione.

Di seguito si riportano le questioni sottoposte alla Scrivente e le relative risposte.

1. Compatibilità della clausola contrattuale, che introduce il contributo contrattuale, con il principio di libertà e volontarietà dell’adesione alla previdenza complementare.

L’adesione contrattuale deriva da una previsione inserita nel CCNL che introduce a favore di tutti i lavoratori dipendenti del settore di riferimento un contributo mensile, a carico del solo datore di lavoro, da versare al Fondo di previdenza complementare individuato nel contratto stesso.

Conseguentemente, per i lavoratori dipendenti già iscritti al Fondo il contributo contrattuale si aggiunge al contributo posto a carico del datore di lavoro, mentre per i non iscritti questo unico versamento genera l’adesione contrattuale.

E’ importante rilevare che tale previsione della contrattazione collettiva non arreca al lavoratore nessun pregiudizio, facendo sorgere in capo al solo datore di lavoro un obbligo di contribuzione a suo favore, condizionato al versamento a una forma di previdenza complementare. Al lavoratore rimane la piena libertà di incrementare detto flusso con il versamento di contributi a proprio carico, ai quali si accompagnerà il contributo a carico del datore di lavoro, secondo le percentuali fissate dai contratti o accordi collettivi di riferimento, e il versamento del TFR.

Si ritiene pertanto che siffatta pattuizione non contrasti con i principi di libertà e volontarietà, previsti dall’art. 1, comma 2, del D. lgs. n.252/2005 e ribaditi dall’art. 3, comma 3, del medesimo Decreto.

2. Legittimazione delle Parti a determinare il contributo datoriale da destinare alla previdenza complementare per i lavoratori che non aderiscono a ….

Il contributo contrattuale è, come accennato, destinato a previdenza complementare, per scelta delle Parti sociali. Queste, in quanto soggetti legittimati alla contrattazione, hanno quindi titolo a determinare, all’interno dei contratti di riferimento dei diversi settori produttivi, l’entità del “contributo contrattuale” da destinare al Fondo.

3. Posizione dei lavoratori non iscritti a … ma iscritti ad altre forme di previdenza complementare non negoziali.

Per i lavoratori del settore … , a seguito del versamento del contributo contrattuale, si apre una posizione presso il Fondo …

Nel caso in cui gli stessi siano già iscritti al fondo pensione …, detto contributo si aggiungerà a quello già a carico del datore di lavoro e versato a seguito dell’adesione volontaria.

Qualora il lavoratore sia iscritto ad altra forma pensionistica complementare, là dove le Fonti non abbiano disposto la possibilità di destinare il contributo contrattuale ad altra forma pensionistica, si troverà ad avere una doppia posizione, una aperta presso … e l’altra presso il fondo pensione prescelto.

4. Natura e disciplina del rapporto fra fondo pensione e lavoratore non iscritto per il quale l’azienda versa il contributo contrattuale.

Il rapporto fra il lavoratore dipendente e il Fondo … si instaura per effetto dell’applicazione del CCNL. La natura del rapporto è, pertanto, di tipo contrattuale.

Si ritiene tuttavia opportuno che lo Statuto riporti la disciplina del rapporto che si instaura fra lavoratore e Fondo a seguito dell’adesione contrattuale.

In particolare gli articoli dello Statuto del Fondo interessati dalle accennate modifiche sono:

  • art.1 – Denominazione, fonte istitutiva, durata, sede.

Si ritiene necessario indicare in questo articolo la nuova Fonte istitutiva che introduce l’adesione contrattuale;

  • art. 5 – Destinatari.

La platea di riferimento del Fondo andrà ampliata in virtù della nuova categoria di destinatari;

  • art.6 – Scelte di investimento.

In questa sede andrà precisato il comparto destinato ad accogliere i contributi contrattuali che affluiscono al Fondo, sia per i lavoratori già iscritti che per i nuovi aderenti;

  • art.8 – Contribuzione.

Fra le modalità di contribuzione al Fondo andrà indicata anche quella relativa al versamento del contributo contrattuale;

  • art.12 – Trasferimento e riscatto della posizione individuale.

In questo articolo andrà disciplinata, coerentemente con le previsioni della Fonte istitutiva, la destinazione del flusso contributivo contrattuale in caso di trasferimento volontario della posizione individuale;

  • art.33 – Modalità di adesione.

Si chiede di indicare la documentazione informativa che accompagna l’adesione contrattuale.

