Aprile 2016

Oggetto: Quesito in materia di riscatto della posizione individuale in caso di morte dell’aderente

(lettera inviata a un fondo pensione preesistente)

Si fa riferimento alla richiesta di parere del …… con la quale codesto Fondo, avente natura di forma pensionistica collettiva a contribuzione definita, ha chiesto chiarimenti in materia di esercizio della facoltà di riscatto della posizione individuale in caso di decesso dell’aderente, prevista dall’art. 14, comma 3, del d.lgs. n. 252 del 2005.

Com’è noto il citato art. 14, comma 3, prevede che in caso di morte dell’aderente prima della maturazione del diritto alla prestazione pensionistica l’intera posizione individuale maturata è riscattata dagli eredi ovvero dai diversi beneficiari dallo stesso designati. In mancanza di tali soggetti, la posizione, limitatamente alle forme pensionistiche complementari individuali, viene devoluta a finalità sociali secondo le modalità stabilite con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, mentre per le forme pensionistiche collettive resta acquisita al fondo pensione.

Con riferimento a detta previsione, codesto Fondo si interroga sulla prassi da porre in essere a fronte del mancato esercizio del diritto di riscatto in parola da parte degli eredi o dei diversi beneficiari designati dall’iscritto e sui termini e sulle modalità di acquisizione, da parte delle forme pensionistiche collettive, delle posizioni degli aderenti.

Preliminarmente si rileva che il diritto di riscatto della posizione individuale da parte degli eredi o dei diversi beneficiari designati, di cui all’art. 14, comma 3, del d.lgs. n. 252 del 2005, è da intendersi soggetto, trattandosi di prestazione da erogarsi in unica soluzione, alla prescrizione ordinaria decennale di cui all’art.2946 c.c. La predetta prescrizione decorre, ai sensi dell’art. 2935 del c.c., dal giorno in cui il diritto può essere fatto valere, ossia dalla data di decesso dell’iscritto.

Secondo il consolidato orientamento della Corte di Cassazione, l’impossibilità di far valere il diritto, che il citato art. 2935 c.c. considera come fatto impeditivo della decorrenza della prescrizione, è solo quella derivante da cause giuridiche che ostacolino l’esercizio del diritto, come l’apposizione di termini o condizioni.

Viceversa, in base a tale orientamento, l’impossibilità di far valere il diritto non comprende anche gli impedimenti soggettivi o gli ostacoli di mero fatto, per i quali il successivo art. 2941 c.c. prevede solo specifiche e tassative ipotesi di sospensione. Tra le cause di sospensione della prescrizione ivi previste non rientra, infatti, l’ignoranza da parte del titolare del fatto generatore del suo diritto, né il dubbio soggettivo sulla esistenza di tale diritto, salvo l’ipotesi di dolo del debitore.

A rigore, dunque, gli eredi o beneficiari designati dagli iscritti, ignari dell’esistenza del loro diritto di credito verso le forme pensionistiche, non potrebbero invocare tale circostanza a giustificazione del mancato esercizio del diritto nei termini, salva l’ipotesi di dolo da parte dei fondi stessi.

Ciò premesso, si richiama l’attenzione di codesto Fondo sull’opportunità che in caso di acquisizione della notizia del decesso dell’iscritto, siano adottati, ove possibile, comportamenti tendenzialmente volti alla salvaguardia dell’utilità altrui, consistenti nell’informare per tempo gli eredi e i beneficiari designati dell’esistenza del credito, avvisandoli del termine di prescrizione del loro diritto.

Più in generale, è buona prassi dotarsi di procedure idonee ad accertare l’esistenza in vita degli iscritti in ordine ai quali non affluiscano versamenti da tempo prolungato, prima della scadenza dei dieci anni dall’ultimo versamento ricevuto. L’iscritto infatti potrebbe aver semplicemente sospeso i versamenti o perso i requisiti di partecipazione, con ciò mantenendo intatte tutte le prerogative nascenti dall’iscrizione.

Da ultimo, si fa presente che l’eventuale acquisizione delle posizioni individuali degli aderenti da parte di codesto Fondo, ai sensi dell’art. 14, comma 3, del d.lgs. n. 252 del 2005, darà luogo ad un accrescimento delle posizioni degli altri iscritti.

Il Presidente f.f.

Ottobre  2009

Oggetto: Premorienza e rinuncia all’eredità.

(lettera inviata ad una società istitutrice di un fondo pensione aperto)

Si fa riferimento alla nota del… con la quale è stato posto un quesito in materia di riscatto per premorienza. Il quesito attiene all’individuazione del soggetto legittimato ad esercitare il diritto di riscatto per premorienza nel caso in cui non sia stato designato un beneficiario e gli eredi abbiano rinunciato all’eredità.