5. [ omissis]

6. Individuazione dei comparti destinati ad accogliere i contributi contrattuali.

L’individuazione del comparto sul quale destinare il contributo contrattuale dei lavoratori non iscritti al Fondo potrà essere effettuata dal consiglio di amministrazione, ex art.36, comma 2, dello statuto del Fondo, qualora la suddetta destinazione sia indicata nell’accordo contrattuale (“Il Consiglio di amministrazione provvede ad apportare allo Statuto le modifiche che si rendano necessarie a seguito della sopravvenienza di disposizioni normative o della fonte istitutiva, nonché di disposizioni, istruzioni o indicazioni della COVIP.”). La suddetta previsione potrà altresì essere deliberata dall’Assemblea in seduta straordinaria, su proposta del Consiglio di amministrazione del Fondo (modifica dell’art. 6 dello Statuto).

Nell’individuazione del comparto destinato ad accogliere il contributo contrattuale, per i lavoratori non iscritti al Fondo, potrebbe risultare utile prendere in considerazione l’orizzonte temporale di partecipazione alla forma pensionistica complementare.

Per i lavoratori già iscritti al Fondo si ritiene preferibile prevedere che il contributo contrattuale sia destinato al comparto al quale affluiscono gli altri contributi dell’aderente.

***

Si ritiene altresì opportuno fornire le seguenti ulteriori informazioni in relazione alle adesioni contrattuali.

L’introduzione di modalità di adesione contrattuale da parte di fondi pensione negoziali è stata oggetto di modifiche statutarie sottoposte all’approvazione di questa Commissione a partire dal 2015. La complessiva attività di vigilanza svolta sui fondi a seguito dell’ingresso di aderenti contrattuali e le caratteristiche del fenomeno sono state descritte nell’ambito della Relazione annuale per il 2015, capitolo 3 – Fondi pensione negoziali.

Recentemente, il Regolamento sulle modalità di adesione alle forme pensionistiche complementari, adottato con delibera del 29 maggio 2008 e modificato con delibera del 25 maggio 2016, all’art.10, comma 3, ha preso in considerazione la “modalità di adesione prevista dalla contrattazione collettiva” al fine di escluderla dall’applicazione della disciplina dettata, negli artt.7, 8, 9 del citato regolamento, per le adesioni di tipo esplicito, e di individuare diversi e specifici obblighi informativi a carico del fondo.

I diversi obblighi informativi previsti nel citato art. 10 si applicano alle adesioni contrattuali e a quelle raccolte in silenzio-assenso.

In entrambi i casi, il Fondo dovrà comunicare al lavoratore l’avvenuta adesione, informarlo circa la possibilità di attivare altri flussi di contribuzione e rappresentargli la linea di investimento sulla quale andrà automaticamente destinato il contributo contrattuale, nonché le altre scelte di investimento attive presso il fondo. Il Fondo dovrà inoltre trasmettere all’aderente la Sezione I “Informazioni chiave per l’aderente” e la modulistica necessaria per l’attivazione di ulteriori flussi di finanziamento e per l’eventuale modifica della linea di investimento.

Infine, dovranno essere fornite a questa tipologia di aderente le informazioni necessarie per l’acquisizione della Nota informativa, dei documenti statutari e del documento “La mia pensione complementare”, versione standardizzata, nonché di ogni altra informazione utile ad assicurargli una piena conoscenza dei meccanismi di funzionamento del Fondo e dei diritti e degli obblighi connessi all’adesione.

Con riferimento all’attivazione dell’adesione di tipo contrattuale, si segnala da ultimo l’importanza che le Fonti istitutive, prima ancora del Consiglio di amministrazione del Fondo, valutino le iniziative da assumere al fine di raggiungere tutti gli aderenti contrattuali con una campagna informativa tesa a promuovere un’adesione piena alla previdenza complementare. Ciò partendo dalla considerazione che posizioni individuali alimentate con il solo contributo contrattuale rischiano di risultare insufficienti ad assicurare ai lavoratori iscritti una prestazione finale adeguata e comportano, in ogni caso, il sostenimento di oneri di gestione amministrativa.

Nell’ambito delle suddette valutazioni andrà pertanto attentamente considerato l’impatto dei costi amministrativi applicati su posizioni individuali così contenute.

Le suddette valutazioni, unitamente al programma delle iniziative che si intende assumere, potranno essere utilmente trasmesse alla scrivente Commissione già in fase di approvazione delle modifiche statutarie, all’atto della presentazione dell’istanza.