Al riguardo, si rileva che negli Orientamenti COVIP del 14 luglio 2008 è stato, tra l’altro, chiarito che il diritto alla posizione individuale da riscattare, in caso di premorienza, è da intendersi acquisito a titolo proprio (c.d. “iure proprio”) e non già a titolo di successione (c.d. “iure hereditatis”) e che tale qualificazione riguarda tutti coloro che sono legittimati ad esercitare tale diritto, siano essi i soggetti designati che gli eredi dell’iscritto.

Alla luce delle predette considerazioni, si ha che la rinuncia all’eredità non comporta automaticamente la rinuncia all’esercizio della facoltà di riscattare la posizione di previdenza complementare dell’aderente, in quanto la rinuncia attiene unicamente al rapporto di natura successoria determinato dalla morte del de cuius, mentre il diritto al riscatto per premorienza è autonomo e non derivato da quello dell’iscritto.

L’indicazione, contenuta nell’art.14, comma 3 del d.lgs.252/2005, degli eredi quali soggetti legittimati a riscattare la posizione dell’iscritto, in mancanza di designati, non vale, dunque, ad assoggettare il rapporto alle regole della successione ereditaria, atteso che tale norma concreta una mera indicazione del criterio per la individuazione dei beneficiari, i quali sono coloro che rivestono, al momento della morte dell’iscritto, la qualità di chiamati all’eredità, senza che rilevi la (successiva) rinunzia o accettazione dell’eredità da parte degli stessi.

Una conferma indiretta di tale ricostruzione deriva dalla giurisprudenza prevalente in tema di contratto di assicurazione sulla vita con designazione di un terzo beneficiario. In questo caso, al pari del riscatto per premorienza, il beneficiario designato acquista un diritto proprio derivante dal contratto assicurativo. Al riguardo, la giurisprudenza ha chiarito che l’eventuale designazione dei terzi beneficiari con la categoria degli eredi non comporta l’assoggettamento del relativo rapporto giuridico alla disciplina della successione ereditaria, non assumendo così rilievo un’eventuale rinunzia all’eredità.

Stante quanto sopra, si ritiene che il dubbio sollevato…, se cioè l’accettazione dell’eredità sia condizione imprescindibile per l’esercizio del diritto di riscatto da parte dell’avente titolo che non sia il soggetto designato, vada sciolto in senso negativo. La rinuncia all’eredità non preclude l’esercizio del diritto di riscatto per premorienza e, a maggior ragione, tale preclusione non sussiste nel caso di mancata accettazione di eredità, sempre possibile nel termine di prescrizione decennale.

Il Presidente

Giugno 2003

Oggetto: Quesiti relativi alla disciplina applicabile in caso di morte dell’iscritto verificatasi dopo la richiesta della prestazione pensionistica di vecchiaia ed in tema di anticipazione per l’acquisto della prima casa di abitazione.

(lettera inviata ad un fondo pensione preesistente)

Si fa riferimento alle note del …., con le quali si richiedevano dei pareri in merito alle due questioni di cui all’oggetto.

La prima richiesta di parere si riferisce all’individuazione della disciplina da applicare nell’eventualità che un iscritto, avendo maturato i requisiti per il pensionamento di vecchiaia ed avendo, altresì, presentato la relativa domanda di erogazione della prestazione pensionistica, deceda prima che il Fondo termini la relativa attività liquidativa.

Nel caso di specie, prima del decesso, l’iscritto aveva provveduto – cessato il rapporto di lavoro – a sottoscrivere l’opzione per la liquidazione della prestazione in capitale.

Dunque non solo erano maturate le condizioni di accesso alla prestazione pensionistica, ma erano state compiute già tutte le scelte atte a rendere concreto ed attuale il diritto alla prestazione, con individuazione anche delle modalità di erogazione della stessa.

Ciò posto, si ritiene che, nella specifica ipotesi prospettata, la morte sia intervenuta in un momento successivo al perfezionamento della fattispecie previdenziale; di conseguenza, si reputa possa trovare applicazione la normativa civilistica in tema di successione.

La seconda richiesta di parere verte in materia di anticipazione sulla posizione maturata, giustificata dall’esigenza dell’iscritto di acquistare, per sé o per i figli, la prima casa di abitazione.