Il Presidente

Febbraio 2014

Oggetto: Quesito sulla raccolta delle adesioni da parte dei Patronati e dei Centri di assistenza fiscale.

(lettera inviata a un fondo pensione negoziale)

Si fa riferimento alla lettera del …, con la quale codesto Fondo ha posto un quesito in merito alla interpretazione dell’art. …, comma …, del proprio Statuto relativo alle modalità di adesione.

La disposizione, su cui verte la questione, prevede che “Le adesioni al Fondo possono essere raccolte nei luoghi di lavoro dei destinatari e presso le sedi del Fondo, presso le sedi delle OO.SS. che hanno sottoscritto le fonti istitutive, nonché presso i luoghi che ospitano momenti istituzionali di attività dei soggetti sottoscrittori o promotori delle fonti istitutive”.

Al riguardo, codesto Fondo chiede di conoscere se, nell’ambito del richiamo alle OO.SS. contenuto nella citata previsione, possano ritenersi inclusi anche i Patronati e i Centri per l’assistenza fiscale (C.A.F.) relativi alle stesse OO.SS. che hanno sottoscritto o promosso il Fondo.

In proposito si fa presente che con il “Regolamento sulle modalità di adesione alle forme pensionistiche complementari”, adottato dalla COVIP con Deliberazione del 29 maggio 2008 in attuazione dell’art. 19, comma 2, lett. g), del d.lgs. n. 252 del 2005, sono state disciplinate le modalità di offerta al pubblico delle forme pensionistiche complementari.

Tale Regolamento, all’art. 8, indica, con riferimento ai fondi pensione negoziali, i luoghi dove è possibile raccogliere le adesioni e i soggetti a ciò abilitati.

In base a detta previsione la raccolta delle adesioni ai fondi pensione negoziali può essere svolta:

a) nelle sedi del fondo, da parte di suoi dipendenti e/o addetti;

b) nelle sedi dei soggetti sottoscrittori delle fonti istitutive, comprese le sedi delle organizzazioni territoriali ad essi aderenti, da parte di loro dipendenti e/o addetti;

c) nei luoghi di lavoro dei destinatari, da parte del datore di lavoro, di suoi dipendenti e/o addetti, ovvero di incaricati del fondo o dei soggetti sottoscrittori delle fonti istitutive;

d) nelle sedi dei patronati a ciò incaricati dal fondo, da parte di loro dipendenti e/o addetti;

e) negli spazi che ospitano momenti istituzionali di attività dei soggetti sottoscrittori delle fonti istitutive e dei patronati di cui alla lettera precedente ovvero attività promozionali del fondo pensione.

In particolare, alla lettera d), è espressamente previsto che la raccolta delle adesioni possa avvenire nelle sedi dei Patronati a ciò incaricati dal Fondo, mentre la successiva lett. e) consente altresì di poter svolgere detta attività “negli spazi che ospitano momenti istituzionali di attività dei soggetti sottoscrittori delle fonti istitutive”.

Si osserva pertanto che il Regolamento enuclea, nelle lettere da a) a d), alcuni luoghi specifici nei quali è possibile raccogliere le adesioni, menzionando espressamente anche i Patronati nell’ambito dei soggetti a ciò abilitati, mentre la successiva lettera e) contiene una norma di chiusura dalla portata assai ampia, funzionale a ricomprendere ogni altro luogo comunque utilizzato dalle fonti istitutive per l’espletamento di propria attività istituzionale ovvero per la promozione del fondo pensione.

Ciò posto, si rileva che rispetto alle più ampie previsioni del Regolamento COVIP sopra riportate, lo Statuto di codesto Fondo non contempla espressamente la possibilità che le adesioni vengano raccolte nelle sedi dei Patronati.

Occorre quindi valutare se i Patronati possano essere ricompresi nell’ambito soggettivo di applicazione della previsione dello Statuto del Fondo, secondo cui le adesioni possono essere raccolte “presso i luoghi che ospitano momenti istituzionali di attività dei soggetti sottoscrittori o promotori delle fonti istitutive”, adottata in conformità all’art. 8, comma 1, lett. e) del Regolamento COVIP, sopra citato, che menziona come luoghi di raccolta delle adesioni “gli spazi che ospitano momenti istituzionali di attività dei soggetti sottoscrittori delle fonti istitutive”.

Si tratta inoltre di verificare se in detta generica previsione, prevista dal Regolamento COVIP alla citata lettera e) e riprodotta all’interno della norma statutaria del Fondo, possano essere altresì ricondotti i Centri per l’assistenza fiscale.

In proposito si rileva che, in base alla disciplina legislativa dei Patronati e dei C.A.F. entrambi gli Istituti possono essere costituiti dalle organizzazioni sindacali. In particolare l’art. 2 della legge n. 152 del 2001 prevede che gli Istituti di patronato e di assistenza sociale possono essere costituiti dalle confederazioni e dalle associazioni nazionali di lavoratori e l’art. 32 del d.lgs. n. 241 del 1997 dispone che i C.A.F. siano istituiti da associazioni sindacali e organizzazioni sindacali.

Sotto il profilo che qui interessa, può quindi osservarsi che le organizzazioni sindacali agiscono nel settore dell’assistenza fiscale per il tramite dei C.A.F., dalle stesse all’uopo istituiti, e in quello dell’assistenza sociale tramite gli Istituti di patronato. L’attività dei Patronati e dei Centri di assistenza fiscale può quindi, in senso lato, essere ricondotta all’attività istituzionale degli stessi sindacati da cui promanano.

Pertanto, in base alla disposizione COVIP sopraindicata – e alla conforme norma statutaria del Fondo – nulla osta a che la raccolta delle adesioni avvenga, oltre che presso i Patronati, anche presso i Centri di assistenza fiscale costituiti da associazioni e organizzazioni sindacali sottoscrittrici o promotrici delle fonti istitutive del Fondo, compatibilmente con la disciplina loro applicabile.

Il Presidente f.f.

Luglio 2013

Oggetto: Quesiti in materia di adesione di alcuni dipendenti pubblici a fondi pensione aperti

(lettera inviata a una società istitutrice di un fondo pensione aperto)

Si fa riferimento alla nota del …, il cui oggetto è stato ulteriormente precisato con successive comunicazioni via e-mail del … e … , con la quale codesta Società ha posto alcuni quesiti in merito all’adesione del personale di Polizia municipale e provinciale a fondi pensione aperti, attraverso la destinazione dei proventi delle sanzioni amministrative pecuniarie per violazioni del Codice della strada, come previsto dall’art. 208 dello stesso Codice.

In sintesi, le richieste formulate attengono alla:

-       possibilità di applicare al personale di Polizia municipale e provinciale che aderisce ai fondi pensione aperti le riduzioni alle spese di partecipazione al Fondo previste dall’art. 8, comma 2, dello Schema di regolamento dei fondi pensione aperti;

-       possibilità di riconoscere a detti aderenti a fondi aperti la facoltà di riscattare la posizione ex art. 14, comma 5, del d.lgs. n. 252 del 2005.

Al riguardo, con nostra nota del … si era rappresentato che, trattandosi di questioni che impattano sull’interpretazione e sulla portata dei CCNL del comparto Regioni-Autonomie locali succedutisi nel tempo e sul loro coordinamento sistematico, era stato chiesto il parere dei soggetti sottoscrittori degli stessi contratti collettivi, estendendo per conoscenza la lettera al Ministero del Lavoro e all’INPS – Gestione ex Inpdap. Si era pertanto fatto riserva di dare riscontro alla richiesta di codesta Società, una volta acquisite le valutazioni dei soggetti interessati.

A tale proposito si fa presente che il Dipartimento della Funzione pubblica con nota del … ha fornito riscontro alla scrivente in materia. Lo stesso ha chiarito che l’istituzione di forme pensionistiche complementari di natura collettiva per i dipendenti pubblici contrattualizzati è rimessa esclusivamente alla contrattazione collettiva nazionale, cui compete anche la definizione delle materie demandate alla contrattazione integrativa; nell’attuale fase transitoria, in attesa di una disciplina contrattuale nazionale che, tra l’altro, meglio specifichi le modalità di devoluzione di dette somme a previdenza complementare, il medesimo Dipartimento ha affermato che è da ritenersi ammissibile che ciascun ente locale determini annualmente il quantum delle risorse destinate alle diverse finalità di cui all’art. 208 C.d.S., ivi comprese quelle assistenziali e previdenziali e che spetti all’Organismo previsto dalla contrattazione collettiva nazionale Regioni-Autonomie locali, costituito a livello di ogni singolo ente in conformità a quanto dettato dall’art. 11 della legge n. 300 del 1970, provvedere invece alla finalizzazione e alla gestione della quota destinata alle predette finalità.