Nel merito, si richiede se sia legittima la pretesa di codesto Fondo di chiedere all’iscritto il certificato di residenza anagrafica, che attesti che l’avente diritto all’anticipazione – o il figlio dello stesso – risieda effettivamente nella casa acquistata.

La scrivente Commissione, nell’orientamento in materia di anticipazioni agli iscritti, del 16 ottobre 2002, ha già provveduto a fornire – per quanto di propria competenza – indicazioni di ordine generale sul tema, specificando altresì che, nel rispetto del dettato normativo, è rimessa ai fondi pensione la valutazione delle modalità concrete attraverso le quali pervenire alla concessione dell’anticipazione, purché le stesse non rendano, di fatto, difficilmente fruibile il relativo beneficio.

In linea di principio, si ravvisa comunque l’esigenza di sottolineare che può essere considerata favorevolmente l’adozione di criteri atti a consentire una rigorosa valutazione circa l’effettiva destinazione all’acquisto di “prima casa di abitazione” di somme che, in linea generale, sono state accantonate per finalità previdenziali.

Con tale precisazione, la scrivente Commissione ritiene che nel caso prospettato sia possibile rimettere al prudente e rigoroso apprezzamento dei responsabili di codesto Fondo la scelta in merito alla documentazione da produrre a sostegno ed integrazione della richiesta di anticipazione.

Il Presidente

Settembre 2002

Oggetto: Riscatto della posizione individuale in caso di decesso prima del raggiungimento dell’età pensionabile – titolarietà.

(lettera inviata ad un fondo pensione preesistente)

Si fa riferimento alla nota del …, con la quale codesto Fondo ha chiesto un parere in ordine alla legittimità del rinvio, contenuto nell’art. … dello statuto, alla disciplina recata dall’art. 2122 c.c. , ai fini dell’individuazione dei soggetti aventi titolo al riscatto della posizione individuale dell’iscritto, in caso di premorienza dello stesso.

Come noto, l’art. 10, comma 3-ter del decreto lgs. 124/1993, così come modificato dalla l. 335/1995 e dalla l. 144/1999, indica nel coniuge, ovvero nei figli, ovvero nei genitori se viventi e a carico, i soggetti legittimati a riscattare dal fondo pensione la posizione individuale del lavoratore (comprensiva dei contributi del datore e de lavoratore, nonché delle quote di TFR) in caso di decesso prima del raggiungimento dell’età pensionabile. In mancanza di tali soggetti o di diverse disposizioni del lavoratore, la posizione rimane acquisita al fondo pensione.

L’art. 2122 c.c. , avuto sempre riguardo all’ipotesi del decesso del lavoratore in costanza del rapporto di lavoro subordinato, individua invece nel coniuge, nei figli e, se viventi e a carico, nei parenti entro il terzo grado e negli affini entro il secondo grado i soggetti a cui spettano talune attribuzioni patrimoniali connesse al rapporto di lavoro stesso, quali il TFR e l’indennità di mancato preavviso. In mancanza dei soggetti di cui sopra, le indennità spettano agli eventuali eredi testamentari (Corte cost. n. 8/1972) o agli eredi legittimi.

La disciplina di settore della previdenza complementare si differenzia, pertanto, dalla normativa codicistica dettata in materia di TFR (e di indennità di mancato preavviso).

Quanto sopra rilevato, in ordine alla categoria dei soggetti beneficiari, vale, inoltre, anche per il criterio di riparto degli importi tra gli aventi diritto; sotto quest’ultimo profilo, infatti, l’art. 10, comma 3-ter del decreto lgs. 124/1993 predetermina il criterio di ripartizione secondo una rigida graduazione dei beneficiari (l’utilizzo della congiunzione, con valore disgiuntivo, “ovvero” fa sì che la presenza del primo dei soggetti aventi titolo escluda gli altri, e così via), mentre l’art. 2122 c.c. , per converso, pone in astratto tutti i beneficiari sullo stesso piano, prescrivendo, poi, nel concreto, che la ripartizione delle indennità debba essere effettuata, salvo diverso accordo, secondo il bisogno di ciascuno.

Relativamente all’applicazione dell’art. 10, comma 3-ter del decreto lgs. 124/1993 ai fondi pensione preesistenti, è opportuno richiamare le considerazioni già espresse dalla Commissione nel documento approvato il 15 febbraio 2001 e recante “Orientamenti sulla disciplina dei trasferimenti, dei riscatti e delle anticipazioni con riferimento ai fondi pensione preesistenti”.