In particolare, l’Organismo, nell’ambito dell’autonomia contrattualmente riconosciuta e dei vincoli di finalizzazione posti dalla norma, può pertanto individuare specifiche finalità di assistenza e previdenza a favore del personale indicato dalla norma e i relativi criteri e requisiti di accesso ai benefici, tra cui anche l’individuazione di forme pensionistiche di previdenza integrativa (fondo pensione chiuso, fondo pensione aperto, piano individuale pensionistico).

Il citato Dipartimento ha inoltre precisato che alla luce degli esiti delle determinazioni che saranno assunte dalla contrattazione collettiva potrà anche essere meglio definita la qualificazione giuridica delle predette risorse.

In attesa, pertanto, degli ulteriori elementi di cui sopra si esprime l’avviso che le adesioni a fondi pensione aperti da parte del personale sopra richiamato e che involgano la destinazione al fondo dei contributi ex art. 208 C.d.S., ancorché effettuate sulla base di convenzionamenti con i relativi enti di appartenenza, debbano essere assimilate alle adesioni individuali.

Stante quanto sopra precisato, consegue che non potranno trovare applicazione le riduzioni alle spese di partecipazione previste dall’art. 8, comma 2, dello Schema di regolamento dei fondi pensione aperti, né la possibilità di riconoscere a detti aderenti a fondi aperti la facoltà di riscattare la posizione ex art. 14, comma 5, del d.lgs. n. 252 del 2005, trattandosi in entrambi i casi di situazioni la cui applicazione è limitata alle adesioni su base collettiva.

Il Presidente f.f.






Maggio 2011

Oggetto: Quesito in materia di utilizzo di un supporto informatico per la distribuzione della documentazione informativa

(lettera inviata ad una società istitutrice di un piano pensionistico individuale)

Si fa riferimento alla comunicazione del ….., con la quale codesta Società ha chiesto alla Commissione di poter utilizzare, in fase di raccolta delle adesioni, una modalità di diffusione della documentazione informativa relativa al PIP in oggetto diversa da quella usualmente seguita, consistente nella consegna in formato cartaceo.

In particolare, la Società intenderebbe mettere a disposizione degli intermediari incaricati del collocamento e consegnare all’aderente che ne faccia esplicita richiesta scritta la suddetta documentazione informativa su supporto informatico (CD o chiavetta di archiviazione di massa USB), fermo restando in ogni caso l’obbligo per il collocatore di tenere a disposizione del potenziale aderente copia cartacea della stessa in sede di presentazione del prodotto.

Al riguardo la medesima Società fa presente che risulterebbero comunque rispettati i principi dettati dall’art. 6 e dall’art. 7 del menzionato Regolamento, rispettivamente in materia di diffusione della nota informativa e di modalità di raccolta delle adesioni, e chiarisce che il modulo di adesione continuerebbe in ogni caso ad essere prodotto in forma cartacea, anche per acquisire la sottoscrizione dell’aderente.

La medesima Società precisa, infine, che il supporto informatico in questione conterrebbe, oltre ai documenti che devono essere obbligatoriamente consegnati all’atto dell’adesione, anche gli ulteriori documenti menzionati nella nota informativa e la cui consegna attualmente avviene solo su richiesta dell’aderente.

Tutto ciò premesso, considerando che l’adesione continuerebbe ad avvenire esclusivamente mediante sottoscrizione del modulo di adesione e che la scelta relativa alla prospettata modalità di acquisizione della documentazione informativa sarebbe rimessa alla volontà espressa dell’aderente, si ritiene di poter accogliere la richiesta rappresentata da codesta Società.

Al fine di garantire una maggiore tutela dell’aderente è necessario, tuttavia, che venga chiaramente rappresentata la duplice opzione di ottenere la documentazione in formato cartaceo ovvero su supporto informatico. Va da sé che la rete di collocamento deve essere messa in grado di soddisfare in ogni momento entrambe le predette richieste.

Si chiede, pertanto, di integrare direttamente il modulo di adesione con un’apposita sezione dedicata alla scelta della modalità con cui ricevere la documentazione informativa, rendendo chiaro, tramite una specifica avvertenza, che la documentazione relativa al fondo è disponibile sul sito web della società e che una copia cartacea può essere richiesta in qualsiasi momento.

Il Presidente

Luglio 2009

Oggetto: Adesioni tacite – richieste di annullamento

(lettera inviata ad un fondo pensione negoziale)

Si fa riferimento alla Vs. nota del ……., con la quale è stato chiesto un parere in merito alla possibilità di operare l’annullamento di adesioni tacite, e la conseguente restituzione del TFR devoluto al Fondo, a fronte di istanze presentate da alcuni datori di lavoro, a seguito dell’avvenuta constatazione di errori materiali verificatisi nella fase di trasmissione dei dati.