In tale contesto, la Commissione ha ritenuto, in generale, che le norme contenute nell’art. 10 siano state “dettate espressamente per i nuovi fondi pensione necessariamente caratterizzati dal rispetto dei criteri di corrispettività e informati al principio della capitalizzazione individuale”, fermo restando che le stesse esprimono comunque “dei principi fondamentali dell’ordinamento di settore”.

In particolare, sotto quest’ultimo profilo, è stato rilevato che “le previsioni del comma 3-ter dell’articolo 10 del decreto lgs. 124/1993 esprimano un principio generale volto a prefigurare la necessaria regolamentazione dell’ipotesi in esame” e che pertanto “i fondi preesistenti devono consentire per tali ipotesi, l’esercizio del diritto di riscatto nei termini indicati, prevedendo anche la facoltà del lavoratore di designare, per il caso di mancanza dei soggetti nominati (coniuge, figli, genitori a cario), un diverso beneficiario. In assenza di detti soggetti, la posizione rimarrà acquisita al fondo”.

Con riferimento, poi, alla “possibile peculiarità delle forme preesistenti, rispetto alle ordinarie regole di funzionamento dei fondi di nuova istituzione” ed, in special modo ai “regimi che presentino caratteri solidaristici” è stato ammesso il mantenimento, ove già presenti negli statuti in vigore, di regole statutarie che siano ispirate a criteri di natura tipicamente previdenziale (ad esempio facendo riferimento a pensioni indirette regolate secondo i criteri previsti per il caso di premorienza nel regime AGO). Anche in tali casi sarà tuttavia opportuno avere presenti le categorie di beneficiari indicati nel citato art. 10, comma 3-ter, come possibili destinatari delle facoltà di riscatto in assenza di altri superstiti individuati in base alle previgenti norme statutarie.

Tenuto conto delle considerazioni complessivamente rappresentate nell’orientamento succitato e non ravvisandosi, nel caso di specie, peculiarità tali da giustificare una deroga ai principi dell’ordinamento di settore, si ritiene, pertanto, che debba provvedersi ad adeguare la disciplina statutaria di codesto Fondo alle disposizioni previste dall’art. 10 comma 3-ter.

Il Presidente

Febbraio 2001

Oggetto: Chiarimenti in merito alla disciplina prevista dall’art. 10, comma 3-ter, del d.lgs. n. 124/93) .

(lettera inviata ad un fondo pensione preesistente)

Con nota del … codesto Fondo ha posto all’attenzione della Commissione alcuni quesiti in merito alla disciplina contenuta nell’art. 10, comma 3-ter, del d.lgs. n. 124/93.

In particolare si è chiesto di conoscere se le norme sulla premorienza siano applicabili anche agli iscritti in data anteriore al 28 aprile 1993 (“vecchi iscritti”); inoltre, con riferimento all’interpretazione dell’articolo in oggetto, si è chiesto se gli aventi diritto alla prestazione in esso individuati siano ordinati secondo un criterio preferenziale e se le disposizioni testamentarie dell’iscritto possano essere considerate quali “diverse disposizioni del lavoratore”, in modo da ripartire la posizione tra tutti gli eredi testamentari, anche in presenza dei soggetti indicati nel citato comma 3-ter dell’art. 10.

Riguardo al primo quesito, relativo all’ambito di applicazione del citato art. 10, si reputa utile trasmettere il documento approvato dalla Commissione il 15 febbraio u.s. , che fornisce orientamenti in materia di disciplina dei trasferimenti, riscatti e anticipazioni con riguardo ai fondi preesistenti.

Il citato documento contiene anche indicazioni circa l’applicazione dell’art. 10, comma 3-ter, alle forme pensionistiche preesistenti, che si ritiene possano costituire utile guida nelle valutazioni da compiersi da parte degli organi di codesto Fondo nel definire le regole da applicarsi per il caso di decesso del lavoratore iscritto al fondo prima del conseguimento della prestazione pensionistica.

Con l’occasione si reputa, inoltre, opportuno precisare, in relazione al significato da attribuire alle disposizioni del citato art. 10, comma 3-ter che, quanto agli aventi diritto, la congiunzione “ovvero” tra i beneficiari individuati nell’articolo porta a ritenere che il comma in parola stabilisca un ordine preferenziale tra i soggetti indicati, cosicché la presenza del coniuge superstite esclude il diritto dei figli, quella dei figli in assenza del coniuge esclude il diritto degli ascendenti e così via.

Ciò vale, in ultimo, anche per le “diverse disposizioni del lavoratore iscritto” che rilevano solo in caso di assenza del coniuge, dei figli e dei genitori a carico dell’iscritto e in mancanza delle quali la posizione resta acquisita al fondo pensione.

Il Presidente