In particolare, codesto Fondo ha chiesto di conoscere quali verifiche effettuare al fine di accertare l’attendibilità delle dichiarazioni rese dai datori di lavoro e della documentazione da questi prodotta (moduli TFR1/TFR2). Nella nota sopra indicata sono, inoltre, chieste indicazioni in merito alla quantificazione degli importi da restituire, considerato che il Fondo ha già provveduto ad investire i flussi di TFR che gli sono stati accreditati.

Circa il primo profilo, si condivide innanzitutto l’opportunità, rappresentata nella nota, di non dar corso immediato a tali richieste e di prestare la massima attenzione al fenomeno, sia in termini di qualità delle richieste che in termini di numerosità delle stesse.

Giova, tuttavia, rilevare che il D.M 30 gennaio 2007, recante le procedure di espressione della volontà del lavoratore circa la destinazione del TFR maturando, non prevede meccanismi di attribuzione di data certa alla sottoscrizione dei Moduli TFR1/TFR2, da parte del lavoratore. Ciò rende non agevole l’accertamento a posteriori, da parte del Fondo, della data in cui è stata effettivamente formalizzata la volontà di non aderire a previdenza complementare.

Come noto, ai sensi del sopra citato Decreto, la manifestazione di volontà avviene attraverso la compilazione dell’apposito Modulo, che deve essere messo a disposizione del lavoratore da parte del datore di lavoro nel semestre di riferimento. L’originale del Modulo sottoscritto dal lavoratore è conservato agli atti del datore di lavoro mentre una copia è consegnata al lavoratore, controfirmata dal datore per ricevuta.

Solo la mancata sottoscrizione, nel predetto semestre, della relativa modulistica, dà luogo all’attivazione dell’adesione tacita del lavoratore alla forma pensionistica complementare e la conseguente devoluzione alla stessa dei flussi futuri di TFR. Rispetto a tale procedura, si conviene che può non essere del tutto agevole, da parte della forma pensionistica, distinguere le richieste di annullamento dovute ad effettivi errori materiali del datore di lavoro dalle richieste che trovano fondamento in possibili comportamenti scorretti delle parti.

Un segnale di anomalia potrebbe, ad avviso della scrivente, riscontrarsi nel decorso di un lasso di tempo non brevissimo tra la devoluzione del TFR tacito e la successiva richiesta di annullamento.

Come precisato nelle Direttive COVIP del 28 giugno 2006, le forme pensionistiche destinatarie del TFR tacito sono tenute ad informare prontamente il lavoratore dell’avvenuta adesione dello stesso e a fornirgli tutte le informazioni utili per assicurargli la piena conoscenza delle modalità di funzionamento della forma e dei diritti ed obblighi connessi all’adesione. L’effettuazione tempestiva di tale comunicazione dovrebbe, quindi, favorire l’emersione immediata degli eventuali errori e la conseguente segnalazione degli stessi alla forma pensionistica.

Se è ragionevole attendersi che, in siffatte situazioni, sia il lavoratore stesso a denunciare alla forma pensionistica l’irregolare devoluzione allo stesso del TFR, non si può, peraltro, escludere, in astratto, che la mancanza di una reazione immediata non sia dovuta a mera inerzia del lavoratore.

In ogni caso, si reputa assolutamente necessario che la richiesta di annullamento inoltrata dal datore di lavoro sia accompagnata da una dichiarazione di assenso del lavoratore sottoscritta in originale, da formularsi in calce alla nota del datore ovvero con lettera separata, e che venga prodotta copia del Modulo TFR1/TFR2, firmata dal lavoratore e per ricevuta dal datore e debitamente datata.

Trattandosi, poi, di errore non addebitabile alla forma pensionistica, gli importi da riaccreditare saranno quelli corrispondenti al valore della posizione al primo giorno utile di valorizzazione successivo al ricevimento della richiesta di annullamento completa della suddetta documentazione. In un’ottica di massima trasparenza, si rileva, inoltre, l’opportunità di accompagnare l’operazione di riaccredito con una nota riassuntiva delle variazioni intervenute e delle spese decurtate, da inoltrare al datore di lavoro e al lavoratore per conoscenza.

Infine, nel manifestare preoccupazione per la problematica qui rappresentata, si chiede a codesto Fondo di voler tenere informata la scrivente Commissione sull’entità del fenomeno e sulla tempistica delle relative richieste.

Il Presidente